Senza cibo per scomparire

ANORESSIA E BULIMIA SONO UNA NUOVA EPIDEMIA SOCIALE IN FORTE AUMENTO. I CASI REGISTRATI IN PIEMONTE, TRIPLICATI NEGLI ULTIMI ANNI, RIGUARDANO SOPRATTUTTO RAGAZZE MOLTO GIOVANI, MA ANCHE I MASCHI NE SOFFRONO. PER ORA SONO ATTIVI I CENTRI SPECIALIZZATI DELLA CITTÀ DELLE SALUTE DI TORINO, DELL’OSPEDALE DI LANZO E DI CUNEO, ALTRI SONO IN PROGETTO

di Giovanni Monaco

Campagne di sensibilizzazione, centri di cura e sostegno, approfondimenti informativi, persino corsi nelle scuole. Eppure patologie come l’anoressia e la bulimia non solo non tendono a diminuire nella nostra regione e nel resto d’Italia, ma addirittura registrano un aumento del 300 per cento in Piemonte. Inoltre, l’età di chi ne soffre si abbassa: il 96 per cento dei casi vede come protagoniste donne, ragazzine, addirittura bambine. Segno questo che la cultura ossessiva volta alla bellezza esteriore riesce ancora a produrre danni ingenti nelle menti dei più giovani, malgrado lo sforzo delle Istituzioni per combattere questi fenomeni. Si tratta di processi che non solo a lungo termine causano problemi all’avvenenza dei soggetti che ne sono vittime, ma che mettono a rischio la loro stessa salute o addirittura la sopravvivenza.

La notizia, immediatamente ripresa dagli organi di informazione di tutto il Piemonte, è stata data nelle scorse settimane in Consiglio regionale dalla presidente della Commissione Pari opportunità Paola Berzano nel corso dell’audizione in Commissione Sanità, presieduta da Domenico Ravetti: “Gli esordi di patologie come anoressia, bulimia e alimentazione incontrollata si sono abbassati all’età di 8–9 anni per le ragazze e il fenomeno negli ultimi anni è triplicato”, ha spiegato la presidente.

Un fenomeno che in Piemonte ha subito un’impennata in pochi anni, ma registra aumenti anche nel resto del mondo economicamente sviluppato. Lo ha testimoniato recentemente Mafalda Rakoš, una fotografa austriaca che ha immortalato modelle e modelli affetti da disturbi alimentari nel suo progetto “Voglio scomparire” e le cui foto illustrano queste pagine. “Anoressia o bulimia, i disturbi alimentari — spiega — sono un modo per sfuggire alle sofferenze. Mangiare, non mangiare, contare le calorie e altro, sono distrazioni che spostano il focus lontano dai problemi quotidiani, proprio come avviene per qualsiasi altra dipendenza. E anche il concetto di scomparsa si riferisce in qualche modo agli ideali di bellezza che vengono diffusi oggi e al sistema in cui viviamo”.

La questione è così ampia e spinosa che, sempre nell’audizione in Commissione Sanità, la Commissione regionale Pari opportunità e l’Associazione In punta di cuore, con la presidente Carla Elisabetta Facchin, hanno chiesto ai consiglieri regionali che i disturbi del comportamento alimentare vengano inseriti all’interno dei Livelli essenziali di assistenza (Lea). Hanno anche esortato la Regione a istituire punti di prima accoglienza per quanti soffrano di tali patologie, assicurando coperture finanziarie e personale alle strutture già attive sul territorio.

“Si tratta di patologie complesse — hanno dichiarato Berzano e Facchin — che riguardano in particolar modo le donne, che per l’appunto possono cominciare già a 8–9 anni per le ragazze, ma che sempre più interessano anche i maschi con percentuali in espansione progressiva ogni anno. I dati nazionali ci dicono che siamo di fronte a una sorta di epidemia sociale fra i giovani, con un aumento dei casi del 300 per cento negli ultimi anni “.

