#78.- La vita umida e scivolosa sotto ai sassi.

Trova il parcheggio transennato e scopre che il motivo sta nel fatto che il ristorante di martedì è chiuso, il parcheggio rispetto al ristorante sta dall’altra parte della strada e la scorsa volta gli avevano bloccato l’auto dentro al parcheggio, avevano messo i lucchetti alle transenne e poi riaperte, a sua richiesta, quando era tornato dalla corsa e gli avevano spiegato che se intendeva lasciare ancora l’auto nel parcheggio riservato del ristorante lo doveva comunicare, non doveva chiedere il permesso, ma semplicemente dire che avrebbe lasciato lì l’automobile per una o due ore, il tempo che impiegava a fare la corsa, così ora parcheggiando proprio davanti al ristorante, nello spazio minimo dove possono sostare al massimo quattro vetture, si premura di suonare per avvertire che lascia lì la macchina, anche se in pratica nulla stavolta la può bloccare, si tratta di una cortesia.

Senza nemmeno che gli venga chiesto Chi è? al citofono il cancelletto si apre e lui entra, gira l’angolo e si trova davanti alla porta d’ingresso che scatta e subito da lì sguiscia fuori un grosso cane nero che abbaiando gli si fa incontro, d’istinto lui porta la mano alla fondina che tiene legata dietro, estrae la pistola e spara al cane, sente un urlo e subito un altro cane, sempre nero ma più piccolo, gli si avventa addosso e lui gli spara e lo stecchisce, contemporaneamente vede il giovane che ha urlato e che è pallido zitto e immobile sulla soglia di casa, lui gli punta la pistola e gli spara in fronte, il giovane scivola all’indietro e lui dopo qualche secondo abbassa la mano che tiene la pistola e ansimando guarda la scena, due cani e un ragazzo morti perché voleva chiedere se poteva lasciare la macchina lì davanti.

La sera chiudevano le transenne del parcheggio riservato perché costeggiando la statale ed essendo molto ampio veniva usato da coppiette, amanti e da camperisti, e la mattina per terra si trovava di tutto, con grande schifo, veramente di tutto.

Lui quando va a correre porta sempre con sé una pistola perché ora viene buio presto e un paio di volte ha fatto brutti incontri, con la pistola si sente al sicuro anche se non sa se è in grado o meno di usarla per sparare a qualcuno.

Adesso gli tremano le mani, anche le ginocchia, e si dirige verso la macchina appena parcheggiata, in quel momento non passa nessuno, da dentro la casa non arriva nessun suono e non si sente nessun movimento, così sale in macchina e torna a casa, sua moglie si stupisce di quel rientro anticipato e lui si scusa dicendo che ha la pancia in subbuglio e infatti si chiude in bagno dove rimane almeno un’ora arrivando ad immaginare che non sia successo nulla, che non ha ucciso nessuno e che non è nemmeno mai uscito di casa.

Il delitto viene indagato e come spesso accade non viene trovato nessun colpevole, ma io so tutto, quell’uomo mi ha raccontato tutto in confessione ed è pentito e sta male, ma non si consegna alla polizia e io non sono un giudice, io sono un prete e lo assolvo.

Lui viene a messa, si siede con la famiglia a metà navata, tutti dentro allo stesso banco sulla destra, lui la moglie il figlio undicenne e la bambina di sei anni, veramente una bella famiglia.

Io so tutto e non posso raccontare nulla a nessuno ed assieme a lui, davanti a me, vedo i ladri impuniti e gli adulteri, e io ho assolto e continuo ad assolvere tutti quanti.

Karim mi ascolta, finisce la birra alzandola in diagonale, poi la posa sul tavolo del camerino e quindi tira una boccata di sigaretta, in quel momento la porta si spalanca ed entra Nadia, io rimango muto, sorpreso e con mille scintille che mi sprizzano dentro al petto, Bellissimo concerto dice lei, a chi è venuta l’idea di usare 51 Volkswagen come strumenti musicali? A me, dico io e lei si avvicina e mi si siede sulle gambe, Io vado a farmi un giro fuori, se avessi saputo che eri un prete non saremmo mai diventati amici, dice Karim e chiude la porta dietro di sé.

Io e Nadia rimaniamo soli, Non gli sono simpatica, dice lei.

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