Di unioni civili, matrimoni gay e rap

Finalmente l’Italia ha una legge sulle unioni civili. È un primo passo, nel senso che c’è ancora molto da fare per mettersi al pari di altri paesi dove le norme in materia sono ben più evolute, ma è comunque un inizio.

Questa frase l’avrete letta o sentita un po’ ovunque in questi giorni. Qualsiasi battaglia per i diritti nasconde sempre una massiccia dose di retorica. E ciò è vero anche in quei posti del mondo che a noi ritardatari cronici — insomma, siamo stati praticamente gli ultimi ad avere una legge di questo tipo in Europa — sembrano moderne culle della civiltà. Negli Stati Uniti i matrimoni gay sono legali in tutto il paese — un territorio bello vasto, mica un fazzoletto come il nostro — dal giugno 2015, quando la Corte Suprema ha stabilito che i cittadini, tutti i cittadini, possono sposarsi con chi vogliono. Prima della storica sentenza erano 38 gli Stati che non proibivano le nozze tra persone dello stesso sesso. Questo non significa che ora l’America sia un posto amichevole ad ogni latitudine.

Bruce Springsteen (e in seguito anche Ringo Starr) ha annullato un concerto in North Carolina perché lo Stato ha varato una legge che discrimina gli omosessuali, più che altro le persone transessuali. Il provvedimento impedirebbe a quest’ultime di pisciare dove ritengono più opportuno. Se sul certificato di nascita c’è scritto che sei nata donna, allora piscerai nel bagno delle donne. Se invece c’è scritto che sei nato uomo, piscerai in quello degli uomini. Per non correre rischi lo Stato del Kansas sta pensando di proibire per legge la possibilità di aggiornare il certificato di nascita. Sulla questione è intervenuta perciò l’amministrazione Obama. Il New York Times ha riferito di una lettera che i dipartimenti di Giustizia e dell’Istruzione hanno inviato alle scuole degli Stati Uniti per chiarire che gli studenti dovrebbero recarsi liberamente nei bagni, senza l’imposizione dettata dal certificato di nascita. Non un parere vincolante in realtà, ma una posizione netta (con il rischio implicito di togliere fondi o sussidi federali agli istituti che mostreranno contrarietà in questo senso). Da questa vicenda si può trarre un solo insegnamento: non esisteranno più barriere — ideologiche, culturali, razziali — semplicemente quando non esisteranno più.

Nel 2012 il duo Macklemore e Ryan Lewis rilasciarono il brano Same Love che, neanche a dirlo, tratta il tema dell’omosessualità. Se ne parlò molto, all’epoca, ma dobbiamo considerare alcuni aspetti fondamentali: 1) tanto per cominciare era il 2012, non il 1985. Fa differenza; 2) Macklemore e Ryan Lewis è un duo rap bianco e la cosa, sebbene detta così non sia il massimo della vita, conta; 3) all’epoca se ne parlò molto anche perché il brano è contenuto in uno dei dischi di maggior successo del biennio 2012–2013, The Heist.

Macklemore & Ryan Lewis — Same Love

Fino a poco tempo fa venire a sapere di un artista hip hop gay era quasi impossibile, un riflesso dei più generici comportamenti — conservatori, se vogliamo — all’interno della comunità afroamericana. Ancora in tempi recenti c’è chi si è arrampicato sugli specchi in difesa dello status quo. Il noto dj e speaker radiofonico statunitense Calvin Laburn (Mister Cee, tra i primi a New York a promuovere i demo di Notorious B.I.G. e già produttore di Big Daddy Kane) è scoppiato in lacrime mentre era in diretta su Hot 97. La diffusione di una registrazione in cui lo si sentiva fare richieste esplicite ad una persona transessuale lo stava mettendo piuttosto in imbarazzo, anche perché non era la prima volta che veniva scoperto, ma in precedenza era riuscito a cavarsela sviando sui suoi gusti sessuali. L’indomani era perciò di nuovo in radio a parlare — in maniera un po’ contorta — della sua situazione, nonostante le dimissioni presentate il giorno prima e respinte dal direttore dei programmi della famosa emittente radiofonica.
Il fatto è che l’immagine è tutto. O.G. (original gangsta) o mammoletta. La faida tra gli ex amici Eazy-E e Dr. Dre — 1993 — si trasformò presto in una gara a chi ce l’avesse più lungo e il pretesto fu dei più facili.

