Il ‘semaforo antismog’ diventa modello per le Regioni del bacino padano
IL MINISTRO DELL’AMBIENTE HA FIRMATO L’ACCORDO CON PIEMONTE, LOMBARDIA, EMILIA-ROMAGNA E VENETO PER CONTRASTARE L’INQUINAMENTO ATMOSFERICO
di Pasquale De Vita

Limitazioni alla circolazione dei veicoli diesel, ecobonus per la sostituzione di quelli più inquinanti, misure sugli impianti di riscaldamento, promozione delle buone pratiche in agricoltura: sono gli ambiti di intervento su cui si stanno concentrando gli sforzi delle Regioni del bacino padano per combattere l’inquinamento atmosferico e migliorare la qualità dell’aria. Ma anche l’adozione comune di un protocollo antismog che sfrutti l’esperienza del “semaforo” sperimentato in Piemonte, partendo dalle valutazioni fatte sulla sua efficacia.
Il nuovo accordo di programma per l’adozione coordinata e congiunta di misure per il miglioramento della qualità dell’aria nel bacino padano, siglato a Bologna venerdì 9 giugno fra le Regioni Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna, Veneto e il Ministero dell’Ambiente, è la tappa finale di un percorso che ha portato gli enti coinvolti a studiare azioni comuni per combattere lo smog in maniera omogenea e in un’ottica improntata alla condivisione, in un’area di oltre 23 milioni di residenti, il 40% della popolazione italiana.
“Con questo accordo — ha sottolineato il presidente Chiamparino all’atto della firma — prosegue il lavoro di coordinamento interregionale su grandi temi di interesse pubblico. La Regione Piemonte è da tempo attivamente impegnata nel contrasto all’inquinamento anche attraverso progetti capofila, come la tavola semaforica”.
“È un accordo importante, — ha aggiunto il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti — per la prima volta le Regioni del bacino padano hanno concordato azioni omogenee attraverso l’integrazione dei piani per la qualità dell’aria”.
La Pianura padana, per la sua conformazione geografica, è un territorio soggetto in maniera particolare all’azione degli agenti inquinanti. Un bacino con condizioni climatiche omogenee e con una grande concentrazione di attività produttive, traffico veicolare, un’elevata densità demografica e una struttura che favorisce la stagnazione delle sostanze inquinanti, data la scarsa circolazione dei venti. Si registrano, infatti, alti livelli di polveri sottili, biossido di azoto e ozono. Il calo delle emissioni degli ultimi anni non è stato sufficiente a migliorare la situazione, soprattutto per quanto riguarda le polveri sottili (Pm10). Reagire a questo trend si rende obbligatorio anche perché l’Italia è sottoposta a due procedure d’infrazione da parte della Commissione europea per gli sforamenti relativi al Pm10 e al biossido di azoto.
Ecobonus per i veicoli inquinanti
Verrà promossa a livello regionale, mediante la concessione di contributi, la sostituzione dei veicoli più inquinanti soggetti alle limitazioni con mezzi a basso impatto ambientale, come i veicoli elettrici, ibridi elettrico-benzina, monovalenti, metano e gpl, bifuel benzina-metano e benzina-gpl.
Le singole Regioni approveranno i bandi per la concessione degli ecobonus, sostenuti con contributi statali fino a 8 milioni di euro complessivi.
Limitazioni alla circolazione
In base all’accordo, le Regioni si impegnano a prevedere nei piani di qualità dell’aria una limitazione della circolazione dal 1° ottobre al 31 marzo di ogni anno, da applicare entro il 1° ottobre 2018, dal lunedì al venerdì, dalle 8:30 alle 18:30 per le autovetture ed i veicoli commerciali di categoria N1, N2 ed N3 ad alimentazione diesel, e di categoria inferiore o uguale ad Euro 3. La limitazione è estesa alla categoria Euro 4 entro il 1° ottobre 2020 e alla categoria Euro 5 entro il 1° ottobre 2025. La limitazione si applica prioritariamente nelle aree urbane dei Comuni con popolazione superiore a 30.000 abitanti in cui opera un adeguato servizio di trasporto pubblico locale, ricadenti in zone dove si registrano sforamenti del Pm10 o del biossido di azoto.
Misure strutturali
Le Regioni si impegnano a realizzare una serie di interventi a lungo termine. Tra questi: nuove infrastrutture per la distribuzione di carburanti alternativi e per la mobilità ciclo-pedonale nelle aree urbane, una regolamentazione omogenea per l’accesso alle zone a traffico limitato, la promozione del car sharing con auto alimentate con carburanti alternativi e l’uso di fonti rinnovabili diverse dalla combustione delle biomasse.
Impianti di riscaldamento
Sarà vietato installare impianti di riscaldamento alimentati a biomassa con prestazione emissiva inferiore alla classe “3 stelle” — “4 stelle” entro il 2020 — e usare generatori con una classe di prestazione emissiva inferiore a “2 stelle” — “3 stelle” entro il 2020 — mentre sarà reso obbligatorio l’utilizzo di pellet certificati.
