#8.- Tilaka

A. mi ha convocato per una passeggiata in centro, vuole capire meglio la faccenda della intrusione punitiva del Sacro Mestruo, come insisto a chiamarla. Io non ho molto da dirle, mi chiede se prendo regolarmente le pastiglie che mi prescrivono e le dico di sì, che sto meglio, le dico che ho gli indirizzi di quei due tizi e con una Ovette in un’ora ci si arriva sotto casa, lei mi chiede cosa ci voglio fare, io non lo so ancora, però comprerò un machete, un machete? Per intimorire, dico, Ma non lo usi, No, no, non lo uso, per intimorire, Cazzo, un machete, Sì, ho pensato un machete, dico. Camminiamo e guardandola mi ricordo che A. è molto bella ma mi lascia indifferente, non mi attrae, credo siano le pastiglie, azzerano la libido, A. comincia a dire cose per dissuadermi quando io a metà Via Stella vedo una famiglia di ricchi che sta presidiando il territorio. Il padre ha il viso paonazzo per motivi che non so stabilire, sembra che la sua faccia sia sul punto di esplodere, forse le lampade, forse i superalcolici, un virus tropicale, forse una combo, se ne sta in mezzo alla strada e osserva il Monumento, o sta messo come se lo osservasse. Il figlio ha dei pantaloni attillatissimi fino al cavallo dove si allargano a dismisura come per contenere una stalla, occhiali a specchio cerulei e taglio capelli da fagiano sulla tavola imbandita del Re Sole, mani infilate in tasca. La moglie ha i capelli lunghi e ha almeno quattro vite precedenti, la prima da tossica, salvata in comunità, nelle altre tre vite relazioni con artisti, uno lo ha sposato, ora ha messo la testa a posto, il paonazzo imprende, prima di lui in casa c’era tensione, poi la tensione è rimasta, i ricchi fanno vite tribolate, si macerano tra ripensamenti e sensi di colpa inventati ad hoc, tutti legittimi, sovrapensano, la domanda è: perché se ho tutti questi soldi non sono perfetto? Al centro della fronte le è rimasto un tilaka, chissà se è rimasta incinta a Goa. La figlia è una dea talmente bella che non perdo tempo a guardarla, lei in quell’attimo che la fisso sta messaggiando al cell, talmente strafiga da risultarmi trasparente. Hai capito? mi chiede A. che ha esaurito il tentativo di dissuadermi, Eh? Non la ho ascoltata, dico di sì, Allora ci andiamo? Le chiedo come risposta, Tu non mi ascolti, dice A. Mi sono distratto a guadare i ricchi, dico io, Che ricchi? Là dietro c’erano dei ricchi, mi piace guardare i ricchi, stanno così male, dico io, probabilmente prendono le stesse pastiglie che prendo io, dico. Tu raccogli solo tutti gli assorbenti sporchi, dico ad A. cerca di usare sia gli interni che gli esterni, dico ad A. Okay dice lei, ci vengo giusto per la compagnia, dice A. Sempre meglio che andare al bar, dico io.

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