Fare i radicali oggi come due anni fa è un assurdo: Marco Pannella non c’è più

di Valter Vecellio (Il Dubbio, 19 maggio 2017)

Ci sono molti modi per ricordare Marco Pannella. Molti di noi che gli abbiamo voluto bene lo ricorderanno senza averlo mai dimenticato; penseranno alla fortuna — tale è stata — di aver condiviso momenti che ormai appartengono alla storia di questo paese. Altri cercheranno di farne l’ennesimo “busto al Pincio”: celebrazione per meglio sfregiarlo; e non mancherà chi si esibirà — già si è fatto — in questo senso: in prima fila, avendo ben cura di “offrirsi” alla migliore inquadratura della telecamera; molti avranno l’impudenza di sostenere che non tutti possono piangerne la morte; e magari proprio loro ne hanno negato o rinnegato i meriti quand’era in vita. Lo si può ricordare sforzandosi di fare un po’ di festa; nelle notti dei tempi chi se ne andava, veniva onorato con piccoli banchetti, perfino della musica. A Pannella, chissà, forse piacerebbe “My way” di Frank Sinatra, come sottofondo; o musica jazz e dixieland; o gli amati francesi della sua giovinezza… Piacerebbe ( a lui) una comunità allegra pur nella inevitabile mestizia, animata di quella “speranza” di cui — esortava — si deve essere “motori” e non solo fruitori. Ognuno di noi ha senz’altro mille bei ricordi, mille momenti pieni di significato: trovava tempo ( e voglia) per occuparsi delle cose “minute” e quotidiane; accanto alle sue innegabili visioni coltivava l’attenzione per l’altro, lo ascoltava; poi, magari, ti contestava, rivoltava regolarmente ogni schema, ogni tua riflessione. Non sempre ti convinceva, però ti costringeva a pensare, e a dire la tua; poteva pure accadere, così, che scoprivi dei tuoi pensieri che non t’eri accorto d’avere… “Anche quando graffia, non lascia rancore”, mi ha detto una volta Giulio Andreotti di Pannella. Aveva ragione; e quella maschera da cinico che era la cifra del “divo Giulio”, per una volta almeno, si era abbassata; quel riconoscimento affettuoso, quando glielo riferii, Marco lo gradì molto.

Lo si può ricordare con le sue stesse parole, Marco: “… Amo gli obiettori, i fuori- legge del matrimonio, i capelloni sottoproletari anfetaminizzati, i cecoslovacchi della primavera, i nonviolenti, i libertari, i veri credenti, le femministe, gli omosessuali, i borghesi come me, la gente con il suo intelligente qualunquismo e la sua triste disperazione. Amo speranze antiche, come la donna e l’uomo; ideali politici vecchi quanto il secolo dei lumi, la rivoluzione borghese, i canti anarchici e il pensiero della Destra storica… Credo alla parola che si ascolta e che si dice, ai racconti che ci si fa in cucina, a letto, per le strade, al lavoro, quando si vuol essere onesti ed essere davvero capiti, più che ai saggi o alle invettive, ai testi più o meno sacri ed alle ideologie. Credo sopra ad ogni altra cosa al dialogo…”.

“… io sono un cornuto divorzista, un assassino abortista, un infame traditore della patria con gli obiettori, un drogato, un perverso pasoliniano, un mezzo- ebreo mezzo- fascista, un liberal- borghese esibizionista, un nonviolento impotente. Faccio politica sui marciapiedi”. “Noi siamo diventati radicali perché ritenevamo di avere delle insuperabili solitudini e diversità rispetto alla gente, e quindi una sete alternativa profonda, più dura, più ‘ radicale’ di altri… lottiamo, per quel che dobbiamo e per quel che crediamo. E questa è la differenza che prima o poi, speriamo non troppo tardi, si dovrà comprendere”.

Marco Pannella — non esagero, non temo smentita di sorta — è un gigante del secolo che ci siamo lasciati alle spalle. Una personalità dotata di una ricchezza, di una complessità, di una “visione”, di un pensiero coniugato a una azione costante, che non basta una vita per comprenderlo, capirlo, “raccontarlo”. Eugenio Montale ha scritto: “Dove il potere nega, in forme palesi, ma anche con mezzi occulti, la vera libertà, spuntano ogni tanto uomini ispirati come Andrei Sacharov e Pannella, che seguono la posizione spirituale più difficile che una vittima possa assumere di fronte al suo oppressore. Il rifiuto passivo. Soli e inermi, parlano anche per noi”.

Ricordi, mestizia, sentimenti a parte, cosa resta, oggi? C’è un ricchissimo “giacimento”, costituito da un patrimonio di idee; e un “metodo”: quell’incessante: “la durata è la forma delle cose”, mutuato da Henri- Luis Bergson.

Resta un Partito Radicale che si autoconvoca a congresso nel carcere romano di Rebibbia, e si pone un ambizioso obiettivo politico: proseguire le lotte di Pannella: affermazione dello Stato di Diritto; conquista del diritto umano e civile alla conoscenza; riforma della Giustizia e dell’ordinamento penitenziario, a partire dal necessario, urgente, provvedimento di amnistia e indulto; abolizione dell’ergastolo; Stati Uniti d’Europa, secondo la “visione” tratteggiata nel “Manifesto di Ventotene” di Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni.

Accanto a questi, un altro obiettivo non meno impegnativo: la tassativa chiusura del Partito se entro il 31 dicembre 2017 non si raccolgono almeno tremila iscritti; da confermare per il 2018. Questa la mozione che impegna una presidenza creata ad hoc, e coloro che in questa mozione si riconoscono; la “regola” che il Partito Radicale si è data.

Tutto semplice, chiaro; cristallino. Poi c’è anche “altro”, o meglio: “dell’altro”.

