L’export come vocazione

NEL 2015 IL VALORE DELLE ESPORTAZIONI PIEMONTESI È STATO DI 45,8 MILIARDI, CON UNA CRESCITA DEL 7% SULL’ANNO PRECEDENTE

di Mara Anastasia e Mirella Calvano

Esportare l’eccellenza nel mondo è la nostra vocazione, che neppure la pesante congiuntura economica degli ultimi anni è riuscita a mettere definitivamente in crisi. Certamente nel periodo più drammatico della recessione, anche l’export piemontese ha subito una battuta d’arresto, con una perdita di quasi il 21% in termini di volume nel biennio 2008–2009. Già nel 2010, tuttavia, le esportazioni avevano recuperato il 13% ed erano proseguite crescendo, sia pure a tassi modesti, fino al 2014. Nel 2015 la ripresa. Secondo un’elaborazione di Unioncamere Piemonte su dati Istat, infatti, lo scorso anno il valore delle esportazioni ha raggiunto i 45,8 miliardi di euro, registrando un incremento del 7% rispetto all’anno precedente. L’aumento realizzato dalle esportazioni regionali è superiore rispetto al dato medio italiano, che si attesta sul 3,8%. Il Piemonte si è così confermato la quarta regione esportatrice, con una quota pari all’11% delle esportazioni complessive nazionali.

“Il 2015 — commenta il presidente di Unioncamere Piemonte Ferruccio Dardanello — si è chiuso con un ottimo risultato per il nostro export, che ancora una volta ci regala performance superiori alla media nazionale, a conferma della vocazione internazionale e della qualità che connota i nostri prodotti in tutti i principali settori, dal tessile all’automotive, dall’alimentare alla meccanica”.

Nel 2015 il trend espansivo dell’export ha coinvolto quasi tutti i principali comparti. Le esportazioni di mezzi di trasporto sono cresciute del 16% rispetto al 2014, incremento sostenuto in maggior misura dagli autoveicoli (+33%) e dagli aeromobili (+23,7%). La componentistica autoveicolare, pur registrando una crescita delle vendite oltre confine (+3,3%), ha manifestato un trend più contenuto. Il settore dei mezzi di trasporto si è confermato, quindi, anche nel 2015, il primo comparto per rilevanza rivestita sul totale dell’export regionale (26,8%). Al secondo posto troviamo le esportazioni della meccanica, che rappresentano il 18,5% del totale piemontese, e sono aumentate dell’1,8% rispetto all’anno precedente.

Le vendite all’estero di prodotti alimentari piemontesi sono incrementate del 2,6%, attestandosi a 4,5 miliardi di euro. I prodotti del tessile e dell’abbigliamento, che si collocano in quarta posizione con una quota del 7,5% dell’export regionale, hanno manifestato, in termini di vendite oltre confine, un incremento significativo rispetto al 2014 (+9,4%). Positivo l’andamento dell’export degli articoli in gomma e materie plastiche (+3,3%), mentre appare ancora deludente la performance manifestata dal comparto dei metalli (-2,0%).

Analizzando la destinazione delle vendite piemontesi oltre confine si osserva come il principale bacino di riferimento risulti, anche nel 2014, l’Unione europea, che convoglia il 54,6% dell’export della nostra regione, contro il 45,4% destinato ai mercati extra-Ue. Va evidenziato, tuttavia, come il peso dei mercati comunitari si sia progressivamente ridotto, perdendo 3 punti in un solo anno (era il 57,5% nel 2014).

http://www.pie.camcom.it/

Aziende proiettate verso l’estero

La Regione, anche in collaborazione con Unioncamere e le Camere di commercio piemontesi, è attivamente impegnata a supportare, attraverso proprie società inhouse, l’indispensabile processo di internazionalizzazione del tessuto produttivo, in particolare delle piccole e medie imprese.

“Per garantire maggior efficacia alle misure messe in campo — spiega l’assessore alle Attività produttive Giuseppina De Santis — sono state individuate le filiere e i mercati di riferimento su cui concentrare in prima battuta le risorse e le azioni, puntando anche su aree meno scontate che presentino un alto potenziale di crescita per le relazioni economiche con il nostro territorio.