Agricoltura
I Piani di qualità dell’aria delle Regioni sosterranno interventi per la riduzione delle emissioni prodotte dalle attività agricole, tra cui la copertura delle vasche di stoccaggio di liquami, una corretta modalità del loro spandimento e dell’applicazione dei fertilizzanti. Sarà definita con il Ministero dell’Ambiente una proposta riguardante i requisiti generali per l’autorizzazione integrata ambientale delle attività di allevamento zootecnico. Questi interventi saranno sostenuti con contributi statali fino a 8 milioni di euro complessivi.
Gli impegni del Ministero
Il Ministero destinerà 16 milioni di euro per la sostituzione dei veicoli inquinanti (8 milioni) e per ridurre le emissioni da attività agricole e zootecniche (8 milioni). Sono al vaglio anche misure sulle tasse automobilistiche, in funzione del potere inquinante del veicolo, utilizzando il criterio del bonus-malus, e misure di carattere legislativo per accelerare nel medio periodo la progressiva diffusione di veicoli a basse o nulle emissioni, in sostituzione delle tecnologie tradizionali come i diesel. Anche il sistema di attivazione delle misure emergenziali sarà uniformato, con un protocollo antismog comune alle quattro regioni e un’unica interfaccia grafica per l’individuazione delle aree interessate.
Il protocollo antismog del Piemonte
Il “semaforo” piemontese, il protocollo che individuava una serie di misure comuni da attuare almeno in tutti i Comuni con popolazione superiore ai 15.000 abitanti e nell’agglomerato urbano di Torino, attivo dal 15 ottobre al 15 aprile, è stato assurto a modello per tutta la Pianura padana. Arpa Piemonte ha realizzato i monitoraggi e le previsioni per rendere operativo il protocollo nel periodo di attivazione.
Il nuovo “semaforo”
L’accordo delle Regioni del bacino padano prevede nuovi criteri per l’individuazione e la gestione della situazione di perdurante accumulo degli inquinanti. Quando lo smog supera i limiti previsti dalla legge, in particolare nel periodo invernale, si prevede l’attivazione di un nuovo semaforo con due livelli di attivazione:
livello arancione — primo livello — che si attiva dopo 4 giorni consecutivi di superamento della soglia limite di 50 microgrammi per metro cubo della concentrazione di Pm10;
livello rosso — secondo livello — che si attiva dopo 10 giorni consecutivi di superamento della soglia limite.
I giorni per la verifica sono fissi e sono il lunedì e il giovedì, e il rientro può avvenire dopo due giorni consecutivi misurati al di sotto dei 50 microgrammi per metro cubo, oppure nel caso in cui le previsioni meteorologiche e di qualità dell’aria prevedano per il giorno in corso ed il giorno successivo condizioni favorevoli alla dispersione degli inquinanti.
Le limitazioni si applicano prioritariamente nelle aree urbane dei Comuni con popolazione superiore a 30.000 abitanti che dispongono di un servizio di trasporto pubblico locale, ricadenti in zone presso le quali risulta superato uno o più dei valori limite del Pm10.
Primo livello: Le misure prevedono l’estensione della limitazione della circolazione a ulteriori categorie di veicoli diesel rispetto a quanto già previsto dal lunedì al venerdì, ovvero alle autovetture fino a diesel Euro 4 e ai veicoli commerciali fino al diesel Euro 3; il divieto di utilizzo di stufe alimentate a biomassa legnosa, in presenza di impianto di riscaldamento alternativo, con prestazioni energetiche ed emissive inferiori alla classe “3 stelle”; il divieto di qualsiasi tipologia di combustione all’aperto, come falò, barbecue e fuochi d’artificio; limite a 19°C, con tolleranza di 2°C, per le temperature medie nelle abitazioni e spazi ed esercizi commerciali; divieto per tutti i veicoli di sostare con il motore acceso; divieto di spandimento dei liquami zootecnici; invito alle amministrazioni ad introdurre agevolazioni tariffarie sui servizi locali di trasporto pubblico; potenziamento dei controlli con particolare riguardo al rispetto delle limitazioni alla circolazione veicolare, di utilizzo degli impianti termici a biomassa legnosa, di combustioni all’aperto e spandimento dei liquami.
Secondo livello. Le misure, aggiuntive rispetto a quelle del primo, prevedono un’ulteriore estensione delle limitazioni per i veicoli commerciali diesel fino all’Euro 4 e il divieto di utilizzo di stufe alimentate a biomassa legnosa, sempre in presenza di impianto di riscaldamento alternativo, con prestazioni energetiche ed emissive inferiori alla classe “4 stelle”.
Anche la comunicazione dei diversi livelli di allerta e delle relative misure troverà modalità comuni per l’informazione ai cittadini, grazie alla collaborazione delle agenzie ambientali regionali. n
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Termovalvole
Dal 30 giugno 2017 non ci sono più proroghe: tutti i piemontesi in casa devono essere provvisti di termovalvole e di contabilizzatori attaccati ai propri termosifoni. L’obbligo di installazione riguarda tutti i condominii con riscaldamento centralizzato, secondo quanto previsto dal Protocollo di Kyoto, il trattato internazionale per la tutela dell’ambiente firmato nel 1997 a cui oggi aderiscono 192 Paesi.
La termovalvola serve a regolare e a contabilizzare il flusso d’acqua in ogni radiatore e tramite una testina termostatica programma una temperatura limite massima oltre la quale il termosifone si spegne.

