Case popolari, si rafforzano le azioni di tutela
OLTRE 6MILA FAMIGLIE IN RITARDO CON IL PAGAMENTO DELL’AFFITTO: SOSPESI I PROVVEDIMENTI DI DECADENZA. ACCERTAMENTI MIRATI CON I SERVIZI SOCIALI DEI COMUNI. ASSEGNAZIONI ANCHE ALLE COPPIE UNITE CIVILMENTE
di Elena Correggia

Iritardi nei pagamenti dei canoni dell’affitto delle case popolari hanno assunto le dimensioni di un problema economico e sociale importante, che ha riguardato negli ultimi cinque anni quasi 6.500 famiglie piemontesi.
Per fronteggiare il problema l’Assemblea di Palazzo Lascaris, il 15 marzo, ha approvato a maggioranza la legge “Disposizioni in materia di decadenza dall’assegnazione degli alloggi di edilizia sociale”. Il nuovo testo modifica la precedente legge regionale n. 3/2010, intervenendo sul fenomeno delle decadenze dall’assegnazione di alloggi di edilizia popolare causate dalla morosità colpevole degli assegnatari.
La nuova norma sopprime il termine di tre mesi di morosità previsto per l’avvio della procedura di decadenza, allo scopo di permettere una più attenta valutazione dei singoli casi. Sono sospesi anche i procedimenti in corso affinché i Comuni e gli enti gestori, con una modifica del regolamento attuativo, possano valutare le singole posizioni di morosità prima di pronunciare la decadenza, avviando il procedimento solo nei confronti di quegli assegnatari morosi ritenuti oggettivamente in grado di pagare il canone.
Apertura alle unioni civili
Benché la legge nasca solo per disciplinare le procedure di decadenza, è stata anche l’occasione per uniformare la normativa regionale alle previsioni della legge nazionale n.76/2016. Il provvedimento, anche attraverso emendamenti approvati in Commissione e in Aula e proposti dal gruppo M5s, amplia la definizione del nucleo richiedente l’alloggio estendendolo ai soggetti parte di unioni civili fra persone dello stesso sesso e ai conviventi di fatto. La stessa nuova definizione si applica all’articolo della legge n.3/2010 relativo ai punteggi da attribuire ai richiedenti, a quello sulla successione nella domanda e nell’assegnazione degli alloggi e a quello sulla quota di riserva nei bandi per l’assegnazione degli alloggi.
Su questo punto sono stati esaminati e respinti numerosi emendamenti a prima firma del presidente Fdl Maurizio Marrone, ma anche del presidente Mns Gian Luca Vignale e della capogruppo della Lega Nord Gianna Gancia, che hanno contestato il metodo con il quale la maggioranza ha voluto inserire la tematica dei diritti Lgbt all’interno di quella dell’edilizia sociale.
Riparto del Fondo sociale
Il testo prevede inoltre che i cambi di alloggio possano essere effettuati, oltre che per superare condizioni di sottoutilizzo o sovraffollamento degli alloggi di edilizia sociale nonché di disagi abitativi di carattere sociale, anche per cercare di ridurre la morosità.
Si riconosce in capo alla Giunta regionale la possibilità di avviare una sperimentazione delle modalità di riparto del fondo sociale (utilizzabile per la corresponsione di contributi agli assegnatari che, senza colpa, non sono in grado di provvedere al pagamento del canone di locazione e dei servizi accessori) anche in deroga ai criteri fissati dalla legge n.3/2010, riconoscendo l’obbligo della Giunta di informare sugli esiti della sperimentazione la Commissione consiliare competente. È presente la clausola di neutralità finanziaria in quanto dal provvedimento in questione non derivano oneri aggiuntivi al bilancio regionale: si tratta infatti di una sospensione dei procedimenti di decadenza e non di una sanatoria.
Piani di rientro delle morosità
Le finalità della nuova legge trovano ora attuazione nella modifica del regolamento sulle procedure di assegnazione degli alloggi di edilizia sociale approvata dalla Giunta regionale, con parere favorevole della Commissione Urbanistica del Consiglio regionale.