Per dare continuità alle politiche d’internazionalizzazione regionale, considerati gli ottimi risultati ottenuti dall’export piemontese che è cresciuto nel 2015 del 7% rispetto al 2014 (più della media nazionale, ferma al 3,8%) stiamo lavorando per definire nuove misure. Puntiamo, infatti, a un crescente rafforzamento delle imprese piemontesi attraverso un progressivo processo di internazionalizzazione delineato in un piano strategico di respiro triennale per gli anni 2016–2018”.

Con tale piano la Giunta regionale si prefigge di preparare le imprese più innovative e potenzialmente adatte alla prima internazionalizzazione e di consolidare e incrementare la presenza competitiva di quelle che già operano sui mercati internazionali a partire dalle maggiori filiere produttive di eccellenza del territorio.

“Gli strumenti e le attività che ne scaturiranno — sottolinea l’assessore — si collocano nell’ambito di quanto previsto con il Por-Fesr 2014–2020, in cui abbiamo programmato e destinato risorse per supportare tali processi, che assumeranno un ruolo sempre maggiore e determinante nei prossimi anni non solo per l’economia piemontese ma anche per tutti coloro che vorranno essere attivamente coinvolti nei processi di sviluppo in un contesto globale”.

Le carte vincenti? Ricerca e alleanze di filiera

Dall’esperienza del Centro estero per l’internazionalizzazione del Piemonte (Ceip), società consortile tra Camere di commercio e Regione dal 2006 punto di riferimento per le imprese locali che lavorano o intendono lavorare sui mercati esteri e per gli interlocutori stranieri interessati a conoscere il sistema economico del Piemonte, emergono alcune indicazioni su come è cambiato l’approccio degli imprenditori con l’estero. Si è verificato, anche culturalmente, quel mutamento di rotta da tutti auspicato e oggi testimoniato dai dati, verso i più difficili mercati extraeuropei.

Le tipologie di aziende che attualmente hanno più possibilità di conquistare un segmento di mercato prestigioso all’estero, dimostrando che il “made in Piemonte” ha grandi risorse da valorizzare, sono quelle che hanno investito su ricerca, innovazione e formazione. Ceip che, su incarico dei propri soci, opera in diversi settori economici per favorire la crescita dell’innovazione, della competitività e dell’attrattività del Piemonte, conferma che, con una formazione adeguata e investendo risorse per dotarsi di un export manager, è possibile migliorare notevolmente le possibilità di business soprattutto per le realtà piccole e micro.

A tutte, grandi e non, serve soprattutto pianificare e progettare l’approccio internazionale, prendendo in considerazione le possibilità di allearsi e di offrire non solo un articolo ma soluzioni di sistema. Si raccolgono più ordini quando si coopera con altri partner di distretto e si presenta sul mercato un prodotto completo, comprensivo magari di assistenza e servizi successivi alla vendita, che non andando da soli, pur essendo titolari del miglior manufatto sul mercato. L’aggregazione sulla base delle competenze e della domanda internazionale è indispensabile per allungare la catena del valore.

Che il progetto di filiera sia il più efficace modo di affrontare le sfide internazionali è dimostrato anche dal fatto che per ogni euro di contributo pubblico a supporto di tali attività, se ne generano oltre sette di ritorno per le aziende e il territorio.

http://goo.gl/xE1cAv

Casi eccellenti del “Piemonte profondo”

L’economia non è fatta solo di dati e statistiche. Dietro le cifre si celano, infatti, le storie di tanti, tantissimi imprenditori che grazie alle loro idee, al talento e alla capacità manageriale tengono alta la bandiera del Piemonte nel mondo, facendola talvolta arrivare fino in cima. Si va dall’azienda che produce le candele per Buckingham Palace a quella che fornisce i tessuti per gli abiti di Hillary Clinton.

Dal mastro gioielliere che ha forgiato un anello per Michelle Obama alla ditta che ha vinto l’appalto per la gestione dei rilevatori di presenze dei dipendenti del Comune di Londra.

Molte di queste storie, però, non possono essere raccontate perché i prestigiosi clienti preferiscono, non di rado, rimanere anonimi e inseriscono la clausola di riservatezza negli accordi commerciali. In altri casi si tratta invece di vicende assurte all’onore delle cronache internazionali. Andiamo alla scoperta di alcune di esse.

