#ioleggodigitale

Roberto Maragliano
Aug 23, 2017 · 3 min read

Da qualche tempo contrassegno parte dei miei appunti pubblici su Facebook con l’hashtag che dà titolo al post che state leggendo.

La faccio per snobismo, paraculaggine, gusto per la provocazione? No, niente di tutto questo. Lo faccio per una precisa scelta, personale e politica.

Abituarmi alla lettura su schermo, prima via computer, poi con lo smartphone e il tablet mi ha comportato uno sforzo, non diverso comunque da quello che ho dovuto affrontare, anni prima, quando mi si è fatta lasciare la macchina da scrivere, cui ero tanto affezionato. Compiuto lo sforzo, mi sono accorto che ne ho tratto vantaggio, come acquirente e utente pressoché compulsivo di periodici e libri.

L’elenco sarebbe lungo, ma conviene almeno iniziarlo o ricordarlo, non fosse altro per controbattere il carattere apodittico e assai poco argomentante del #ahilprofumodellacarta.

Vantaggi fisici: niente ingombri, niente estenuanti calcoli per decidere cosa mettere in valigia o in borsa, niente viaggi a vuoto in libreria, niente acquisti di titoli già acquistati. Vantaggi fisiologici: mi scelgo carattere e impaginazione e illuminazione secondo i bisogni del momento. Vantaggi mentali: mancando la dimensione fisica a sopperire c’è quella cognitiva, il che comporta investire e tanto sulla personalizzazione della pratica di lettura per un verso e sulla sua socializzazione per un altro; dunque è tutto un mio sottolineare e commentare e arricchire di suggestioni la lettura, eventualmente socializzando parte di tali azioni, senza correre il rischio di perdere qualcosa. Vantaggi economici: non più attese prolungate prima di avere l’oggetto di lettura agognato, ma anche risparmio in termini di moneta.

Tutto confermato, salvo l’ultimo punto. Infatti (l’ho detto, sono compulsivo) se prima, faccio per dire, compravo due quotidiani, oggi risparmiando con gli abbonamenti online ne prendo tre; se non potevo permettermi più di un quotidiano straniero ora con la stessa spesa aspiro ad averne tre. Per non dire dei libri. Ne sto comprando più di prima. Infinitamente di più. Amazon alla mano.

Tutto bene, dunque? No. Chiarisco: tutto relativamente bene sul piano dei periodici. Tutto, invece, maledettamente male sul piano dei libri. Perché? Perché questa mio vizio del leggere (che altrove chiamano piacere) trova un ostacolo che si sta facendo sempre più ingombrante.

Da parte di chi? Dell’editore. Sono sicuro che ce l’ha con me.

Ho dunque cercato di entrare nella sua testa (“se conosci il nemico e te stesso la vittoria è assicurata” con la spesa di € 0.49 ve la cavate) e ci ho trovato i ragionamenti (si fa per dire…) che vi propongo qui in ordine sparso.

“Questo RM rompe proprio, ci rompe le uova nel paniere. Dunque come dissuaderlo, come riportarlo alla carta? Mo’ lo sistemiamo noi, adottando una dietro l’altra queste strategie o mettendole in atto tutte assieme. 1. Affidiamo la versione digitale del libro a service che garantiscano una realizzazione pessima, al limite della leggibilità; così senza quarta di copertina, con note impossibili da gestire, indici ballerini, ecc. gli passerà la voglia, a RM. 2. Quanto alle novità, facciamone uscire l’edizione digitale molto tempo dopo quella cartacea; prendiamolo per fame, questo RM. 3. Alziamo il prezzo del libro digitale, avvicinandolo il più possibile a quello del cartaceo, così RM si ravvederà”.

Ebbene, nessuna delle tre strategie sta facendo breccia su di me. Imperterrito, #ioleggodigitale. Ce n’è una sola, che risulta vincente. Quella, adottata da piccoli e grandi editori (e autori) aristocratici, di non pubblicare in digitale. Vincente su di me. Ma perdente per loro. Perché, non fosse altro per ripicca, #iononcomprocartaceo (e così fa, ne sono sicuro, una buona parte dei miei venticinque amici)

Ce n’est qu’un début, continuons le combat.

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Roberto Maragliano

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Già Università Roma Tre. Mi occupo di educazione e media. Molto di quanto ho scritto e detto sta in rete su Scaffale Maragliano (https://goo.gl/XbT62M)

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