#90.- Rocambole.

Le guardie sono fuori dalla porta, una per lato, non entrano mai e non mi permettono nemmeno di affacciarmi sul corridoio, i medici entrano a orari fissi, mi lasciano sempre solo e non ho la tv, non mi hanno lasciato un orologio ma calcolo lo scorrere delle ora con i movimenti che sento in corridoio, non ho ore, ho periodi, momenti, accadimenti, il nuovo chip ha rilevato una carenza di potassio e una lieve anemia, mi portano parecchia carne da mangiare e mi danno pasticche di ferro che mi causano mal di stomaco, a loro non importa, dicono che se continua e diventa fastidioso mi integreranno la cura con degli inibitori di pompa protonica, se diventa fastidioso, è già molto fastidioso, ███, mi fanno anche delle iniezioni di roba gialla, non sono dolorose, in ogni caso me le fanno subito dopo pranzo e io ho deciso di scappare di notte.

Per giorni butto cose dalla finestra, soprattutto carta igienica, anche sporca, butto i torsi di mela, Dove sono i torsi? Li ho mangiati, ho fame, mi brucia lo stomaco, mi fa male, Lo dico al Dottor Pazienza, Ecco, lo dica al Dottor Pazienza, Dottor Pazienza, mi ricordo il nome del medico che mi segue, mi metto sempre in piedi sul davanzale per pisciare di sotto, una volta ci ███ ma non succede niente, nessuno sale a controllare o a chiedere nulla, là sotto non passa nessuno.

La parete dell’edificio che vedo fuori dalla finestra non ha finestre ed è regno di muffe e righe nere della pioggia, trascinamenti catramosi dal tetto forse, non lo so, in ogni caso hanno costruito quell’edifico a un metro e mezzo di distanza, in barba a qualsiasi legge, ma ci sarà stato un condono, e in ogni caso là sotto non ci va nessuno, con tutto lo schifo che ci ho gettato qualcuno avrebbe un minimo indagato su cosa stesse succedendo, del perché quel corridoio perennemente in ombra stesse diventando una latrina.

La notte della fuga impiego molto tempo ad alzare la tapparella per non produrre nessun rumore e poi molto tempo ad aprire la finestra, non penso sia facile muoversi fuori sulla parete, tuttavia ci riesco facilmente.

Mi gira la testa, non dovrebbe, non va bene.

Sono sull’albero di ciliegie, il contadino è sotto di me, dice che è stanco delle mie ruberie, dice ruberie, deve essere come minimo diplomato, oppure è uno che legge, mi dice che se scendo non mi fa nulla, ma che devo scendere e che lì non ci devo più tornare, mi dice che le ciliegie sono avvelenate, che non le dovrei mangiare, che sono tra i frutti più avvelenati di tutte le coltivazioni, questo ciliegio su cui sono salito è un vecchio ciliegio, quelli moderni, aggiornati, li tengono più bassi per agevolare la raccolta, ma questo ciliegio è una specie di cimelio di famiglia, il contadino ci giocava da piccolo, questa pianta gli è cara, giura che se scendo non mi farà nulla, dice che non lo dirà nemmeno ai miei dei genitori, ho dei genitori quindi, nel ricordo pare di sì, mio padre che mi drena il naso, sì certo, e mia madre? Ho avuto una madre? Tutti hanno una madre, più o meno, io salto dall’albero, il contadino scatta per prendermi e io corro verso il muro di cinta, faccio un balzo molto alto e mi aggrappo alla sommità, sono agile, ricordo di essere agile, sono sopra al muretto e salto dall’altra parte, sento le urla del contadino, chissà se quel ciliegio stanotte è ancora vivo.

Il problema ora è trovare una finestra aperta, dove non ci sia la tapparella chiusa, il problema è che per quanto agile io possa essere non indosso le scarpe adatte, queste vanno bene per correre, il problema è che forse muoio.

Sul balcone tutte le tapparelle sono alzate, all’interno le luci di cortesia non fanno capire bene se stia passando qualcuno o meno, in ogni caso le porte finestra sono chiuse e non posso entrare, ma di lato c’è una scala metallica che pare arrivare al tetto, per ora non sono precipitato di sotto.

Devo capire come funziona, riesco ad accenderlo, di solito sono bravo con i software, di programmazione non capisco nulla ma i software li intuisco tutti, capisco con che logica sono stati costruiti, la macchina per la risonanza magnetica parte e trovo modo di far scorrere il lettino in automatico e ci salto sopra al volo, tanto non va veloce.

Dentro la techno industriale il chip che mi si rompe dentro la tibia mi procura un dolore feroce, mi mordo la manica, poi la mano, mi sembra che la gamba mi sia esplosa, perdo i sensi nonostante la techno industriale prodotta dalla RMN, faccio un incubo senza cuffie, non ho pensato di metterle, mi stanno fucilando puntandomi contro armi da fuoco di ogni tipo, ci sono anche degli arcieri e dei balestrieri, vogliono essere sicuri che io muoia, tutti i proiettili e di dardi sono diretti alla gamba, il dolore è lancinante, mi sveglio.

Ora il problema è camminare.

Poggio la gamba a terra ed è impossibile, penso dovrei trovare della morfina, ma sicuramente non la tengono in radiologia diagnostica, in ogni caso è troppo complesso, tutto questo piano sino a ora l’ho trovato deserto, ma la morfina è sicuramente sottochiave, e in ogni caso da quando sono uscito dalla finestra tutto quanto è diventato estremamente didascalico, in qualche modo intollerabile, come se di colpo la mia vita fosse diventata normale, insopportabile.

Sto pensando se ci sia qualcuno di cui mi possa fidare, ma il telefono me lo hanno sequestrato assieme all’orologio, ricordo solo l’indirizzo email di Karim che non credo faccia check mail di notte.

Appena mi siedo all’interno dell’abitacolo chiedo a Karim della sua patente, gliela avevano ritirata, dice che con i soldi dei concerti l’ha comperata, è una notte molto didascalica.

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