Castello e Corte delle Colonne: quell’indotto veneziano che…prende il volo per l’Atlantico.

Quest’articolo fa parte dell’inchiesta Venezia in affitto (breve), a cura dell’Osservatorio Civico OCIO. Dopo aver raccolto alcuni dati utili ad avere una visione d’insieme sullo stato della città e aver provato a fare un po’ di luce anche sull’intricata normativa che regola le affittanze, come Osservatorio abbiamo deciso che è il caso di andare ancora più a fondo. Abbiamo quindi cominciato a domandarci se, ora che i numeri del fenomeno sono evidenti e ben documentati, non fosse il caso di raccontare le storie di questi soggetti in carne e ossa. Quelle che leggerete non saranno allora le testimonianze già note delle “giovani coppie che con Airbnb pagano il mutuo”, né quelle da campagna marketing della “famiglia che grazie alla locazione turistica della seconda casa può vivere a Venezia”. Saranno le storie dei protagonisti che hanno fatto della locazione turistica il loro strumento per aggirare regolamentazioni e utilizzare le abitazioni della nostra città per smisurati profitti, mettendo in crisi la tenuta sociale e comunitaria di interi quartieri.

Sommario:

  • Da dove parte la nostra inchiesta: il volto di Castello tra passato e presente
  • Chi gestisce le locazioni turistiche di Corte delle Colonne
  • Chi possiede le locazioni turistiche di Corte delle Colonne

Da dove parte la nostra inchiesta: il volto di Castello tra passato e presente

Castello è considerato uno dei quartieri popolari di Venezia, ancora, forse per poco e ormai solo in parte, lontano dal caos dei turisti che vagano intorno a Piazza San Marco o per le calli di Cannaregio. Qui si trovano alcuni tra i primi edifici di edilizia residenziale pubblica (E.R.P.) veneziana, come quelli a Sant’Anna, Quintavalle e Corte Colonne che risalgono addirittura alla “Commissione per le case sane ed economiche” di fine ‘800 e sono stati tra i primi a entrare in dotazione dell’Istituto Autonomo per le Case Popolari di Venezia (IACP).

Che ne è di tutto questo oggi? Negli edifici pubblici di Quintavalle, amministrati dall’ATER, molti appartamenti sono chiusi e non assegnati: circa una 30ina secondo una ricerca fatta da OCIO assieme agli inquilini della zona. Tra quelli assegnati, la manutenzione è stata spessa fatta dagli stessi locatari. E attorno a Corte delle Colonne? Qui c’è una storia di Airbnb e locazioni turistiche che da Venezia… ci porta in mezzo all’Atlantico. Ma procediamo con calma e prendiamo in considerazione questo blocco di case qui. Al Catasto questo è registrato come l’solato 270420341 e risultano esserci 29 abitazioni. Quanti saranno i residenti?

Per capire meglio i numeri, abbiamo fatto un gioco: siamo andati lì in persona e ci siamo divisi in due gruppi. Uno per rappresentare i residenti di Corte delle Colonne, uno per rappresentare invece i posti letto disponibili in locazione turistica (Airbnb e simili). In questo modo la sproporzione tra gli uni e gli altri diventa ancora più tangibile. Qui sotto una foto dei due gruppi. Quali saranno i residenti e quali i posti letto? Muovi la barra sulla destra dell’immagine sottostante per scoprire la risposta.

In quelle 29 abitazioni troviamo ben 50 posti letto per turisti, contro 17 residenti! Questi posti letto sono distribuiti tra otto appartamenti registrati nel Portale del Comune GeoIDS.

Camminare attorno a Corte delle Colonne è come fare un tuffo negli anni, in un luogo all’apparenza ancora dedicato alla residenza e privo di grossi alberghi. È una delle più antiche zone di edilizia popolare della città e qui troviamo non solo il complesso degli “Edifici della Commissione per le case sane ed economiche di Calle delle Colonne” di fine ‘800, ma anche le caratteristiche “Case della Marinaressa”. Queste case che, ironia della sorte, ora danno il nome a molti Airbnb della zona, sono uno dei più antichi esempi di edilizia popolare ante litteram, risalenti a prima del 1500, trattandosi di abitazioni collettive che la Repubblica di Venezia assegnava agli ex-marinai meritevoli.

