«I Am What I Am»

Oggi sono 20 anni dal debutto ufficiale di JAY Z. “Reasonable Doubt” uscì il 25 giugno del 1996

La telecamera inquadra un uomo al quale è stato riservato il posto d’onore. Sorseggia una bibita e dietro gli occhiali scuri non lascia trasparire alcuna emozione. Lo sguardo è fiero e sembra scrutare tutti dall’alto verso il basso. Shawn Carter, questo il suo nome, è in attesa. A breve la moglie si esibirà sul palco allestito all’interno del Superdome di New Orleans, dove si disputa la finale del Super Bowl tra Baltimore Ravens e San Francisco 49ers. Di recente, in piena campagna elettorale, Barack Obama e Shawn Carter si sono incontrati in più occasioni. E in una delle tante, il presidente statunitense ha notato, tra il serio e il faceto, quanto entrambi siano offuscati dalla fama delle rispettive mogli. Il siparietto si è tenuto in un locale di proprietà di Carter, il 40/40 Club di New York.
Il nome Shawn Carter ai più dirà poco. Per la maggior parte delle persone lui è JAY Z (un volta si scriveva con il trattino, così: Jay-Z).
JAY Z, JAY Z… JAY Z, chi? Il marito di Beyoncé.

Un giovanissimo Shawn Carter, 1994

L’immagine pubblica di Shawn Carter ha un’impennata nel 2005. Non grazie a Beyoncé, con la quale è già fidanzato, ma perché in quell’anno diviene presidente della più prestigiosa etichetta hip hop, la Def Jam. Per intenderci: ciò che la Motown è stata per il soul, la Def Jam lo è per il rap.
All’epoca JAY Z è un personaggio noto tra gli addetti ai lavori. È considerato uno dei migliori rapper di sempre (secondo MTV migliore persino delle leggende Tupac e Notorious B.I.G.) e nel 2003 la stampa specializzata gli riserva un trattamento privilegiato dopo l’annuncio del suo ritiro dalle scene. The Black Album, uscito il 14 novembre, sarebbe dovuto essere l’ultimo lavoro. In seguito il disco verrà remixato e riproposto in tutte le salse, dal Grey Album di Danger Mouse, al Brown Album di Kev Brown, passando per le rivisitazioni — alcune anche a distanza di anni — di Pete Rock o del duo spagnolo Cookin’ Soul. In verità nel 2004 è di nuovo fuori, in una produzione a quattro mani con R. Kelly. I due bissano l’esperimento Best Of The Both Worlds del 2002 ed è un discreto successo. Peccato che litighino durante il tour, quindi annullato anzitempo.
Per entrare nel personaggio occorre però un ulteriore passo indietro. La vita artistica di Shawn Carter è la tipica espressione della strada. Delle vie di Brooklyn, in particolare. Di storie da raccontare ne ha molte: i problemi in famiglia, la violenza, lo spaccio di droga ai tempi della scuola. È l’archetipo del rap, il gangster che decide di mettere in rima la crudeltà quotidiana. Ma c’è una differenza tra lui e gli altri. Gli altri entrano ed escono di galera e nel tempo libero scrivono qualche barra, lui invece prende subito coscienza di essere una potenziale macchina da soldi. Sono gli anni della golden age dell’hip hop e della faida che vede contrapposte East e West Coast, anche se Shawn vorrebbe starsene alla larga. Purtroppo il proposito gli riesce a metà, data l’amicizia che lo lega a Notoriuos B.I.G. e al produttore Sean Combs (Puff Daddy, esatto. O Diddy, se preferite). JAY Z partecipa in Life After Death (1997) di Notorious nel brano I Love The Dough, ma precedentemente (e a parti invertite) avevano collaborato nel pezzo Brooklyn’s Finest in cui rivolgono qualche parolina di troppo a Tupac. È il 1996, l’anno di debutto per JAY Z con Reasonable Doubt. Dopo essersi sbattuto nell’underground newyorkese decide dunque che è giunto il momento del grande salto. E lo fa nel suo stile perché Shawn, per cominciare, non vuole firmare per un’etichetta, anche fosse la più prestigiosa. Lui fonda un’etichetta.

Molti artisti hip hop si sentono arrivati al primo contratto. Non Carter. Per capirne la filosofia è sufficiente ascoltare il disco di debutto, che ottiene presto i favori del pubblico e della critica. L’album è la sua impronta di hustler, di colui che si dà da fare.
La Roc-A-Fella Records viene creata verso la seconda metà degli anni ’90 insieme ai soci Damon Dash e Kareem “Biggs” Burke. Il nome Roc-A-Fella è riconducibile ad un gioco di parole che richiama i Rockefeller, il che la dice lunga sulle intenzioni del trio. In poco tempo la scuderia ingaggia tra i più bravi artisti emergenti (Memphis Bleek, Beanie Sigel, Freeway e a seguire i più conosciuti M.O.P. oltre che l’astro nascente Kanye West) e si afferma immediatamente quale punto di riferimento per la scena hip hop americana. Nel frattempo prosegue anche la carriera solista di Shawn, il quale mostra una solida sensibilità musicale. Con lui collaborano Lenny Kravitz, Chris Martin dei Coldplay, Linkin Park e Justin Timberlake. Al suo fianco ci sono poi i fedelissimi, su tutti Pharrell Williams. Questo fino al 2003. Dopodiché, Carter, decide di fare il produttore a tempo pieno. Un po’ come Puff Daddy, che intanto ha cambiato nome d’arte non si sa quante volte.