La situazione degli interventi pubblici volti ad aiutare chi è vittima di questi disturbi, descritta in Commissione, malgrado gli sforzi già fatti e il supporto che la Regione offre, potrebbe essere migliorata. Si veda a questo proposito l’articolo che descrive la rete di servizi regionali messa in piedi dall’Amministrazione regionale. Secondo Berzano e Facchin infatti “in Piemonte la situazione presenta molteplici aspetti critici e i servizi offerti alle pazienti e alle loro famiglie non rispondono in modo sufficiente ai bisogni di cura: ci sono troppe persone in lista d’attesa presso il Centro esperto regionale Dca (disturbo comportamento alimentare) della Città della Salute di Torino e dell’Asl TO4 di Lanzo Torinese e il rischio è che possa curarsi solo chi può permetterselo”.

I dati dell’Adi

Sempre più magre, sempre più belle. Tanto belle da somigliare a uno scheletro, con le funzioni vitali a rischio e con la prospettiva di malattie gravi, senza escludere la morte. Secondo le ultime statistiche presentate dall’Adi — Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione clinica — in Italia sono circa 3 milioni i giovani che soffrono di disturbi del comportamento alimentare. Di questi ben il 95,9 per cento sono donne e il 4,1 per cento uomini.

Il numero di decessi in un anno per anoressia nervosa si aggirano tra il 5,86 e 6,2 per cento, tra 1,57 e 1,93 per bulimia nervosa e per gli altri disturbi tra 1,81 e 1,92. L’Adi, che fa parte del Tavolo tecnico del Ministero della Salute per la riabilitazione nutrizionale dei disturbi del comportamento alimentare, sottolinea come questo genere di problematiche sia spesso causa di morte e che se non riconosciute in tempo e non curate in modo appropriato queste malattie possono diventare croniche, con conseguenti costi altissimi per l’individuo, per la famiglia e per l’intera società.

“I disturbi del comportamento alimentare sono malattie complesse e insidiose della sfera psichica con gravi ripercussioni sullo stato nutrizionale, caratterizzate dall’ossessione dell’immagine corporea, del peso e del cibo — ha precisato all’Ansa Massimo Vincenzi, consigliere della Fondazione Adi e coordinatore del gruppo sui Dca dell’Adi — Proprio perché legate alla sfera psichica, uno degli aspetti più preoccupanti dei disturbi è legato alla individuazione precoce di queste patologie che necessitano di cure complesse e di un lavoro multidisciplinare”.

In generale, si stima che nei paesi industrializzati come l’Italia, 8–10 ragazze su 100 tra i 12 e i 25 anni di età soffrano di disturbi del comportamento alimentare, di queste una o due nelle forme più gravi. Il che significa, in Italia, tre milioni di persone, che in oltre il 90 per cento dei casi sono donne.

“Queste manifestazioni, se non trattate in tempo, possono trasformarsi in malattie vere e proprie”, ha spiegato il professor Secondo Fassino, direttore del Centro regionale per la diagnosi, la ricerca e la cura dei disturbi del comportamento alimentare che ha in cura 350 pazienti. Di questi l’85 per cento sono ragazze. Ogni anno, nella nostra Regione, i nuovi casi di anoressia sono circa 350, mentre quasi 500 sono quelli di bulimia nervosa conclamati.

Su circa 300mila adolescenti dagli 11 ai 19 anni, almeno 14.500 sono ammalati, più o meno gravemente, di disturbi dell’alimentazione. Un recente studio che ha come oggetto le scuole superiori torinesi, dice che su 922 studenti, il 55 per cento ha presentato forme iniziali di bulimia o anoressia. n

Saitta: “Il centro di Lanzo è un punto di riferimento”

La Regione Piemonte sta lavorando a un rafforzamento del Centro per i disturbi del comportamento alimentare di Lanzo. Lo ha precisato l’assessore regionale alla Sanità Antonio Saitta rispondendo a una interrogazione presentata in Consiglio regionale.

“La direzione dell’Asl TO4 ha incontrato la responsabile del Centro, per approfondire le prospettive future sulla base dei dati di attività — sottolinea l’assessore Saitta -. Grazie alla qualità del lavoro del personale, il Centro ha assunto negli anni un valore di riferimento per le famiglie, non soltanto del territorio: è quindi nostra intenzione mantenere e migliorare il servizio offerto”.

