Una collezione che è un vero bijoux

Poco più che trentenne, appassionata di marketing e comunicazione, Erika Zacchello vive di colori e immagini, ama la creatività, il vintage e 13 anni fa si è imbattuta nell’amore della sua vita… un bijoux americano in vendita su e-bay. Da quell’incontro casuale è nata una vera e propria passione e oggi Erika ha una collezione molto particolare che qualche tempo fa è stata anche ospitata nelle sale di Palazzo Madama a Torino. Questo è quello che ci ha raccontato di questa sua avventura nel mondo del collezionismo dalla quale, nel frattempo, è nato un libro e un blog: culturadelgioiello.com

Come nasce la tua passione per i bijoux americani?

«La mia collezione di bijoux americani nasce nel maggio del 2003 un po’ per caso, senza la consapevolezza del fatto che avrebbe influenzato molto la mia vita futura. Un giorno, per curiosità, mi iscrivo ad eBay, il portale di aste on-line, e casualmente mi imbatto in un negozio che vende gioielli non preziosi molto particolari, si trattava di bigiotteria americana degli anni ’50. Rimango immediatamente affascinata dalla bellezza artistica, dai motivi originali e dai materiali utilizzati che andavano dalle perle sintetiche ai cristalli colorati, dal metallo nei più diversi colori fino alla plastica. Da quel momento inizio a documentarmi, a fare ricerche e ad acquistare i primi bijoux che attirano la mia attenzione».

Quando hai capito di essere diventata una collezionista?

«Ho capito di essere diventata una collezionista quando ho iniziato a catalogare e a tener traccia dei pezzi che acquistavo. Probabilmente la differenza tra un appassionato ed un collezionista è proprio questa: una volta che ci si innamora di un oggetto si desidera sapere tutto di questo, conservarlo e catalogarlo. Nel 2009 ho vinto il concorso Giovani Collezionisti con la mia collezione di bijoux firmati Sarah Coventry che è rimasta esposta per circa un mese all’interno delle sale del Museo Civico Palazzo Madama di Torino; lo spirito del concorso era proprio quello di scoprire giovani collezionisti che, oltre ad amare gli oggetti delle proprie collezioni, fossero in grado di percepirle come un insieme di oggetti scelti con un gusto personale ed organizzate secondo metodo e senso critico».

Tra i pezzi della tua collezione ce n’è uno a cui sei particolarmente legata? Ti capita mai di indossarli?

«Amo moltissimo gli anelli importanti, i miei preferiti sono quelli firmati Kenneth Jay Lane. Adoro anche le plastiche vintage. Uno dei pezzi a cui sono molto affezionata è una collana dell’inizio del Novecento, realizzata in bachelite e composta da tanti charms a forma di ciliegia».

Ci spieghi cos’è un bijoux e come si impara a distinguere quelli di valore da quelli che non lo sono?

«Un bijoux, per definizione, è un oggetto dal basso valore intrinseco utilizzato per adornare il corpo. Benché — nella maggior parte dei casi — il valore economico possa essere irrilevante, quello simbolico invece non è trascurabile. Nella bigiotteria americana esistono messaggi che passano attraverso simboli più o meno ricorrenti. Ad esempio, i gioielli patriottici degli Anni ’40, spesso di bassa fattura, hanno un ruolo importante nel dichiarare la propria posizione e la vicinanza ai compatrioti che si trovano al fronte durante la Seconda Guerra Mondiale. Come dicevo il valore non è un valore intrinseco ma è più che altro dettato dal mercato. Il valore viene determinato dalla fattura del pezzo, dal suo stato di conservazione, dalla sua rarità e ancora dalla documentazione che esiste a proposito di quel pezzo. Un bijoux presente su cataloghi, locandine pubblicitarie d’epoca, documentazioni di brevetti, ha sicuramente un valore superiore rispetto ad uno che queste caratteristiche non le ha. Un bijoux americano, a seconda delle sue caratteristiche, può costare da pochi euro sino a diverse centinaia».

Dove ami fare i tuoi acquisti e che budget richiede mettere insieme una collezione di bijoux di buon livello?

«I mercatini dell’antiquariato mi hanno sempre attirata moltissimo e ho amato moltissimo quelli d’oltre Oceano nella città di New York. Uno dei miei preferiti è quello di Columbus Street che si svolge il sabato e la domenica nel piazzale di una scuola, proprio dietro al museo di Storia Naturale. Anche la Costa Azzurra può dare buone soddisfazioni ad un collezionista, sarà facile trovare bijoux in avoriolina, bachelite francese e lunghe collane in vetro e resina. Internet comunque rimane sempre un’ottima risorsa soprattutto per chi, come me, colleziona bijoux di una specifica marca (Sarah Coventry). Non è possibile dire quale debba essere il valore di una “buona” collezione perché dipende moto dalla tipologia di bijoux si decide di collezionare».

I collezionismo richiede studio, passione e curiosità… quali sono stati e quali sono i tuoi punti di riferimento culturali

«Ho iniziato leggendo i testi di Maria Teresa Cannizzaro, è stata lei la mia maestra che, per altro, è stata anche mia correttrice alla tesi di laurea, dedicata all’impatto sociale ed economico del bijoux nella società americana ed italiana».

Peraltro alla tua passione per i bijoux americani hai dedicato anche un libro e un blog, ce ne parli?

«Il mio libro è frutto di ricerche effettuate per la tesi di laurea. Nel libro analizzo la relazione tra i bijoux ed il cinema, la moda e la società evidenziando come, attraverso questi piccoli tesori, sia possibile reinterpretare ed analizzare la nostra storia recente. Tra le firme trattate nel libro vi sono Kenneth Jay Lane, Joseff of Hollywood e ovviamente Sarah Coventry. Un capitolo che è stato entusiasmante realizzare è quello dedicato a Casalmaggore, un caso particolare perché è stato nella storia italiana l’unico distretto industriale dedicato alla produzione di bigiotteria».

Che consigli daresti ad un aspirante collezionista di bijoux?

«Collezionate solo quello che vi piace, non pensate al valore economico della vostra collezione. Scegliete in base al vostro gusto un filone da seguire e poi cercate, toccate con mano gli oggetti e leggete perché questo vi permetterà di scoprire ogni giorno qualcosa di nuovo».