Se guardiamo a che ne è di tutto questo oggi, i quartieri ERP (di edilizia residenziale pubblica), laddove il patrimonio pubblico non è stato alienato, costituiscono ancora un argine alla diffusione locazioni turistiche: all’interno degli edifici dell’allora Commissione per le case sane ed economiche vi è infatti una sola locazione turistica, mentre tutto attorno il quartiere ne è disseminato.

Allargando lo sguardo a tutto il sestiere, è possibile capire a fondo la pervasività del fenomeno delle locazioni turistiche a Castello. Di seguito una mappa di tutti gli edifici con almeno una struttura ricettiva: pochi si salvano e persino gli inquilini ERP, negli stabili in cui parte degli alloggi è diventato privato, si ritrovano a condividere lo stesso tetto con i turisti degli Airbnb

L’ “Airbnbizzazione” di Castello, così come per il resto di Venezia, non è un fenomeno del tutto spontaneo, dal basso, come vuole dipingerci la campagna marketing di Airbnb. Cerchiamo di capirne di più su chi gestisce un albergo diffuso che attraversa tutta la zona attorno a Via Garibaldi.

Chi gestisce le locazioni turistiche di Corte delle Colonne

Torniamo a Corte delle Colonne, dove troviamo Ca’ Leon by Bricola Apartments: una struttura composta da ben 4 appartamenti per un totale di 25 posti letto, tutti gestiti attraverso il vantaggioso regime di locazione turistica. Bricola Apartments non ha una grande presenza online, una pagina Facebook quasi vuota, un indirizzo email e un sito in manutenzione. L’azienda gestisce però 13 appartamenti su Airbnb, per un totale di 64 posti letto. Cercando Ca’ Leon su vari siti per prenotazioni online, ci si accorge che Bricola Apartments e Ca’Leon sono collegati all’ “Atlantic Do Archi Family & Group”, un non meglio identificato soggetto che compare online con diversi altri nomi, come Double Arch Apartments. Tre profili Airbnb diversi riconducibili a questi nomi gestiscono una consistente porzione di locazioni turistiche a Castello:18 appartamenti, per un totale di 76 posti letto.

Nonostante tutta quest’attività, Atlantic Do Archi Family & Group non ha un sito web ufficiale né compare nel Registro Imprese. Una ricerca sui social ci porta alla pagina Facebook di Doremi srl, che ha nell’immagine profilo il nome “Atlantic do Archi” e nel nome utente “Double Arch Apartments”. Cercando a grappolo Doremi srl, troviamo anche il profilo LinkedIn di Double Arch — Appartamenti in affitto a Venezia, associato a un sito web inesistente che sarà però la chiave per scoprire qualcosa di utile sull’ “Atlantic Do Archi Family & Group”.

Se cerchiamo infatti nei registri WHOIS (che permettono di scoprire chi ha registrato un dominio di un sito web), scopriamo che il sito è stato registrato da un certo Maurisio Sanchez con sede alle Isole Canarie, per conto della Atlantico do archi. Finalmente possiamo associare all’Atlantic Do Archi Family & Group un nome ufficiale che compaia nel Registro Imprese. Solo che non è il Registro Imprese italiano, ma quello spagnolo: Maurisio Sanchez è un commercialista delle Canarie a cui il titolare di Atlantic do archi si è presumibilmente appoggiato per stabilire la sede della sua azienda.

Le Canarie sono un “paradiso fiscale che, del resto, beneficia anche del suo statuto di appartenenza alla UE, che rende di conseguenza inattaccabile il suo particolare regime di tassazione”. Per promuovere lo sviluppo economico e sociale dell’Arcipelago, l’Unione Europea ha infatti concesso alle Canarie di applicare un regime di tassazione delle imprese che fa addirittura impallidire quello di altri paradisi fiscali europei come l’Irlanda o il Lussemburgo.

