#44. — Taxi

La porta della mia cella in infermeria scatta e si apre, la Presidente entra e si avvicina al mio letto, sono seduto con la schiena appoggiata al cuscino appoggiato alla spalliera, io le dico Buongiorno e lei si avvicina e quando le arrivo a tiro mi affibbia uno schiaffo che mi gira la testa dall’altra parte e rinnova il dolore di tutte le botte prese durante il pestaggio. Seguimi, mi dice, e passiamo dalla reception, non ho idea come si chiami questo posto del carcere dove si sono presi le mie cose, e me le ridanno, poi salgo sulla Limousine, Ti porto a casa mia, A fare cosa? Poi te lo dico, anzi, te lo dico, voglio fare l’amore con te, Io non so fare l’amore, Tu non sai fare un sacco di cose, ma le fai bene, probabilmente per questo le fai come vanno fatte, tu non le sai fare ma sai come si fa, stai dietro al metodo, alla sua radice, lo inventi ogni volta ed è quello giusto, Ah, non lo sapevo, Sai che ci hanno chiuso il sito? Mi dispiace, dico, Mah, dice la Presidente battendo una Gauloises senza filtro sul pacchetto azzurro, non fosse che poi c’è stata una specie di insurrezione con assedio delle caserme, questure, prefetture, sede del governo, abitazioni dei ministri e del primo ministro che ha dichiarato il coprifuoco, botte, incendi, distruzione e morte e alla fine il sito è stato aperto, stiamo decuplicando la banda disponibile per rispondere alle richieste di collegamento, E perché mi ha dato uno schiaffo? Perché te lo meritavi.

Sono seduto al centro del divano bianco della Presidente nel salotto del suo attico, all’ingresso mi ha fatto togliere le scarpe, poi mi ha fatto fare una doccia e mi ha dato un accappatoio arancione, ora seduto sul divano in accappatoio ho i piedi appoggiati su un folto tappeto rosso sangue, le pareti sono nere e coperte da enormi tele raffiguranti frattali dai colori accesi, e lei entra nuda, con un bicchiere conico pieno di una cosa che penso sia vino bianco frizzante, o urina gassata, ha una minuta catenina d’oro con in fondo una minuscola medaglietta che le pende sino poco sopra l’ombelico, ha il pube rasato a punto esclamativo, Ti piaccio? Non lo so, lei si muove in diagonale rispetto a me e si va a sedere sulla poltrona bianca e larga che sta alla sinistra del divano dove sto seduto, posa il bicchiere su un tavolino di legno nero che copre l’angolo tra divano e poltrona e mi guarda, Chiudi gli occhi e rilassati, appoggiati allo schienale, Devo togliermi l’accappatoio? Appoggiati allo schienale e rilassati, dice e io mi piego all’indietro fino a infossarmi nel morbido cuscino e poi chiudo gli occhi.

Dal nero dietro alle palpebre vedo arrivare una secchiata di colore blu da destra a sinistra e inizia una musica monocorde che non so se sia del salotto o nella mia testa, Tieni gli occhi chiusi, tengo gli occhi chiusi, lo ha detto con una voce bassa e caldissima, di colpo i palmi delle mani e le piante dei piedi mi bruciano, mi brulicano di formiche che poi mi salgono e mi pizzicano per tutto il corpo, entrano sotto la mia pelle, dentro ai muscoli, i colori cambiano in un caleidoscopio fluido, smetto di pensare e posso solo sentire, tutto aumenta fino a quando il mio corpo non si trasforma in luce piena sopra al divano, mi vedo a occhi chiusi, sparisco completamente nel bianco e ci sono lo stesso, non so quanto dura.

Quando riapro gli occhi la Presidente è in piedi davanti a me vestita con un abito maschile, mi dice che all’ingresso troverò dei vestiti puliti della mia misura e che di sotto troverò un taxi che mi porterà a casa, mi dice che sono stato molto bravo, mi dice che lo vuole rifare, mi dice Ciao, io non dico niente, all’ingresso mi vesto, scendo a piano terra, prendo il taxi che sa già dove portarmi.

Io dimentico tutto, ma non parlo di cose che non mi siano successe veramente.

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