UN VAGO SENSO DI CUPEZZA E INQUIETUDINE CHE NON SO FINO A CHE PUNTO SIA GIUSTIFICATO

Di Valter Vecellio

La premessa, necessaria e fondamentale, è che non bisogna tirare conclusioni affrettate; è già capitato , in passato neppure troppo passato che qualcosa di vischioso ed oscuro sia agitato ed enfatizzato per fini diversi da quelli che vengono dichiarati ufficialmente e che appaiono; e non escludiamo che ci sia una buona dose di imbecillità, a monte di tutto; per dirla tutta: può benissimo essere una enorme, ennesima, bufala; ce ne sono state parecchie di mega-maxi-inchieste poi miseramente dissolte come bolle d’aria; a me stesso e tutti ricordo, per esempio quella di quasi vent’anni fa, battezzata “Phoney Money”; vi si applicò con zelo il pubblico ministero di Aosta David Monti; si parlò anche allora di “società occulta devastante che condizionava le istituzioni”, e vi si volle infilare dentro mezzo mondo, fino alla Casa Bianca… Chi ha un po’ di memoria ricorderà poi le inchieste di indimenticabili Agostino Cordova, Alfredo Ormanni, Luigi De Magistris; e fermiamoci a questi tre. Chissà questa, “esplosa” oggi, e di cui con grande enfasi parlano telegiornali, scrivono siti e domani i giornali le riserveranno, immagino, intere paginate.

Prudenza e cautela; ma stiamo al gioco, per ora. Allora: c’è un consorzio, ristretto e comunque potente, tecnologicamente esperto, ben ramificato, che spia mezzo mondo politico; non si tratta di una fazione contro un’altra, per usare notizie di “cene eleganti” e altri puttaneggiamenti a beneficio di Tizio contro Caio. No, qui si “sorveglia” a prescindere. Si “sorveglia” Mario Draghi, quand’è il numero uno di Bankitalia; si “sorvegliano” Silvio Berlusconi, Mario Monti, Matteo Renzi, e i loro entourage. Anche Daniele Capezzone, che certo non verrà “sorvegliato” in quanto ex o post radicale; ma, più credibilmente, nel periodo in cui era portavoce di Berlusconi, infaticabile esternatore del di lui pensiero (e a forza di confondere il pensiero suo con quello di Berlusconi, anticipato dall’abbaiare di Dudù, è stato rimosso). Si “sorvegliano” cioè tre personaggi che — non può essere un caso — sono in vari momenti, presidenti del Consiglio. E’ questo che li “unisce”.

Bene: c’è un grumo di interesse e di interessi che “sorveglia” i presidenti del Consiglio, al di là delle collocazioni politiche e delle possibili coloriture: Franza o Spagna, purché se magna…

Mi parrebbe questo, l’aspetto più inquietante — se si vuole prendere sul serio (e non è detto lo si debba fare) — quanto ci viene raccontato in queste ore: questo grumo di interesse e interessi, al di sopra e al di fuori delle istituzioni, da tempo individuato, alla fine colpito (loro stessi sanno che qualcosa incombe, sanno che sono “sorvegliati” a loro volta). E’ un qualcosa di labirintico, in cui ci si smarrisce. E se anche è tutta una mistificazione, varrà magari la pena di chiedersi chi mistifica perché e per conto di chi.

Per proseguire (ma anche per il momento concludere) con questo “gioco” di concatenazioni, non riesco da qualche giorno a non pensare a una riflessione che pur pubblicamente esternata da qualcuno sarà pur stata colta, ma nessuno sembra avervi prestato attenzione. La “riflessione” è questa: “…La situazione politica internazionale è tale che si può considerare finito il periodo in cui gli Stati Uniti provvedevano alla difesa militare di una Europa dedita a ricostruire ed incrementare il proprio potenziale economico e industriale. La fine dei blocchi ha dato la possibilità a molti paesi di svolgere la propria politica. Noi siamo attaccati da un nemico poco numeroso ma molto aggressivo, anche perché sostenuto dagli interessi di qualche nazione che mira ad indebolirci senza voler apparire. Per avere la meglio di chi ci offende occorre andare a cercarlo dove vive e renderlo inoffensivo, colpendolo economicamente, e se del caso militarmente, anche chi lo sostiene e non desiste dal farlo…”.

Ora questa “riflessione” è del 28 dicembre, pubblicata a pagina 4 del “Foglio”, una risposta a un articolo di Giuliano Ferrara che quattro giorni prima aveva sostenuto, con il suo stile pirotecnico, la necessità di creare una Guantanamo europea. La “riflessione” è firmata da un ex generale dei carabinieri, che tanto sa, e quando parla misura le sue parole con la precisione di un vecchio farmacista che prepara manualmente i suoi medicamenti: il generale Mario Mori.. “Noi siamo attaccati…”. Noi chi? L’Italia, o l’Italia e…? E quali interessi si perseguono, con quell’attacco che ci viene portato? Il nemico poco numeroso e molto aggressivo lo capiamo subito qual è; ma sostenuto “dagli interessi di qualche nazione che mira a indebolirci senza voler apparire”? E vedete un po’ che tipo di reazione/difesa ci viene suggerita…

Non sono dietrologo, non sono figlio di dietrologi; tendo, per istinto e ragionamento non all’accumulazione dei fatti, piuttosto mi è congeniale il procedimento opposto, semplifico, scarnifico. Però con una cupezza resa ancora più inquieta dalla fatica di trovare un metodo in questa follia che ci circonda, osservo quello che accade; e forse non è operazione inutile dedicarvi una qualche attenzione; e vedere quale somma ricavare da questi due più due che a volte non fanno sempre quattro.

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