Nel dettaglio, la direzione della TO4 ha stabilito la conferma delle due psicologhe in servizio presso il Centro di Lanzo, con la possibilità di incremento delle ore previste, l’aumento delle ore di nutrizionistica e di dietistica e la copertura delle ore di psichiatria che resteranno vacanti dopo il trasferimento di uno dei professionisti operanti.

Proprio per discutere delle problematiche legate ai disturbi alimentari, venerdì 21 luglio l’assessore Saitta incontrerà la Commissione per le Pari opportunità della Regione, “con la quale — ricorda — già lo scorso 1° aprile avevamo organizzato un importante convegno di riflessione sul tema dei disturbi alimentari e sulle problematiche che coinvolgono ragazzi e ragazze sempre più giovani”.

Cerutti: “È la seconda causa di morte tra i giovani”

I disturbi del comportamento alimentare sono un fenomeno sempre più in espansione. La fotografia sconvolgente del problema la scattano i numeri: 2 milioni di persone sono colpite ogni anno da disturbi alimentari; il 19 per cento di chi soffre di anoressia rischia di morire; il 17 per cento è composto da ragazzi e ragazze tra gli 11 e i 14 anni, mentre il 27 per cento da ragazzi e ragazze tra i 15 e i 18 anni; si tratta della seconda causa di morte tra i giovani di età compresa tra i 12 e i 25 anni.

Per questo motivo sono necessari informazione e sensibilizzazione, soprattutto nell’ottica di imparare a decifrare i comportamenti a rischio e per conoscere i servizi offerti. Credo che i messaggi da lanciare siano due, entrambi di carattere culturale. In primo luogo penso che sia necessario imparare a non voltare lo sguardo dall’altra parte. Troppo spesso chi sta vicino a qualcuno che soffre di questi disturbi fa finta di non comprendere. Invece bisogna stare vicino a queste persone e offrire loro il nostro aiuto e la nostra amicizia. Il secondo aspetto è l’origine di questi mali che troppo spesso è frutto di una visione contorta fatta da stereotipi. Il modello estetico che ci è stato proposto per troppi anni è sbagliato perché ha esaltato una finta perfezione pelle e ossa. Quello che dobbiamo fare è sovvertire questo teorema culturalmente, abbattendo gli stereotipi che per anni lo hanno sorretto.

Voglia di sparire

Le immagini di queste pagine fanno parte del progetto I want to disappear, della fotografa austriaca Mafalda Rakoš, dedicato alle persone che soffrono di disturbi alimentari. Rakoš va oltre le rappresentazioni stereotipate di queste malattie per concentrarsi sulle storie delle persone. Il progetto ora si è trasformato in un libro di 192 pagine, che contiene 170 immagini. Tutte le informazioni su

http://www.mafaldarakos.com

Il Centro pilota per lo studio e la cura dei Dca

Il Centro pilota della Regione Piemonte per lo studio e la cura dei disturbi del comportamento alimentare (Dca) è una Struttura Complessa a Direzione Universitaria, diretta dal professor Secondo Fassino, che ha l’obiettivo di curare e nello stesso tempo migliorare la conoscenza scientifica di questi disturbi che rappresentano ormai una vera e propria epidemia sociale.

Da anni il Centro Dca è attivo presso l’Ospedale San Giovanni Battista “le Molinette”, ma soprattutto negli ultimi anni, grazie all’interesse della Facoltà di Medicina, dell’Università di Torino, dei Direttori dell’Azienda Ospedaliera ospitante, all’importante supporto delle fondazioni private, e al reperimento di fondi nazionali ed internazionali per la ricerca, ha potuto implementare i suoi servizi agli utenti.

Attualmente il Centro rappresenta la pietra miliare della Rete di Servizi della Regione Piemonte riguardante la cura dei Dca, ed uno dei centri maggiormente apprezzati a livello nazionale ed internazionale nell’ambito della ricerca sui correlati di Personalità nei Dca. Il Centro pilota regionale è un Centro del Dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Torino, composto da un Reparto per il trattamento in regime di ricovero, da un Day hospital terapeutico psichiatrico e da un Servizio ambulatoriale per il trattamento dei soggetti con Disturbo del comportamento alimentare e con Obesità e disturbo da alimentazione Incontrollata.