Le nuove disposizioni introducono una valutazione preventiva delle cause di morosità da parte del Comune, che può coinvolgere in questa fase anche i servizi sociali, in modo da accertare l’effettiva impossibilità del nucleo assegnatario di corrispondere il canone prima di dar corso alla procedura di decadenza. In seguito a questi accertamenti, che devono concludersi entro 60 giorni, se risulta che l’assegnatario è in grado di sanare la morosità pregressa l’ente gestore può concordare con l’assegnatario un piano di rientro sostenibile (anche pluriennale) per sanare i mancati pagamenti e, soltanto se il piano non viene rispettato, il Comune avvia la procedura per la decadenza dell’assegnazione dell’alloggio. n
Nadia Conticelli (Pd)
presidente Commissione Urbanistica
Quali sono le principali finalità a cui rispondono la nuova legge n.2/2017 sulla decadenza dall’assegnazione degli alloggi di edilizia sociale e il successivo regolamento attuativo sul quale la Commissione ha di recente espresso parere favorevole?
Sono seimila le famiglie piemontesi assegnatarie di casa popolare su cui pende a oggi un provvedimento di decadenza per morosità. Un’emergenza nell’emergenza, nonostante l’incremento del Fondo sociale e le buone pratiche messe in atto dalle Atc di concerto con i Comuni. Su 994 procedure di decadenza avviate nell’area torinese dal gennaio 2015 per ben 613 si è arrivati a sottoscrivere un piano di rientro, che ha evitato gli sfratti e l’accumularsi del debito. Per questo la Regione ha deciso di intervenire ridefinendo la norma regionale sulla decadenza per morosità colpevole: tempi certi e competenze ben definite per affrontare le morosità e intervenire con piani di rientro commisurati alle reali capacità economiche del nucleo familiare, distinguendo tra morosità colpevole e incolpevole. Intanto, per consentire di attivare il nuovo iter, le decadenze in atto sono state sospese. Per evitare l’accumularsi di morosità non più sanabili né dai Comuni né dagli stessi assegnatari, che conducono poi inevitabilmente alla decadenza e alla perdita della casa, viene quindi definita una procedura di intervento tra Atc e Comune. Dopo i tre mesi di morosità l’Atc informa il Comune che ha due mesi di tempo per gli accertamenti insieme ai servizi sociali, dopodiché deve seguire l’impegno con un piano di rientro, altrimenti si avvia il procedimento di decadenza, cioè lo sfratto entro novanta giorni.
Quali sono le altre problematiche più urgenti in tema di edilizia sociale sulle quali sta lavorando il Consiglio regionale?
Parallelamente la Commissione ha avviato un gruppo di lavoro per la revisione dei criteri di accesso che mira a un riallineamento dei canoni di affitto con le reali condizioni degli assegnatari, alla revisione della quota minima per la morosità incolpevole, alla semplificazione delle procedure, a uniformare i criteri di accesso all’edilizia popolare con quelli per le misure di sostegno all’affitto e al reddito, all’ampliamento del patrimonio immobiliare dedicato alle fasce deboli. Un lavoro non semplice ma assolutamente necessario per affrontare le due criticità principali: la sproporzione tra la domanda e l’offerta di case popolari, e il panorama sociale molto più variegato di un tempo. Il percorso sarà partecipato con i sindacati inquilini, le tre Atc e l’Anci.
Marco Grimaldi (Sel)
relatore di maggioranza della legge
Qual è il suo giudizio complessivo sulla legge e sul regolamento attuativo su cui si è appena espressa la II Commissione? Danno risposta al problema della morosità?
Il mio giudizio è molto positivo: la legge ha sospeso da subito migliaia di sfratti e ha evitato una vera emergenza sociale. Abbiamo seguito il principio costituzionale di “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.
La normativa precedente, infatti, prevedeva l’avvio del procedimento di decadenza dopo tre mesi di morosità, senza un’attenta valutazione delle cause della morosità. La nuova legge prevede invece un’azione congiunta di Atc e Comune nella valutazione delle singole posizioni di morosità, per procedere solo nei confronti degli assegnatari che sarebbero in grado di pagare il canone e le spese. La legge così sospende i procedimenti di decadenza già avviati e l’esecuzione delle decadenze già pronunciate per una seria rivalutazione e successivamente include la possibilità, per i morosi ritenuti in grado di corrispondere quanto dovuto, di sanare la situazione ed evitare la richiesta di decadenza attraverso un piano di rientro della morosità.