All of a sudden Dr. Dre is the G Thang
But on his old album cover he was a she-thang
Eazy-E — Real Muthafuckin G’s

Con calma, le cose sono poi cambiate. Frank Ocean, uno dei migliori artisti pop/R&B in circolazione, ha potuto dichiarare il suo amore per un altro uomo senza che questo gli abbia impedito di collaborare con la Odd Future di Tyler, The Creator e Earl Sweatshirt, due tizi che tanto teneri non sono. JAY Z, Kanye West e A$AP Rocky, da parte loro, hanno manifestato più volte il proprio sostegno per i diritti gay (discriminare i gay è come discriminare i neri, è il loro pensiero). The Game ha dichiarato in un’intervista di non avere problemi con i gay, ma con chi nasconde la propria natura. In compenso, a colloquio con Byron Hurt per il documentario Hip-Hop: Beyond Beats and Rhymes del 2006, interrogato sul tema, Busta Rhymes ha preferito abbandonare le riprese dopo aver cincischiato qualcosa del tipo: «Con tutto il rispetto», ma rappresento altro. Più avanti, ai microfoni di MTV che gli chiedeva un parere su Frank Ocean, ha invece risposto: «Non so se si tratta solo di hip hop, penso che il mondo intero è pronto ad accettare tutto ciò che la gente sceglie di essere nella vita». Eminem è stato tra i primi, nel bene e nel male (più nel male), a sdoganare il tema dell’omosessualità nell’hip hop — si ricorderà l’esibizione ai Grammy Awards 2001 al fianco di Elton John, organizzata apposta per placare le polemiche sui testi omofobi di molti suoi pezzi. Ma il rap è in parte questo, è poco incline alle cortesie o al linguaggio politically correct: un occhio potremmo chiuderlo, almeno provarci. Anche perché, se chiamati ad esprimersi sull’argomento, gli elettori si dichiarano in maggioranza contrari ai matrimoni gay — è successo in alcuni Stati americani prima della sentenza della Corte Suprema — , c’è poco da starsela a prendere con Eminem. O no?

Nell’estate del 2007 sei candidati alle primarie democratiche su otto — tra i quali Barack Obama e Hillary Clinton — parteciparono ad un dibattito televisivo organizzato da Logo TV, un canale per gay, lesbiche, bisessuali e transgender (i repubblicani rifiutarono l’invito). Nell’occasione Obama e Clinton si dissero a favore delle unioni civili, ma contrari ai matrimoni. La conversione definitiva di Obama è arrivata nel 2012, in campagna elettorale per la rielezione. In un’intervista alla Abc il presidente affermò che le coppie omosessuali hanno diritto a sposarsi, proprio come le altre. Nel frattempo, tra il 2010 e il 2011, era stato abrogato il Don’t Ask, Don’t Tell secondo cui — la norma era entrata in vigore nel 1993 — chi intendeva arruolarsi avrebbe fatto meglio a non riferire le proprie preferenze, così da non restare escluso (a proposito: è notizia di questi giorni la nomina di una persona una cifra gay a capo dell’Esercito). Nel 2013 la Corte Suprema annullò di fatto il Defence Of Marriage Act, la legge federale firmata da Bill Clinton nel 1996 che dichiarava validi i soli matrimoni tra eterosessuali. Nel 2015 la svolta decisiva, dopo la disputa tra qualche Stato e le Corti federali. Hillary Clinton, fresca di candidatura per il 2016, intanto si stava portando avanti con il lavoro, sostenendo le più recenti posizioni della Casa Bianca.

Ora, mentre accadeva tutto questo che abbiamo incautamente riassunto in poche righe, c’era SoulStice che prendeva la questione di petto. SoulStice — che fuori dal rap si chiama Ashley J. Llorens e ha un lavoro importante alla Johns Hopkins University — è un artista underground, autore di apprezzati dischi underground — North by Northwest: Solid Ground (2005) e Dead Letter Perfect (2007) — , sebbene la fortuna e il successo non aiutino sempre gli audaci. Soprattutto quando, scientemente, decidi di restare un sacco underground. Nel 2009 rilasciava Strange Kinda Love, traccia contenuta in Beyond Borders, una delle sue ultime fatiche musicali. Il brano è un messaggio d’amore universale. Coppie miste, coppie omosessuali, coppie etero dello stesso colore. Cosa importa? Quello che SoulStice afferma è elementare, ma scardina anni e anni di “machismo” nell’hip hop.

SoulStice — Strange Kinda Love

L’hip hop sta attraversando una strana fase. Sarà perché gente tipo Kendrick Lamar ha messo in discussione il dogmatismo sfrenato, giudicato dalla nuova generazione ipocrita e vetusto. Musicalmente è una commistione di stili, il cui impegno — da tempo ormai — travalica i confini del ghetto. Non è più, solo, una questione dei neri per i neri e di neri con i bianchi, è una questione di individui in una società interdipendente. È lo step successivo: capire cosa può dare oggi — dalla moda al linguaggio allo stile — una subcultura di enorme impatto. 
Da queste vicende possiamo trarre un solo insegnamento: non esisteranno più barriere — ideologiche, culturali, razziali — semplicemente quando non esisteranno più. Negli Stati Uniti, in Italia, altrove.

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