Ancora un giovane JAY Z in un video di Big Daddy Kane

Senza Tupac, morto nel 1996, e senza Notorious, ucciso l’anno successivo, quelle che un tempo erano certezze ora cominciano a vacillare[7]. Non che manchino grandi artisti nelle due coste rivali, ma restano irrisolte alcune questioni. Come ad esempio designare il nuovo Re di New York.
A ripensarci oggi, la sfida a colpi di rime talvolta violente tra JAY Z e Nas (anche il secondo era un amico dell’indiscusso Re, Notorious), appare una formidabile trovata commerciale. Tra il 1999 e il 2004 se le danno di santa ragione, sobillando spaccature e fazioni. Ma un giorno arriva l’imprevisto. Nas, è il 2005, viene annunciato a sorpresa da JAY Z durante il concerto I Declare War (quale migliore occasione se non quella in cui si autoproclama padrone dell’hip hop?) e i due si esibiscono l’uno al fianco dell’altro davanti ad un pubblico in delirio e rintontito dall’evento. Pace fatta tra i due massimi esponenti della Grande Mela. Poco dopo si verrà a sapere che Nas ha firmato per la Def Jam.
Come Shawn Carter diventa presidente della più famosa etichetta hip hop è un fatto abbastanza curioso. Quasi subito la Roc-A-Fella inizia a distribuire gli album dei propri artisti attraverso la Def Jam. Sta per scadere il contratto e i tre soci Dash, Burke e Carter trovano un accordo che prevede il divorzio di quest’ultimo solo dopo la vendita, pari al 50% visto che la restante quota era stata già ceduta, della Roc-A-Fella alla Def Jam. Il fatto è che alla Def Jam la soluzione non convince perché JAY Z, da quanto se ne sa, è in procinto di passare alla concorrente Warner con una nuova etichetta. Così gli offrono la presidenza della label, che lui accetta. E non abbastanza pago, alla fine Carter terrà per sé il marchio Roc-A-Fella. Un anno più tardi si prende addirittura il lusso di tornare in pista e pubblica l’album Kingdom Come: il titolo riassume bene.

JAY Z e Nas, fonte: The Source

Da presidente e Ceo della Def Jam, “l’acquisto” di Nas — con il quale si era insultato fino al giorno prima — è oltremodo il suo capolavoro, ma è sempre a lui che dobbiamo la scoperta e l’affermazione di una star internazionale come Rihanna. Il balzo nel mondo dell’imprenditoria, però, si compie non appena Shawn inizia ad allargare i propri orizzonti. È un passaggio quasi scontato, anche perché da alcuni anni si era dato all’abbigliamento con la Rocawear. Si tuffa in seguito nel marketing e nello sport, diventando comproprietario della squadra di basket dei New Jersey Nets, che lui trasferirà a Brooklyn.
La vigilia di Natale del 2007, a tarda ora e in modo un po’ inusuale, la Def Jam comunica che a partire dal 31 dicembre JAY Z non ne sarà più il presidente. Non è l’inizio del declino, come qualcuno comincia a sussurrare e, sotto sotto, a sperare. Nell’aprile del 2008 si allea con la Live Nation, che si occupa di distribuzione di biglietti per concerti, e dà vita alla Roc Nation, la sua nuova etichetta. Shawn Carter è ormai un uomo di successo, ricco (il suo patrimonio è spropositato, non contando i compensi della moglie Beyoncé) e si conferma un abile stratega che sa cosa prendere e quando lasciare. Forbes lo annovera tra i paperoni della musica e tra i più influenti al mondo. È il Re, ma non nel senso di una specifica collocazione geografica, tipica di molti artisti hip hop. La città è presa e fermarsi ora sarebbe per lui una visione troppo miope. Shawn scruta un orizzonte che va ben oltre la sua New York.

Al solito non mancano le leggende. Da Elvis a Michael Jackson, qualche storia bizzarra tocca a tutti. E JAY Z, a sentire certe strambe teorie cospirazioniste, sarebbe un affiliato degli Illuminati fin dal 1996 quando rilascia Reasonable Doubt. Apparirebbe del tutto evidente nel branoD’evils (Dear God, I wonder can you save me / Illuminati want my mind, soul, and my body / Dear God, I wonder can you save me / Secret society, tryna keep they eye on me / Dear God, I wonder can you save me / Illuminati want my mind, soul, and my body / Dear God, I wonder can you save me / I can’t die, I can’t die, I can’t die), o ancora nelle foto che lo ritraggono mentre fa il triangolo con le mani, che al limite rappresenta il diamante della Roc-A-Fella. Un marchio di fabbrica, insomma, ma tant’è.

Shawn è il tipico self-made man americano. L’ultima, presunta, attività da gangsta è datata 1999, quando secondo testimoni accoltella in un locale — fortunatamente senza gravi conseguenze — un tale di nome Lance Rivera, professione discografico, colpevole a suo dire di avere piratato Vol. 3, Life and Times of S. Carter di imminente pubblicazione. Con il trascorrere degli anni le scorribande sono di tutt’altro tenore. Ad esempio dopo una visita a Cuba — in occasione del quinto anniversario di matrimonio con Beyoncé — che quasi si trasforma in un caso diplomatico per l’eccessiva pedanteria di due parlamentari repubblicani della Florida.
Il 21 gennaio Beyoncé canta — in playback, ammetterà qualche giorno più avanti — l’inno statunitense per la cerimonia di insediamento di Obama. Nel frattempo il marito, occhiali scuri d’ordinanza, stringe mani importanti lontano dagli occhi indiscreti delle telecamere.
Da vero Re.


Questo è uno stralcio del mio ebook RAP. Viaggio nella generazione hip hop, (40k, 2014). Una prima versione di questo articolo venne pubblicata su T-Mag il 12 aprile 2013.

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