Un altro problema urgente in tema di edilizia sociale è quello dei conguagli delle utenze. Quale soluzione proporrebbe al riguardo?
Recentemente vi sono state proteste e rivendicazioni da parte di alcuni abitanti delle case popolari, che chiedevano una moratoria sui conguagli delle bollette di acqua e luce e sugli sfratti. Come noto, agli inquilini sono pervenuti conguagli cumulativi di più anni fino a somme esageratamente alte e non dettagliate. Se ci sono stati errori, bisogna fare in modo che una commissione avvii una verifica puntuale dei consumi indicati a conguaglio per ciascuna unità abitativa, evitando che la situazione debitoria dei conguagli utenze per anni passati faccia scattare la procedura di decadenza delle assegnazioni degli alloggi di edilizia sociale e sollecitando la sospensione dell’applicazione degli interessi di mora fino al completamento della verifica. E poi, per il futuro, le bollette dovranno contenere il dettaglio dei consumi per ogni singola utenza. Non si può certo pensare che persone già in difficoltà economica debbano pagare cifre così alte tutte assieme.
Maurizio Marrone (Fdl)
relatore di minoranza della legge
Lei ha espresso una forte opposizione in Aula a questa legge. Quali sono, a suo avviso, i limiti del provvedimento?
Un forte limite è stato l’inserimento, completamente fuori luogo, all’interno di una legge relativa all’assegnazione delle case popolari, del tema del riconoscimento delle coppie omosessuali anche nell’assegnazione dei punteggi, con l’effetto di creare un doppione regionale piemontese della legge Cirinnà e mettendo in competizione le coppie omosessuali e le famiglie naturali per l’accesso alle case popolari.
Quali altri interventi auspica, a breve, sul tema dell’edilizia sociale?
Auspico una riforma complessiva della legge n.3/2010 per tutelare i cittadini italiani dalla massa di immigrati e presunti profughi a cui l’attuale norma regionale riconosce ingiustamente un punteggio extra.
Davide Bono (M5s)
relatore di minoranza della legge
Quali ritiene siano gli aspetti più positivi del provvedimento e quali contenuti avrebbe invece voluto diversamente espressi?
Siamo soddisfatti per l’accoglimento della nostra proposta di inserire nella legge n.3/2010 la normativa nazionale sulle unioni civili che specifica la definizione di nucleo richiedente l’assegnazione di casa popolare, estendendolo ai soggetti parte di unioni civili omosessuali e ai conviventi di fatto. Un aspetto negativo riguarda invece la mancanza in legge dell’obbligatorietà alla sottoscrizione di un piano di rientro realmente sostenibile per le morosità, con un semplice rinvio al Regolamento 12-R delle assegnazioni, per prevenire le decadenze.
Quali sono le criticità ancora in atto su cui è necessario intervenire per rendere effettivo in Piemonte il diritto alla casa?
Gli alloggi che possono essere messi a disposizione annualmente continuano a essere di gran lunga inferiori al numero della platea degli “aventi diritto”, compresa una larga fetta di immobili vuoti ma non disponibili, in quanto in attesa di interventi di manutenzione. Non si può inoltre accettare che in Piemonte il diritto di permanenza negli alloggi di edilizia sociale continui a essere legato a un reddito Isee così elevato, pari a 41.611,10 euro (limite anche in caso di successione). Non ci sono più risorse per far fronte a tali parametri, è necessario modificarli, come è necessario richiedere la mobilità interna con cambi alloggio in caso di variazioni consistenti del nucleo originario, ciò renderebbe rifruibile parte del patrimonio sottoutilizzato. Inoltre l’introduzione del requisito di possesso della Carta di soggiorno di lungo periodo per le assegnazioni è, secondo il nostro parere, un buon punto di incontro su due temi più sentiti e critici come diritto alla casa e integrazione.

