Li vediamo così, tutti i giorni. Siamo come loro, così, tutti i giorni. Una volta si parlava del callo da Blackberry, ora il fenomeno è andato oltre gli uffici e siamo, quasi letteralmente, tutti incollati al nostro smartphone.
La domanda è quindi d’obbligo, che sta succedendo? E soprattutto, cosa ne fanno i millennials?
Sono due i motivi per il nostro interesse verso i millennials:
- Le loro abitudini d’acquisto, la loro cultura economica, è in fase di formazione.
- Perché hanno gadget da €700 in mano e i genitori si accontentano di uno ZTE?
Con Offic.in/a abbiamo condotto nel Q4 2013 una ricerca per evidenziare alcune peculiarità sull’uso che i giovani fanno dello smartphone e sul rapporto — ormai profondo ed imprescindibile — che hanno con i cellulari di nuova generazione.

Cosa abbiamo scoperto:
Il 93% ha dichiarato di controllare il proprio smartphone nei primi 15 minuti dal risveglio, segno della necessità di riprendere immediatamente il contatto con il mondo esterno interrotto dalla notte.
Infatti, lo smartphone è utilizzato per quasi il 30% per navigare in rete (27%), per mandare messaggi di testo (26%) e solo per il 19% per telefonare.
Questo trova conferma nell’identificazione dello smartphone come simbolo di comunicazione (55%) e socialità (19%), concetti che vanno oltre il semplice utilizzo del dispositivo.
Non solo l’utilizzo ma anche la personalizzazione e l’organizzazione diventa un elemento di differenziazione.
Il 63% ha dichiarato di avere l’abitudine di personalizzare lo sfondo con immagini e foto ed il 61% di questi organizza le proprie applicazioni secondo un ordine definito, come ad esempio cartelle o schermate specifiche.
App, abitudini di download e di acquisto
Il 73% dichiara di avere scaricato sul proprio device applicazioni branded, cioè create da un’azienda specifica (al netto delle applicazioni social come Facebook, WhatsApp) e ben oltre la metà degli intervistati (58%) ha dichiarato di aver fatto acquisti direttamente dal dispositivo mobile, segno di una maggiore abitudine dei giovani al mobile commerce.
I millennials sono in generale sensibili al passaparola ed al prezzo di una applicazione, preferiscono i consigli degli amici e si dichiarano influenzati e condizionati dal costo di un’APP.
Per il 55% il fattore più importante per scaricare un’app è il suggerimento degli amici, mentre uno su quattro ha dichiarato di essere influenzato dalle proposte dello store online (iTunes, Playstore). La pubblicità è invece efficace solamente per il 9% degli intervistati.
Musica, multimedia ed intrattenimento sono le applicazioni più presenti nei dispositivi dei giovani italiani, seguite da sport, tecnologia e fashion.
Gli utenti sono estremamente attenti alle applicazioni scaricate sul proprio dispositivo, al loro uso ed alle aspettative di utilizzo e le cancellano con molta facilità se non utilizzate abbastanza (67%) o se non in linea con le loro aspettative (24%).
Un mondo sommerso
I dati sono importanti, ma la nostra ricerca sui millennials necessitava di più. Abbiamo quindi integrato i dati con una indagine qualitativa realizzata attraverso l’analisi di schermate di iPhone di millennials di tutto il mondo per coglierne pattern specifici di utilizzo del dispositivo e delle applicazioni, ma anche tratti della personalità e trend generazionali.
Ne è emersa una fortissima tendenza ad utilizzare lo smartphone come strumento di rappresentazione più che di comunicazione. Lo smartphone diventa per i giovani un ambiente privato, al pari di un diario o della propria camera da letto, in cui creare nuovi codici e linguaggi per raccontare la propria personalissima storia.
La tendenza dei millennials è quindi di ricercare strumenti (device and apps) e codici (Selfie, Emoji, etc) per affermare la propria presenza. Presenza che si racchiude nel sintentico hashtag #me
#me è la storia più potente
In un mondo che vive di storytelling, la propria storia diventa la più potente, motore di socialità e segnale di fragilità, l’unica che racconta veramente la contemporaneità di questa generazione.
Per le aziende diventa quindi cruciale intercettare questa esigenza narrativa dei millennials e agire incrociando e potenziando le genuine storie dei millennials.
Sarà importante possedere il #Me. Il fattore che consente alle aziende di entrare in quel misterioso e personalissimo mondo dei millennials.
Sempre che siano pronte ad entrarci. Perché questa porta è tutt’altro che spalancata.
La ricerca completa è scaricabile da www.offic.in/a/#me
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