Notti Tragiche: un mondiale da spettatori.

Finalmente è giunto il momento in cui ci rendiamo conto che questa volta l’Italia non gioca i Mondiali. Li gioca la Costa Rica, l’Arabia Saudita e naturalmente la Svezia. Noi no. Quest’anno no. Quest’anno li guardiamo. Per chi ama tanto lo sport e il calcio è una cosa triste. Molto triste.

Italia-Svezia non l’ho vista in compagnia, al bar, con gli amici. L’ho vista da solo, incazzato, soffrendo, imprecando e bestemmiando. Una sofferenza (da milanista) simile ai calci di rigori contro il Liverpool. Quella volta eravamo io e mio papà. Questa volta gli ultimi minuti li ho addirittura vissuti in ginocchio. In modo totalmente irrazionale. E non credo proprio di essere stato l’unico. Ci ho anche riflettuto alla fine della partita. Perché la viviamo così?

Siamo fuori.

Forse è la perdita di una certezza, una routine che comunque, vada come vada, ogni 4 anni si ripete. Magari perdiamo male, magari facciamo il miracolo e ci ritroviamo a festeggiare con clacson e caroselli. Quest’anno no.

Roma, finale dei Mondiali 2006

La finale del 2006 l’ho vista in spiaggia, sul maxi schermo. Saremo anche ignoranti e poveri di spirito, sì. Ci saranno anche valori più nobili per cui incazzarsi, non c’è dubbio. Ma quanto unisce una partita degli azzurri, nel bene e nel male? Quanto è bello? Quest’anno no.

Quest’anno non sarà così. Vediamo giocare gli altri, con infinita tristezza. Ho deciso quindi di esorcizzarla, questa tristezza, guardando questo campionato del mondo e scrivendo di esso alcuni pensieri in libertà. Soprattutto per me, ma anche per chi vorrà leggerli.

Like what you read? Give Michele Ghedin a round of applause.

From a quick cheer to a standing ovation, clap to show how much you enjoyed this story.