VIA DALL’ESERCITO PER LA FIRMA FALSA DI PERTINI. OGGI PUO’ FAR RIAPRIRE IL CASO USTICA

di Valter Vecellio, pubblicato su il Dubbio del 16 novembre 2016

C’è una storia, fatta di tante storie, tutte inquietanti. Una storia che dovrebbe far pensare per i tanti interrogativi che si trascinano, per i silenzi, le omertà. E’ la storia di un capitano dell’aeronautica militare italiana Mario Ciancarella; ma è anche la storia, che ritorna ancora una volta, della strage del DC9 Itavia esploso sui cieli di Ustica il 29 giugno del 1980: 89, i morti; ed è la storia di tanti decessi sospetti: almeno una decina. Anche la storia di una giustizia che impiega trentatré lunghi anni per fare, appunto, giustizia.

Cominciamo da queste, le morti legate, in un modo o nell’altro, alla strage di Ustica. Il capitano Alessandro Marcucci, per esempio: pilota dell’aeronautica militare, distaccato alla 46° aerobrigata di Pisa, passato poi all’aviazione civile; il 2 febbraio 1992, domenica limpida e senza vento, l’aereo anti-incendio su cui viaggia assieme all’osservatore Silvio Lorenzini, si schianta improvvisamente nei pressi di Campo Cecina, sul versante ovest delle Alpi Apuane. Capita.

Con Marcucci si confida il maresciallo Mario Alberto Dettori, radarista in servizio la notte della strage di Ustica: a Marcucci, e al capitano Mario Ciancarella, Dettori dice: “Siamo stati noi a tirarlo giù”. Quel “noi” può voler dire tante cose, ma “tirarlo giù”, è inequivocabile; e poi un’altra frase inquietante: “Per poco non è scoppiata una guerra”. Dettori, quella sera, è in servizio al centro radar di Poggio Ballone, con il capitano Maurizio Gari. Gari ha 32 anni, non è affetto da cardiopatite; muore ugualmente stroncato da un infarto. Capita.

Dettori viene trovato impiccato. Attacco di depressione? Capita.

Il generale Pierangelo Teoldi, 41 anni, comandante dell’aeroporto militare di Grosseto, il 3 agosto 1980 si schianta con la sua automobile sull’Aurelia. Capita.

Dall’aeroporto militare di Grosseto, la sera del 27 giugno 1980 decollano alcuni aerei. Su uno ci sono due veterani con alle spalle oltre quattromila ore di volo, i colonnelli Mario Naldini e Ivo Nutarelli. Muoiono entrambi il 28 agosto 1988 a Ramstein in Germania, durante un’esibizione aerea delle Frecce Tricolori. Si parla di “errore di manovra”; muoiono sette giorni prima di essere interrogati dal giudice Rosario Priore, che indaga sulla strage di Ustica. Capita.

Il generale Saverio Rana è il primo a parlare di missile nell’imminenza della strage. Muore anche lui per infarto. Capita.

Il 12 agosto 1988 muore il maresciallo del Sios, Ugo Zammarelli. Passeggia sul lungomare di Gizzeria Marina, in Calabria, viene investito da una moto. Non si fa autopsia, i bagagli spariscono dall’albergo. Zammarelli in forza alla base Nato di Decimomannu, in Sardegna, non è in Calabria in vacanza: sta conducendo un’inchiesta personale sul Mig libico. Quello trovato giorni dopo la strage del DC9 sui monti della Sila. Capita.

Il maresciallo dell’Aeronautica militare Franco Parisi, 46 anni, lui lo trovano anche impiccato il 21 dicembre 1995. Nel 1980 era controllore di Difesa Aerea nella sala operativa del 32° Cram di Otranto; era di turno la mattina del 18 luglio, quando sarebbe avvenuto l’incidente del Mig. Citato a comparire una per essere ascoltato dal giudice Priore, qualche giorno prima Parisi muore. Capita.

Quanti sono questi “capita”? Sette? C’è chi ne elenca anche altri, di episodi “capita”, ma fermiamoci a questi.

Poi, la storia di Mario Ciancarella. L’altro giorno l’agenzia “ANSA” la racconta così: “Per ottenere giustizia ha dovuto aspettare 33 anni, Mario Ciancarella, l’ex ufficiale dell’aeronautica militare che fu radiato dalle forze armate nel 1983. Ma alla fine ce l’ha fatta. Il tribunale di Firenze ha stabilito che la firma dell’allora Presidente della Repubblica, Sandro Petrini, sul decreto presidenziale di radiazione era falsa e ora il ministro della Difesa, Roberta Pinotti, intende reintegrarlo. “Sono molto soddisfatto — ha detto Ciancarella all’ANSA — ma l’impegno dei miei ultimi 33 anni non finisce qui. Mi attendo altrettante risposte di verità e giustizia per le morti di Marcucci e Dettori, visto che la mia radiazione, falsa, serviva a screditare un testimone scomodo”. Ciancarella è stato leader del Movimento Democratico dei militari e nel 1979 fu convocato proprio da Pertini al Quirinale insieme a Sandro Marcucci e Lino Totaro. L’allora capitano dell’aeronautica, spiega l’associazione antimafia Rita Atria che è stata sempre al suo fianco, divenne “un personaggio talmente scomodo da indurre qualcuno molto in alto” a falsificare, nell’ottobre 1983, la firma del presidente Pertini su un documento che Ciancarella ottenne solo 9 anni più tardi e dopo la morte di Pertini”. “Alla luce dell’esito giudiziario — ha aggiunto Ciancarella — non solo mi aspettavo questa decisione ma quasi l’avrei pretesa: ora mi aspetto che il Governo faccia luce anche su tutte le altre vicende oscure degli ultimi decenni”. Infine, Ciancarella ha assicurato che l’indennizzo che riceverà “non servirà a ristrutturare un casa in campagna e farmi scappare con il malloppo: non cambierà la mia vita, perché continuerò a impegnarmi per avere giustizia anche per le altre morti oscure che hanno riguardato il mondo militare, alcune delle quali, come quelle di Alessandro Marcucci e Mario Dettori, legate alla strage di Ustica, ottengano finalmente giustizia”.

Proviamo a ricapitolare: la strage del DC9 di Ustica in generale; alcune morti sospette dopo la strage, e comunque quelle confidenze fatte dal capitano Marcucci a Dettori e Ciancarella. Marcucci e Dettori che muoiono; Ciancarella che viene radiato, un provvedimento che reca la firma, falsificata, del presidente Pertini; una riabilitazione di Ciancarella che impiega “solo” trentatré anni per arrivare…

Allora: dite che non bisogna prestare un minimo di attenzione a questa inquietante storia fatta di tanti inquietanti interrogativi? Quando qualcuno chiede in che cosa consiste e che cosa significa la campagna per il diritto umano e civile alla conoscenza “inventata” da Marco Pannella, ecco come esempio pratico, si può citare anche questa storia. E allora si capisce perché sia necessaria, urgente, “obbligata”.

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