Nascono a Pianezza i pantaloni di Barack Obama

Il presidente Barack Obama, il principe Felipe di Spagna, l’attore Dustin Hoffman: sono solo alcuni dei prestigiosi clienti della Cover50 Spa, manifattura di Pianezza, alle porte di Torino, che produce pantaloni cosiddetti “di alta gamma”, coniugando la qualità quasi sartoriale dei propri capi con uno stile innovativo e le migliori materie prime. Fondata negli anni Cinquanta del Novecento da Pierangelo Fassino, attuale presidente, affiancato anche dal figlio Edoardo in qualità di amministratore delegato, oggi l’azienda, che opera con il brand PT-Pantaloni Torino, commercializza i propri prodotti in quaranta paesi tra cui Giappone, Benelux, Germania, Usa, Francia, Austria, Spagna, Portogallo, Turchia, Russia, Svizzera, Emirati arabi uniti, Corea del Sud, Cina e Australia. Cover50, inoltre, ha aperto propri showroom a Milano, Tokyo, Monaco di Baviera e a giugno sbarca nella Grande Mela. La nuova sede di New York, un prestigioso spazio di 400 metri quadrati in pieno centro, al 171 di Madison Avenue, avrà una doppia funzione, operativa e commerciale. Come si spiega tanto successo? “Tutto parte dalle radici. Forti, solide come quelle della mia famiglia — dichiara Edoardo Fassino — che generazione dopo generazione ha trasformato la passione per il proprio lavoro in quello che oggi è PT-Pantaloni Torino. Negli anni abbiamo cercato di raggiungere la perfezione, rendendo il nostro pantalone estremamente sofisticato e unico. Affrontiamo ogni giorno la sfida per migliorarci in termini di stile, materiali e lavorazioni. Abbiamo trasformato il pantalone nel must have del guardaroba maschile con un codice di stile dedicato, pensato per tutti gli stili di vita e per ogni circostanza, dall’utilizzo formale ed elegante alle occasioni più sportive. La centralità del prodotto si esprime sin dalla fase di stile e design per dare vita a un capo trasversale e capace di abbracciare i gusti di una clientela molto ampia in termini di età e abitudini quotidiane”.

www.cover50.it/

Quando è di qualità anche l’etichetta

Chi è del mestiere le riconosce, per qualità, stile e perfetta tenuta: le etichette della Eurostampa di Benevagienna (Cn) hanno vestito, dal 1966, marchi prestigiosi in Italia e nel mondo. Ricordando quelli più famosi nel nostro paese: Birra Moretti, Sughi Tigullio, Martini, De Cecco, Knorr, Sasso, Ferrero (compresa la mitica Nutella), Star, Santa Rosa, Olio Carli, Saclà, Campari, Ramazzotti, Novi, scopriamo che prestigiosissimi marchi esteri parlano ai consumatori attraverso le etichette Eurostampa. Alcuni nomi per tutti: Lindt, Bacardi, Johnnie Walker, J&B, Tanqueray, Smirnoff, Havana Club, Baileys, Moet & Chandon, Dom Perignon. Dalle etichette in carta e in colla alle autoadesive, dalla tecnologia dell’oroflexo — oro liquido stampato sulle etichette con un procedimento flexografico -, alla fustellatura con tolleranze molto basse, Eurostampa in 40 anni si è conquistata una posizione da medaglia d’oro nel mondo. E continua a investire in tecnologie innovative, macchinari di ultima generazione e ad espandersi all’estero, anche con l’acquisizione di marchi nei paesi d’origine. Solo in Gilmour & Dean — Eurostampa UK, in Scozia, si producono oggi oltre 1 miliardo di etichette l’anno per clienti i cui prodotti vengono venduti in tutto il mondo mentre Eurostampa California, nella rinomata Napa Valley, sperimenta con le aziende nuove soluzioni di etichettatura ecocompatibili. La Bacardi ha premiato l’azienda per diverse volte come miglior fornitore dell’anno. La qualità si fa con i macchinari, ma soprattutto con le persone: il proprietario Luciano Cillario conosce a Benevagienna tutti i 380 dipendenti. Gli utili sono stati sempre totalmente reinvestiti in azienda nonostante le difficoltà di mercato negli ultimi anni.

www.eurostampa.com

Il filato che “scalda” i reali

I figli dei principi Kate e William, eredi al trono d’Inghilterra, sono stati avvolti, appena usciti dall’ospedale con mamma e papà, da una copertina calda e leggera confezionata da G.H.Hurt & Son Ltd — marchio inglese specializzato nella produzione di scialli, coperte e sciarpe — con un filato Harmony prodotto da Tollegno 1900, azienda biellese, ma con uno stabilimento anche a Prato Sesia, nel Novarese, leader in campo di filatura e tessitura di prodotti pregiati, di altissima qualità e ottenuti con lavorazioni sostenibili ed ecocompatibili. Harmony, 100% lana merino extrafine — caldo ma estremamente leggero, morbido e piacevole al tatto e al contatto con le pelli più delicate — è stato impiegato per i piccoli plaid in color bianco avorio, rifiniti a mano con bordo ondulato secondo la tradizione dello Shetland.