L’azienda Atlantico Do Archi ha quindi sede alle Canarie, nonostante sia o sia stata coinvolta nella gestione di quasi un centinaio di posti letto Airbnb a Castello, e nonostante il suo titolare sia un veneziano che risulta residente a Venezia. Perché sì, Airbnb aiuta l’economia locale…ma non sempre la nostra. ¯\_(⊙︿⊙)_/¯

Chi possiede le locazioni turistiche di Corte delle Colonne

Se l’Atlantic Do Archi è alle Canarie, si tratta “solo” del gestore. Sicuramente il proprietario dei 4 appartamenti di Ca’Leon by Bricola Apartments sarà invece una famigliola veneziana che affitta i suoi 4 appartamenti extra per riuscire ad arrivare a fine mese. Peccato che le nostre ricerche ci fanno sospettare che la proprietà di quegli immobili sia di un noto architetto che vive a Treviso e che in totale risulta proprietario, al Catasto, di ben 20 immobili tra Venezia, Treviso e Udine (di questi, 5 in proprietà al 50%). Tra quelli veneziani ne contiamo ben 8 registrati, tra Castello e Dorsoduro.

Pronta per la prossima inchiesta? Faremo un salto nel mondo delle industrie farmaceutiche! Stay tuned.


Note: il perché delle nostre inchieste Venezia in affitto (breve)

Lo scopo di queste nostre inchieste è far venire a galla, attraverso esempi concreti, i limiti dell’attuale normativa sulle locazioni turistiche nel difendere gli interessi dei residenti rispetto agli interessi degli imprenditori e speculatori.

Con la normativa corrente è infatti perfettamente legale:

  • Aprire una o più locazioni turistiche senza bisogno di alcun permesso, aggirando le limitazioni previste dalla delibera di Consiglio Comunale n. 198 del 31/05/2017 che, per la tutela dell’integrità fisica, funzionale e sociale della Città Antica, sancisce il divieto di nuovi insediamenti o ampliamenti di attività ricettive alberghiere e complementari (salvo deroghe per l’interesse pubblico).
  • Gestire la locazione turistica all’interno una zona grigia in termini di imprenditorialità. La locazione turistica per legge non può offrire servizi (es. cambio di lenzuola o pulizie durante la permanenza degli ospiti), ma allo stesso tempo non sono ancora stati definiti criteri puntuali e facilmente controllabili, per esempio basati sul numero di giorni o numero di appartamenti gestiti, oltre i quali le locazioni turistiche si prefigurerebbero come attività imprenditoriali e/o richiederebbero il cambio di destinazione d’uso dell’immobile. Se un’agenzia, come quelle viste in quest’articolo, gestisce quasi un centinaio di posti letto e lo fa offrendo un servizio e un’organizzazione professionale…che cosa la differenzia, nei fatti, da un’attività ricettiva vera e propria?

La locazione turistica non deve continuare a essere disciplinata in maniera confusa, quasi timorosa di andare di andare a ledere gli interessi di chi la pratica. La locazione turistica deve smettere di essere paragonata a una forma di welfare privato perché non lo è. La locazione turistica:

  • è un’attività economica e, soprattutto in posti ad alta turistificazione come Venezia, difficilmente sopravvive se non è imprenditoriale. I piccoli operatori “artigiani” della locazione turistica, che indubbiamente ci sono, sono destinati a rimanere schiacciati in un mercato che ormai va verso la professionalizzazione del settore, senza che l’attuale regolamentazione sia in grado di spacchettare efficacemente i diversi soggetti che svolgono attività di locazione turistica.
  • fa salire il costo degli affitti, contribuisce all’emergenza abitativa e quindi aumenta il bisogno di misure di welfare pubblico per permettere ai cittadini di continuare ad abitare la loro città.;
  • non è trasparente: né attraverso Airbnb né attraverso il portale del Comune si riesce a capire facilmente chi sta speculando sugli immobili di Venezia approfittando della locazione turistica e chi invece la esercita in maniera non professionale.

OCIO Venezia

Raccolta e lettura dei dati, analisi e approfondimento al fine di monitorare la situazione abitativa a Venezia. Un luogo di confronto, analisi e di proposta di stampo collaborativo. Scopri di più su www.ocio-venezia.it

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