Come riconoscere bufale in rete

Facile. Con Google e un poco poco di buon senso.

Attenzione, però, nessuna guida, tutoriale o altro potrà difendervi da voi stessi. Il principale alleato delle bufale e delle catene di san’antonio, infatti, siete voi, con le vostre granitiche convinzioni politiche e debolezze caratteriali. Non esistono “hacker”, “troll”, “hater”, eccetera. Esiste la notizia farlocca e una persona intimamente desiderosa di leggere proprio quella notizia. È questo il meccanismo principale con cui funzionano le bufale e la loro viralità.

Ce l’hai con la Boldrini? Ogni notizia nefanda che coinvolge Boldrini e famiglia è vera e deve essere subito diffusa. Amen.

Ce l’hai con il computer nelle scuole? Ogni articolo ipercritico, magari scritto 20 anni fa dal filosofo famoso, quando i computer avevano schermi a fosfori verdi, riproposto senza data oggi, è oro colato. Va diffuso.

Ce l’hai con Salvini? La foto di lui in posa mentre legge, avendo però il libro al contrario, è vera. Non può essere un fotomontaggio. Va diffusa e commentata sarcasticamente (è successo a me, lo ammetto, ci sono cascato).

Sei generoso e sensibile? L’appello per la diffusione del numero da chiamare per donare il sangue al Bambin Gesù per salvare piccolo Tizio e Caio è vero, attuale, sicuro. Va diffuso.

Hai poca dimestichezza su come funzionano i cellulari, le connessioni internet, eccetera? Ogni allarme su virus che vengono propagati tramite semplice chiamata, richiesta di amicizia, eccetera, è vero. Va diffuso.

E così via. Esempi di bufale, post-verità, catene di sant’antonio in rete non si contano. Ne escono una al giorno.

famoso meme con cui si cerca di far riconoscere le fake news

Dunque, se ci volete credere, non c’è guida che tenga. Credeteci e… amen, appunto.

Altrimenti, la rete oltre ad essere straordinario strumento per la diffusione di fake-news, è anche grandioso strumento per la loro neutralizzazione.

C’è Google, per esempio. Nel 98% dei casi basta una buona ricerca su Google per smascherare una notizia falsa.

Saper formulare su Google un criterio di ricerca è forse tra le competenze digitali che dovrebbero essere con maggiore priorità acquisite e insegnate.

Nel caso delle bufale la ricerca peraltro è semplicissima. Spesso basta copiare il titolo della notizia e incollarlo nel campo di ricerca e quindi analizzare i risultati, localizzando le fonti più autorevoli e attendibili.

Altre volte potrebbe essere opportuno integrare l’analisi con un’indagine su Twitter, cercando gli account ufficiali dei soggetti coinvolti nella notizia e dando affidamento ai loro tweet. Ad esempio, in caso di atti di terrorismo o emergenze, è sempre bene avere come fonte i canali ufficiali della polizia, del pronto soccorso, eccetera. Lasciate perdere forzalibera.blogspot, miocuggino.altervista, eccetera.

L’alfabetizzazione digitale, in particolare per la prevenzione della diffusione di bufale, è forse tra le maggiori emergenze sociali del momento. Ne parla anche questo bell’articolo pubblicato sul sito della Enciclopedia Treccani, con altri utili e importanti consigli su come difendersi dalle bufale e, soprattutto, da noi stessi.