“Da 4 anni forniamo questa azienda inglese dalle solide origini e dalla lunga storia — spiegano da Tollegno 1900 — che condivide i nostri stessi principi di ricerca di qualità, eccellenza nella lavorazione ed esclusività nella produzione”.

Il lanificio di Tollegno produce annualmente circa 4,5 milioni di chili di filati pettinati, cardati e pregiati per maglieria.

www.tollegno1900.it

Gatto Mirò, sulle orme di Marco Polo

Che la lunga storia del veneziano Marco Polo sbarcasse in Cina nella valigia di due piemontesi, sotto forma di una corposa serie di cartoni animati realizzati all’ombra della Mole, lo sanno in pochi. Eppure Cristina Lastrego e Francesco Testa sono a un passo dall’accordo con i partner cinesi ai quali hanno appena venduto un’altra loro splendida creatura animata: Gatto Mirò. I diritti per quest’ultimo sono stati già (ben) pagati e c’è da aspettarsi che, a breve, si trovino anche da noi magliette, gadget e zainetti con il buffo gatto blu nato in riva al Po.

Lastrego e Testa, creatori, illustratori, artisti nel senso più completo del termine, da cinquant’anni in tandem sentimentale e professionale, hanno dato vita a personaggi famosi come Il drago Tommasone, la Giovanna nel bosco, tradotti in quindici lingue, tra cui il cinese, il bastardino Ciccio e Amita della Giungla. Gatto Mirò e Marco Polo sono le ultime creature e, dalle sponde del fiume sabaudo, per avere maggior successo, si trasferiscono all’estero. In particolare il magnifico gatto blu, protagonista nel 2015 di una serie tv di 26 episodi in animazione da 7 minuti l’uno, in coproduzione con Rai Fiction e Srf Radio televisione svizzera, e prossimamente su Rai YoYo, ha incantato la grande casa editrice Henan Science and Technology Press di Zhengzhou, che ne ha acquistato tutti i diritti editoriali, di publishing, licensing e video per il territorio cinese. Il contratto decennale prevede il pagamento di un minimo garantito di mezzo milione di euro. Sono previsti in Cina laboratori con i bambini che Cristina e Francesco imposteranno di persona.

“È il modo in cui abbiamo lavorato fin dal principio e speriamo di stabilire rapporti in questo senso fra scuole cinesi e italiane”, dicono. Nel frattempo, si pensa anche a gadget progettati in collaborazione e realizzati in Cina con possibilità di diffusione in tutto il mondo, mentre nello studio Lastrego e Testa la storia di Marco Polo, animata da molti giovani collaboratori,con carta e stoffa ritagliata, prende vita per compiere un nuovo viaggio in Cina, questa volta dal Piemonte.

www.lastregoetesta.it

Da Alba ai Giochi di Rio

Dalle Olimpiadi di Montreal del 1976 gli uomini e le donne più veloci del mondo corrono su piste targate Gallo d’Alba. Nel cuore delle Langhe, infatti, ha sede la Mondo Sport&Flooring, fondata nel 1948 grazie all’intuizione di Edmondo Stroppiana e diventata nel tempo un grande gruppo industriale che oggi conta circa mille dipendenti e nove realtà produttive in Italia, Spagna, Lussemburgo e Cina. Il brand Mondo è celebre a livello internazionale per la produzione di piste d’atletica, scelte per undici Olimpiadi consecutive, compresi gli imminenti Giochi di Rio, dove l’azienda garantirà anche supporto tecnico e logistico per tutta la durata dell’evento. Nello stadio della capitale brasiliana nel mese di aprile è stata installata la nuova Mondotrack/WS, specificamente progettata per le prestazioni atletiche superiori. Un mese di lavoro per posare la pista principale e quella riscaldata, lunghe rispettivamente 8.876 metri quadrati e 7.394 metri quadrati. Per la realizzazione sono state utilizzate in totale 120 tonnellate di gomma. Il prodotto prefabbricato è stato consegnato in 810 rotoli da 1,22 metri di larghezza e 15 metri di lunghezza. Il continuo investimento in ricerca e tecnologia rappresenta il segreto del successo di questa realtà imprenditoriale sulle cui pavimentazioni, installate in più di 1.100 impianti, dove si allenano ogni anno 150mila atleti, sono stati realizzati oltre 250 record mondiali.

