#50. — Formiche

Scendo al piano terra e dalla scala arrivo ai garage, raggiungo il retro dell’edificio e apro la porta fiancheggiata da cassonetti, sporgo la testa, prima guardo a destra, poi torno dentro, sporgo di nuovo la testa e guardo a sinistra, impugno meglio le cinghie dello zaino nella mano destra, poi metto di nuovo fuori la testa e velocemente guardo a destra e a sinistra, non vedo nessuno, esco e mi nascondo dietro a un cassonetto, spio verso la strada fuori dal vicolo, quella davanti al palazzo dove abito, in quello spazio visibile non c’è nessuno, ma ci potrebbe essere un carrarmato appena dietro l’angolo, stringo lo zaino in mano e corro fino allo sbocco del vicolo e guardo in strada, nessuno, questa è un’idea del ████, devo rubare una automobile, ne devo trovare una che so aprire e mettere in moto, il furgone della polizia mi compare in una via laterale, è vuoto e aperto, le chiavi sono nel quadro, penso sia una trappola, salgo e metto in moto, aspetto un attimo che esploda o che mi arrestino entrando da destra e sinistra, ma non succede niente, allora parto, dalla radio arrivano messaggi in codice, ma nessuno pare allarmante, nessuno dice di un 475, passo i posti di blocco e la periferia, da lontano vedo il primo accampamento dell’esercito, da troppo tempo la gente non ha organizzato una rivolta e quelli che ci sono stati mentre ero in carcere sono stati, tutto sommato, dei piccoli disordini, sono stati repressi facilmente, le forze dell’ordine si sentono al sicuro, al punto di lasciare un furgone abbandonato aperto? mi fermo poco distante dall’accampamento, setto il timer dentro allo zaino usando la torcia del telefono, mi avvicino ancora all’accampamento, questa è un’idea del ████, scendo dal furgone, lo abbandono e mi allontano a piedi, dopo un quarto d’ora sento l’eco del botto, mi giro e laggiù vedo le fiamme, vedo subito scattare le fotoelettriche dell’accampamento che saettano nel cielo e tutto intorno, entro in un campo di mais e mi inoltro tra le pannocchie, ho avuta una idea del ████.

L’uomo lavora alla diga sul canale, deve controllare che tutto sia in ordine, le turbine, il flusso dell’acqua, la potenza erogata, la temperatura dei macchinari, io non conosco bene tutti i dettagli, ma anche se li conoscessi li dimenticherei. Ci va ogni mattina presto, ci torna prima di pranzo e dopo pranzo, poi a metà pomeriggio e poi prima di cena, durante la notte l’allarme della centrale è collegato a casa sua e per qualsiasi anomalia scatta e lo avverte, fino a ora è sempre andato tutto bene, la centrale è in funzione da un anno e mezzo, è praticamente nuova di zecca.

Mentre dormo tra le pannocchie il corpo comincia a pungermi, no, non è corretto, mentre dormo tra le pannocchie comincio a sentire punture per tutto il corpo, le sento mentre dormo, ma non diventano un sogno, diventano dormiveglia e poi mi sveglio di colpo e non ci metto molto a capire di essere stato assalito dalle formiche, mi stanno pungendo dappertutto, sulla schiena, dentro ai boxer, davanti e dietro, nell’ombelico, sulle palpebre, dentro alle orecchie, dietro alle orecchie, sulla faccia e sulla testa, sulle caviglie e sui piedi, tra le dita dei piedi, sulle mani, sulle labbra, tentano di entrarmi in bocca quando emetto un urlo che rimane muto per evitare che i soldati mi sentano dall’accampamento, anche se è lontano, non si sa mai, ho paura. Mi percuoto con le mani e mi spazzolo tutto il corpo e la testa, la faccia, poi mi tolgo i vestiti di dosso e rimango nudo, ma ce le ho ancora addosso, saltello e corro in circolo tra le pannocchie, dovrei buttarmi nel canale e il canale non è tanto lontano, al canale ci sono le reti di protezione e sono alte, dai vestiti che tengo in pugno le formiche mi risalgono sul braccio e tornano a pungermi, io accelero il passo e poi comincio a correre, nella sinistra tengo il cellulare, le reti attorno al canale sono alte perché la gente ci si butta per ammazzarsi, sono alte ma ci si buttano lo stesso, l’uomo mi vede mentre tento di arrampicarmi sulla rete e comincia a urlare, io scendo dalla rete e gli dico che sono pieno di formiche, tengo i vestiti arrotolati davanti al pube, le formiche mi camminano sul ████ e me lo mordono, poi anche lo scroto, l’uomo capisce la situazione e mi dice di seguirlo, dentro alla centrale ci sono un bagno e una doccia.

L’uomo mi riconosce e mi abbraccia, mi regala una tuta beige della compagnia elettrica e mi aiuta a lavare le scarpe per togliere le ultime formiche, vedo che l’uomo vorrebbe dirmi qualcosa e io preferisco che non mi dica niente, alla fine lui vuole dirmi talmente tante cose, o così credo, che non mi dice niente, alla fine ho addosso una tuta beige della compagnia elettrica e le mie scarpe senza calzini, l’uomo mi dice di buttare lì a terra, fuori dalla centrale, i vestiti che poi ci pensa lui a disfarsene, io gli chiedo se li possa bruciare, lui mi dice che va bene, io gli chiedo se mi riaccompagna a casa e lui dice di sì.

Quando mi sveglio non so se ho sognato e guardo un attimo il soffitto prima di sentire prurito per tutto il corpo, sono pieno di pomfi rossi, può essere una buona idea per la prossima trasmissione dal sito e-commerce, mentre mi giro di lato e vedo la tuta beige della compagnia elettrica entra XY e mi dice che fuori città, vicino a un accampamento militare, c’è stato un attentato, io continuo a pensare di avere avuto una idea del ████.

Se non facciamo quello che sentiamo fortemente di dover fare ci ammaliamo perché il nostro corpo tenta di dissociarsi dalla nostra mente e di abbandonarla, magari la avverte con disturbi e dolori, quindi dobbiamo cogliere gli avvertimenti e fare quello che sentiamo di dover fare, dico a XY, Sei stato tu? Mi chiede lei di rimando, Stanotte quando mi sono alzata ho trovato il letto vuoto, come mai hai il corpo pieno di punture? Io la guardo e non rispondo, Rimani lì, ho una crema cortisonica, spero ce ne sia abbastanza, servirebbe anche un antistaminico.

Io non dico niente, le dita di XY sopra alle punture, mentre spalmano selettivamente la crema sopra ad ogni pomfo, sono molto piacevoli.

NOTA:
Dopo avere pubblicato questo episodio dovevo uscire per una commissione, che fastidio la genericità di quando uno scrive «per una commissione», e non trovavo le chiavi dell’auto, in realtà chi legge vorrebbe sapere esattamente cosa doveva andare a fare la persona che è uscita per la generica commissione, e dopo avere cercato in tutte le paia di pantaloni che ho usati ultimamente, due, ho pensato che potessi averle lasciate in macchia, e infatti erano lì. Ho lasciato per tutta la notte la macchina aperta con le chiavi nel quadro.

One clap, two clap, three clap, forty?

By clapping more or less, you can signal to us which stories really stand out.