Una App per la tua dieta

I giovanissimi, coloro che sono maggiormente coinvolti nei Dca (disturbi del comportamento alimentare) possono trovare nel mondo di internet e delle app una fonte infinita di suggerimenti per controllare il proprio peso, con il rischio a volte di cadere in una pericolosa dipendenza tecnologica. Tuttavia proprio una app è stata pensata per dare un supporto a persone che hanno un disturbo alimentare e ai loro familiari.

In pochi mesi di attività (è stata lanciata il 15 novembre 2016) “Sch(Hi)acciaDCA” l’applicazione creata dal Centro per la diagnosi e la cura dei disturbi del comportamento alimentare (Cdca) della Casa di Cura Palazzolo di Bergamo, ha avuto oltre 2mila download, 607 utenti registrati, 471 messaggi pervenuti via chat, ha fornito 319 risposte dagli esperti e 195 persone raggiunte.

Sc(Hi)acciaDCA è stata realizzata grazie al progetto “Digital for Social” di Fondazione Vodafone e si è rivelata un ottimo canale per raggiungere gli adolescenti, sempre più spesso vittime di questi disturbi, e le loro famiglie.

Il 92,32% degli utenti sono donne e nel 94,36% dei casi ad aver utilizzato la chat sono state le persone direttamente interessate. Tra gli utilizzatori c’è anche chi ha chiesto aiuto per altre persone: le madri (spesso per le figlie), le amiche ma anche gli amici (le domande sono arrivate soprattutto da utenti maschi), le sorelle, i nipoti. Gli esperti hanno così potuto rispondere a dubbi alimentari, talvolta dettati da pregiudizi, e a richieste d’informazioni (sull’accesso al servizio e sui percorsi disponibili), ma hanno anche garantito sostegno e orientamento rispetto a problemi di tipo alimentare, legati alla sfera corporea e al peso. (fm)

Verso una rete di servizi per i disturbi alimentari

Una rete di servizi che operi a più livelli in base al bisogno e alla complessità del disturbo. L’assessorato alla Sanità della Regione Piemonte lavora con questo approccio per mettere in relazione tutti i centri che seguono i pazienti affetti da disturbi del comportamento alimentare.

In Piemonte, in base ad un’indagine di ormai qualche anno fa risulta che 2.973 soggetti si erano rivolti in un anno ai servizi specialistici regionali, mentre sono più di mille all’anno le persone che si rivolgono ai Centri di riferimento alle Molinette e all’Ospedale infantile Regina Margherita, all’Asl Cuneo1 e all’ospedale di Lanzo. Per quanto riguarda la fascia d’età 10–18 anni, nel 2016 sono state diagnosticate e seguite dai servizi di Neuropsichiatria Infantile 226 ragazze (erano cento di meno dieci anni prima)

Le strutture attive:

• a Torino il centro pilota per la cura dei Disturbi del comportamento alimentare presso la Struttura complessa a direzione universitaria di Psichiatria della Città della Salute per i soggetti adulti e il Dipartimento di Neuropsichiatria infantile per l’età evolutiva, che svolgono attività in regime ambulatoriale, di day-hospital e di degenza.

• all’ospedale Sant’Anna è operativo il Centro Amenorree, che svolge la propria attività in favore di adulte e minori.

• al San Giovanni Battista le strutture complesse di Dietetica e Nutrizione clinica e di Psichiatria operano in sinergia.

• All’Ospedale di Lanzo, in integrazione fra il Dipartimento di salute mentale e la Nutrizione Clinica, è stato costruito un Centro di primo livello in grado di accogliere, fare diagnosi e prendere in carico la paziente e la sua famiglia, in collaborazione con le associazioni familiari.

• A Cuneo, nell’ambito del Dipartimento di Salute mentale dell’Asl Cn1, esiste un’attività dedicata con il Centro diurno.

A fronte di queste realtà di grande qualità, esistono ancora delle zone scoperte sul territorio. Per questa ragione è stato istituito in Assessorato un gruppo di lavoro che elabori una proposta per la realizzazione di alcuni Centri di diagnosi e cura di primo livello. (pm)

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