Radicali’s Karma

radicali storici, di quale storia?

Quando c’era Marco Pannella i radicali buoni erano gli ex, possibilmente con qualche risentimento nei confronti del Partito, meglio se di Pannella.

Oggi senza Marco i radicali buoni sono quelli che decretano.
Il Partito era un’altra cosa, di solito chi lo dice il partito non l’ha conosciuto, non l’ha praticato o, più semplicemente, non l’ha capito.
Il Partito poteva essere ma non è stato, così cercando una causa collettiva a un insuccesso, se non addirittura un fallimento, personale.
Il Partito è morto, evidentemente in preda agli acidi in Marco vedevano Sansone con il quale, com’è noto, devono morire anche tutti i filistei.

Non pochi iscritti, di solito dirigenti, purtroppo veri oltre che presunti, sono stati nel Partito Radicale con sofferenza. Non tutti ne hanno avuto una adeguata (a loro giudizio) ricompensa, e ritenendo un diritto umano fondamentale il principio che se chiagni poi fotti, non hanno più smesso di piangere (e conseguentemente di …).

A Pannella è stato detto di tutto. Non necessariamente appena usciti dal partito, anche nel pieno esercizio di responsabilità dirigenziali. Ma se a tutto questo si dovesse dare un peso andrebbe iscritto nel capitolo risentimenti, ma come qualcuno teorizza (e chissà se pratica) con sentimenti e risentimenti non si fa politica.

L’unica unità di misura è l’iscrizione (o la non iscrizione) al Partito Radicale, quello che c’è e quello che si sta tentando di costruire. Anche per coloro che si iscrivono contro il Partito. Altrimenti che partito libertario sarebbe?

Spuntano “radicali storici” a go go, combattenti e reduci di lotte dell’altro secolo; coloro che ieri erano considerati dalla minoranza i Torquemada, oggi si travestono da epurati della maggioranza. Iscritti per decenni e non più iscritti al Partito Radicale profetizzano che la morte di Marco Pannella ha decretato la morte del partito illudendosi che siano all’orizzonte nuove esperienze elettorali radicali. Non bastano i recenti fallimenti e le magre figure per raggiungerli?

Non è necessario uno scienziato di una qualsiasi branca per spiegare perché il Partito Radicale senza Marco Pannella è differente da quello in cui Marco c’era. Né ci vuole una maga per capire che Marco Pannella è insostituibile o che non lascia eredi o eredità.

Sfugge a costoro un particolare.

Il Partito Radicale è vivo. Ha tenuto un Congresso a cui hanno partecipato più iscritti che al precedente congresso; si è posto obiettivi politici all’altezza dei problemi del nostro tempo: Stato di diritto democratico laico federalista per il nuovo diritto alla conoscenza; riforma della giustizia a partire dal caso italiano dove è tuttora in corso una lotta ultra decennale; Stati Uniti d’Europa. Si è dato un obiettivo organizzativo: 3000 iscritti entro al fine dell’anno, che è la dimensione di un Partito Nuovo, radicale, oggi.

Un Partito Radicale senza Marco ma sapendo che grazie alle sue idee, al suo metodo, alle sue parole e ai suoi comportamenti il Partito Radicale è ancora vivo. E lo potrà essere in futuro perché a differenza di Marco abbiamo la fortuna di non avere un gruppo dirigente che è stato la palla al piede della scelta transnazionale e transpartita; e delle lotte che stiamo organizzando e conducendo a partire dall’iniziativa di Rita per una giustizia giusta, che è prossima al mese di sciopero della fame.

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