E’ un “altro” fatto di persone e associazioni che pensano sia possibile operare come se un anno fa non sia accaduto nulla; come se Pannella non sia morto. Al tempo stesso ci si comporta prendendo atto che Marco non c’è più. Provo a dirlo meglio: Pannella è “altrove”; dunque occorre farsene una ragione del fatto che si è privi del consiglio, del conforto della sua critica, della sua capacità di pre/ vedere, del suo “essere” e del suo “fare”. Non c’è più Pannella, non c’è più il Partito Radicale che lui ha creato, si è forgiato. Fare i radicali oggi come lo si faceva due anni fa, è un assurdo; impossibile. Dovrebbe essere chiaro, evidente a tutti: quella lunga felice stagione è finita; bellissima, ma è storia. Ora ci sono gli stessi obiettivi, le stesse idealità, le stesse passioni. Dunque, occorre individuare il modo di garantire una continuità consapevoli che ripetizioni meccaniche non sono possibili, non sono credibili; non c’è più il “collante” Pannella che consentiva di costruire quello che si ritiene necessario, urgente.

Al tempo stesso è in corso un’operazione di duplicazione, oggettivamente inquinante, pericolosa, se ne sia o meno consapevoli. Parallelo al Partito Radicale c’è chi vuole creare un secondo, “altro”: non più interessato agli obiettivi e agli scopi che Pannella ha lasciato come suo lascito, patrimonio. Il luogo comune vuole che Pannella- Crono abbia periodicamente divorato i suoi figli. Era il contrario: e ora alcuni “figli” ( ma anche fratelli minori) si liberano dell’ingombro costituito dal “padre” ( o fratello maggiore). Del suo corpo si cibano, il suo corpo lo rifiutano. Perché è “altro” che si persegue; è “altro” che interessa; è “altro” che si vuole e si cerca di realizzare. Un “altro” che non vuole essere “antagonista”, e neppure “protagonista”. Un “altro” normale: che accetta di giocare partite al tavolo dei bari, con carte e regole che si sa essere falsate in partenza; e s’accontenta di vincere qualche puntata di pochi euro, indifferente ai prezzi che quella piccola vincita comporta. Giocare con i bari lo faceva anche Pannella; ma era, appunto Pannella: un gigante, un leone.

Oggi — ma il discorso ha più generale valenza — le cose vanno in modo che rammemora il principe di Salina, quando parla di sciacalletti e iene ( e pecore) che si credono il sale della terra.

Legittimo voler adottare agende politiche ed elettorali diverse dagli originari obiettivi; ma lavorare per costruire un partito parallelo e “altro” rispetto l’esistente, fare di questo obiettivo la propria ragion d’essere; e al tempo stesso rivendicare patrimonio e idealità che non si condividono e non si apprezzano ( e anzi, da cui fatti ci si dissocia e disinteressa), è cosa che ognuno può valutare, e da sola si commenta. Qualcuno potrà obiettare: non si può coltivare una “visione” diversa, anche opposta, a quella della maggioranza? Certo. Chiunque faccia pure “altro” se in “altro” crede, se “altro” interessa. Ma senza pretendere di essere quello che non si vuole essere più; come dice il proverbio, non si può pretendere la botte piena e la moglie brilla. No si può rivendicare una “continuità” se l’agenda politica adottata è “altra”, diversa, spesso opposta. Liberi tutti, ovviamente; ma si potrà pensare che il voler costruire un partito “parallelo” è un modo di fare che ( senza fare ricorso a una categoria da altri utilizzata, quella del “miserabile”), rivela una voglia di “normalità”, umanamente comprensibile, politicamente miope, intellettualmente sterile? Il Partito Radicale ha ambizione e volontà d’essere e fare altro da piccoli accordi di sottobosco, piccoli tatticismi, nessuna strategia, e figuriamoci “visioni”.

Il Partito Radicale, al congresso di Rebibbia, ha votato una mozione che si richiama a Pannella, ai suoi obiettivi. Tutti ( tutti significa tutti) potevano venire al congresso di Rebibbia. Spiacenti per chi ha scelto di essere assenti. Ma come da sempre, nessuna espulsione. La porta è sempre aperta: da quella porta si entra o si esce, ognuno decide che fare in piena libertà, senza obbligo o costrizione.

Ricordate il buon vecchio Hegel? “Hier ist die Rose, hier tanze”, “Qui c’è la rosa, danza qui”. Il momento della danza è arrivato. All’inizio di questo articolo ho citato Pannella. Con Pannella chiudo: a un Consiglio Generale del Partito Radicale del 4 gennaio 1989 a Bohini, in Slovenia, sillaba: “… Non chiedetemi una sola cosa, perché non sono in condizione di darla a voi: non chiedetemi di andare avanti senza rottura di continuità. Raddrizzare le gambe storte ai cani non è possibile…”. è vero: le gambe ai cani non si raddrizzano; e inoltre, come dicono gli inglesi: “He bites the hand that feeds him”; si morde la mano che ti ha aiutato. Morso concreto, reale. Questo, accade, è accaduto; purtroppo accadrà ancora.

EUGENIO MONTALE SCRISSE: “DOVE IL POTERE NEGA, IN FORME PALESI, MA ANCHE CON MEZZI OCCULTI, LA VERA LIBERTÀ, SPUNTANO OGNI TANTO UOMINI ISPIRATI COME ANDREI SACHAROV E PANNELLA, CHE SEGUONO LA POSIZIONE SPIRITUALE PIÙ DIFFICILE CHE UNA VITTIMA POSSA ASSUMERE DI FRONTE AL SUO OPPRESSORE.

IL RIFIUTO PASSIVO.

SOLI E INERMI, PARLANO ANCHE PER NOI”


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