#59.- Kundalini blast.

Mi accoglie nel suo ufficio bianco, ad un certo punto devo aver preso uno svincolo per trovarmi qui, tanto largo da indurmi in inganno, e lei è vestita di bianco ed è fredda e innaturale, tanto che le sue tonalità escludono la sfumatura azzurra della banchisa e sono solo bianco, lei è ghiaccio secco e ha la brina sulla ███, una ███ secca, e brutte mani nodose, come gli alberi d’inverno, nudi e in coma, a vederla non lo diresti che lei sia una lucertola, ma io lo so che è un piccolo domestico rettile, io l’ho sentita parlare, ed è intelligente e acuta, sa anche cose che non so, e me le lascia imparare, poi altre se le inventa e io le credo, me le bevo, perché a me bere piace e quello in cui credo so che non conta nulla, vorrebbe essere scopata e mi racconta come è stata scopata e come scopando si è anche ferita, forse pensa che mi ecciti, mentre l’unica cosa che mi eccita è il fatto che tutta la sua bellezza mi lasci indifferente, così come non mi eccitano le orchidee, ma le rose sì.

Mentre lei parla fa di tutto per non farmi sentire all’altezza della conversazione e il suo metodo sta nel dire, No, non in questo senso, ogni volta che io ribadisco e cerco di amplificare quei suoi illuminati concetti sui quali mi pareva di essere d’accordo e che invece a suo alludere faccio fatica a comprendere, come si fatica a comprendere la fuffa, stabilisco intanto.

Ho impiegato molto tempo a capire che le donne, in sé, vestite o nude, non hanno proprio niente di eccitante, e mi sono anche chiesto se la mia fosse una omosessualità latente che chiedeva di sbocciare, ma no, le donne non hanno niente di eccitante, di affascinante, le donne non hanno niente di per sé sessuato se non compongono una pasta autonoma che si libera definitivamente del maschio e di lui se ne frega, al punto di non sposare la sua logica per sopraffarlo, al punto di inventare un nuovo puro spirito privo di trinità, o di unità, al punto di essere l’epicentro gaio che fa correre sfrenati i cavalli e le nuvole, al punto di essere prima del vento perché tutto accada.

E poi mi ritrovo sulla strada lattea e capisco ora che sono condannato, vicino alla fine benedico il fatto che l’erezione è un sacro che non si regala. Ma tanto muoio, e questo è bello perché nessuna ci rimarrà male.

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