#57.- Tronco

Il punto è che non ho più né il bisogno né la necessità di impressionare nessuno, e da qualche tempo in maniera definitiva, nel senso che me ne frego anche delle brutte figure, o delle figure di █████, ad esempio ora che la festa sta travalicando l’apice della gioia, della palingenesi e della catarsi si sono formati dei capannelli dove una o due persone, entrambe con un bicchiere in mano, dicono cose ad alta voce mentre le altre attorno, sempre con un bicchiere in mano, annuiscono o ridono sguaiatamente, e io non sto in nessuno di quei capannelli, io me ne rimango in disparte e li guardo e poi mi viene sete e al buffet, mentre una biondina ricciolina ordina la cosa arancione io chiedo un’acqua minerale frizzante, lei si gira di scatto e mi guarda come le avessi detto puttana, poi si raddolcisce e Prova questo, non è affatto male, ne ho presi cinque e la mia vita ha preso un corso diverso, dice, Preferisco l’acqua frizzante, Non bevi alcol? No, Come mai? Preferisco rimanere lucido, E non ti annoi? Di solito no e in ogni caso la noia è una sensazione sopravvalutata, o passa da sola o la risolvi e se non la risolvi sei un ██████, e quindi non mi si pone il problema perché penso di non essere un ██████, lei mi guarda un attimo e poi finge uno sbadiglio e dice Dio che noia, ed è questo il punto che dicevo, lei è davvero molto bella, ma non me ne frega niente, quindi le mostro l’espressione che si aspetta, faccio l’allibito, faccio quello che prova vergogna, faccio quello che ci è rimasto male, faccio lo sfigato che non è assieme a nessuno e che nessuno cerca, metto tutte queste cose assieme sopra alla mia faccia e lei sente che davvero la sua vita ha preso una piega diversa, lei sente il potere, e io, con la faccia che simula un cedimento strutturale, dentro di me penso al suo risveglio domani mattina, penso ai momenti in cui cambierebbe la sua vita con la carcassa di un cane morto a lato della carreggiata.

Poi incontro A che tiene una capra al guinzaglio, mi dice che sta bene, che è contenta che io la stia dimenticando, che la nomini sempre meno e che abbia incontrato XY, mi dice che le dispiace che sia in prigione e che mi abbiano condannato a morte, ma che su questo non mi può dire molto, poi si gira e scompare nel latte e io continuo a sorvolare il tracciato di panna.

D’un tratto penso che in fondo ci sia una ghigliottina e che quando mi ci infilerò dentro mi taglierà in sezioni come la risonanza magnetica, ma però sezioni vere, che guardandole puoi contare i cerchi e stabilire gli anni.

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