Ma che ci faccio con il cellulare a scuola?!

L’intenzione del Ministro Fedeli di consentire finalmente l’uso di smartphone in classe ha avuto un clamore mediatico inatteso e ancora una volta disturbato da luoghi comuni e disinformazione. Facciamo chiarezza.

Innanzitutto, era ora che la circolare del Ministro Fioroni con la quale dal 2007 si vietava tassativamente l’uso del cellulare in classe venisse abrogata perché superata e inadeguata nell’attuale contesto tecnologico e didattico.

Questo ovviamente non significa che da domani tutte le lezioni saranno fatte con il cellulare e tutti gli studenti saranno attaccati al cellulare per tutta la giornata.

Semplicemente, l’insegnante che vorrà e lo saprà fare, potrà avvalersi anche del cellulare degli studenti per realizzare significative attività didattiche, sempre e comunque disciplinate e supervisionate dal docente e gestendo anche le situazioni in cui non tutti gli studenti siano dotati di cellulare abilitato all’attività che si intende svolgere.

Attenzione, però, altro discorso è il BYOD (Bring Your Own Device), già ampiamente praticato e diffuso in contesti aziendali e che alcuni docenti hanno inteso fermandosi alla sola traduzione: “ragazzi, portate il vostro cellulare”.

Il BYOD pone problemi di cui la scuola, mediamente, non ha neanche consapevolezza e che, al momento perlomeno, non è neanche in grado di risolvere efficacemente. Problemi per la cui gestione è necessario adottare strumenti detti MDM (Mobile Device Management). Dunque, questa cosa che i ragazzi possono finalmente usare il cellulare per svolgere attività didattiche regolate dal docente, non chiamatelo BYOD, a meno che non venga gestito effettivamente come tale.

Chiarito questo, ma cosa ci si può fare con uno smartphone in classe?

Molto. Moltissimo. Senz’altro però non quello che fuori dalla scuola ci si fa di solito con il cellulare. Credo anzi sia proprio questo l’equivoco di fondo che ha indotto i non addetti ai lavori (genitori, commentatori estranei al mondo della scuola e delle didattiche innovative) a ritenere questa apertura come pericolosa per gli studenti. Si crede insomma che i ragazzi con il cellulare debbano agire così come fanno di solito durante il giorno: cazzeggio, essenzialmente.

Ricordate, ad esempio, questa famosa fotografia?

ma dove andremo a finire, signora mia?

Un coro di indignazione e riprovazione verso questi ragazzi tutti presi dai loro cellulari, giochini e bighellonature varie, quando hanno un capolavoro di Rembrandt alle loro spalle da ammirare. Ecco i danni del cellulare! Eccoli qua!

Ma la storia completa era un’altra. Anzi, tutt’altra.

Ecco infatti gli stessi ragazzi fotografati qualche minuto prima:

ma come? quindi vi interessano i dipinti? e i cellulari?

Capito, no? L’insegnante ha coinvolto gli studenti nel percorso di studio artistico dal vivo, chiedendo loro di approfondire e documentarsi sui dipinti che hanno appena visto magari per trarne poi uno schema concettuale, un ebook, una guida multimediale e interattiva elaborata direttamente da loro.

In classe, grazie agli smartphone, si possono realizzare anche brevi ma efficaci e significative attività didattiche che prima richiedevano la processione verso il laboratorio d’informatica, sperando che non fosse occupato.

Una mappa concettuale collaborativa o un brainstorming realizzato con Padlet, oppure un quiz motivazionale e coinvolgente con Kahoot! o una prova di simulazione Invalsi, magari con i moduli di Google, e così via.

L’insegnante competente sa quando e come avvalersi di questi strumenti nella propria didattica. Finalmente ora può farlo senza sentirsi in colpa e di nascosto dal dirigente scolastico. L’insegnante che invece intende continuare a farne a meno, no problem. Nessuno lo obbliga.

D’altra parte, si sa: se sei un pessimo insegnante, le tecnologie non ti fanno diventare un buon insegnante.

Ma se sei un buon insegnante, puoi anche fare a meno delle tecnologie, però sappi che aiutano. In particolare, quando vengono usate non per scimmiottare la lezione tradizionale, ma per fare attività con metodi e strategie del tutto nuove, aiutano eccome.