www.mondoworldwide.com/

Cucite a Novara le scarpe dei “grandi”

Portano una firma novarese le scarpe ai piedi dei grandi del mondo. Adriano Stefanelli, nella sua bottega di corso Cavour 14, a Novara, dal 1956 realizza a mano calzature che sono vere e proprie opere d’arte, indossate addirittura dai papi Giovanni Paolo II e Benedetto XVI.

“Per quest’ultimo — racconta Stefanelli — ho prodotto due paia di scarpe per il tempo libero. Uno rosso, suo colore preferito, e uno bianco, su consiglio di un cardinale che ho incontrato a Roma”. E proprio le scarpe rosse “made in Novara” sono valse al Pontefice il titolo di “uomo meglio vestito” del magazine statunitense Esquire.

Ma i vip che hanno portato le calzature di Stefanelli sono tanti: Silvio Berlusconi, monsignor Tarcisio Bertone, Luca Cordero di Montezemolo, Matteo Marzotto e il premio Nobel per la pace Lech Walesa, oltre al patriarca di Mosca Alessio II, per arrivare al presidente degli Stati Uniti, George W. Bush e all’attuale first lady Michelle Obama.

A raccontare l’avventura “americana” è lo stesso artigiano novarese: “Dopo una visita di Benedetto XVI negli Usa, ho ricevuto una commissione per un paio di scarpe identiche a quelle del papa, ma di colore nero. A richiederle una persona molto importante e molto conosciuta, di cui non posso fare il nome, intenzionato a farne dono a George Bush”.

E il regalo, giunto a destinazione, è stato decisamente apprezzato, come dimostra la lettera che Bush in persona ha inviato a Stefanelli: “Caro Adriano — si legge nella missiva — le sue pregevoli pantofole e scarpe sono arrivate alla Casa Bianca. Grazie per avermi pensato. Grazie anche per le sue gentili parole. Laura ed io le inviamo i nostri migliori auguri”.

www.adriano-stefanelli.it/index.php

Tutti i segreti del riso preferito da Ducasse

Dorme per sette anni in silos a temperatura costante, ma il suo cuore dolce e morbido resta giovane perché reinserito alla fine del processo con una tecnologia unica al mondo. Alain Ducasse, che lo usa in particolare per il famoso “risotto verde”, lo definisce “la Rolls Royce del riso”: è l’Acquerello, un’eccellenza gastronomica conosciuta universalmente da grandi cuochi, gourmet, giornalisti eno-gastronomici e amanti del riso. Il cereale, ancora grezzo, viene dapprima invecchiato, poi raffinato lentamente e reintegrato con la sua preziosa gemma. Si produce nel Vercellese, a Livorno Ferraris nella Tenuta Colombara, in un luogo noto fin dal 1500 proprio per la ricchezza d’acqua e la fertilità dei terreni adatti alla coltivazione del riso.

La varietà è Carnaroli superfino, al momento la più alla moda e proprio per questo, esportata in decine di paesi esteri. Chef di fama come Michel Troisgros, Fredy Girardet, Heston Blumenthal, Gualtiero Marchesi, Davide Oldani e Gianfranco Vissani usano solo Acquerello per i propri risotti.

Per l’anno scolastico 2015–2016 presso la Tenuta sono stati realizzati percorsi didattici riservati alla classe IV di tutte le scuole elementari europee con il titolo “Mercoledì riso”. Il progetto, realizzato in collaborazione con Slow Food, si è occupato del corretto uso del riso nell’alimentazione dei bambini. Le classi partecipanti alla prima edizione hanno realizzato una ricerca e prodotto una ricetta a base di riso che avrebbero voluto fosse inserita nel menù della loro mensa.

http://acquerello.it/la-colombara/

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