Cosa sappiamo del testamento biologico?
La tutela del diritto alla vita della persona ha occupato una parte del dibattito su stampa, mezzi di comunicazione e ovviamente anche social network, soprattutto all’inizio di quest’anno, dopo la pubblicazione della legge che regola questo diritto (*).
Non serve (e non ci sembra il caso) fare riferimento ai fatti di cronaca che hanno scatenato comunque un dibattito molto intenso, con posizioni anche estreme; inoltre non possiamo cercare nella cronaca la risposta alle domande che probabilmente ci siamo posti o ci poniamo riguardo alla fine della nostra vita, alla necessità umana di controllare anche quel momento.
Il Consiglio di Stato ha appena reso esecutiva la legge del Dicembre 2017; è il momento giusto per riepilogarne i contenuti.
Di cosa parliamo?
Il Testamento biologico
Con Biotestamento si intende la possibilità concessa a ognuno di noi, anche non iscritto al Servizio Sanitario Nazionale, di lasciare oggi indicazioni riguardo ai trattamenti sanitari a cui intende o non intende essere sottoposto nel caso in cui non potesse più prestare il proprio consenso.

Cosa prevede
La legge sul biotestamento prevede che nessun trattamento sanitario possa essere iniziato o proseguito senza il consenso libero e informato della persona interessata. Ognuno può predisporre un documento, che si chiama: “Disposizioni Anticipate di Trattamento” (DAT), che raccoglie tutte le nostre intenzioni, redatte quando siamo perfettamente in grado di intendere e volere: si può indicare a quali esami, scelte terapeutiche, trattamenti sanitari si desidera essere sottoposti. Possiamo anche, nello stesso documento, indicare un fiduciario, ovvero una persona di nostra fiducia delegata ad esprimere la nostra volontà; a questa persona i medici dovranno rivolgersi come unico referente per le decisioni.
Quali indicazioni comprende?
La norma lascia ampio spazio: possiamo infatti decidere se indicare solo cosa fare, dal punto di vista medico, in caso di incidente o di una specifica malattia o condizione.
Per orientare correttamente il medico è necessario che le indicazioni che lasciamo siano chiare; il Ministero dovrà predisporre dei moduli (facoltativi) che ci possono aiutare in questo senso.
In particolare, tema sul quale l’opinione pubblica si è divisa, anche nutrizione e idratazione artificiale sono considerati trattamenti sanitari, dato che servono al mantenimento in vita anche in caso di impossibilità di miglioramento delle condizioni.
Cosa ne consegue?
In presenza di un documento di DAT da noi redatto mentre siamo in piena capacità di volere, i medici dovranno attenersi alle nostre disposizioni, o alle indicazioni del fiduciario da noi nominato, anche contro il parere di parenti e congiunti che abbiano il diritto a decidere per la nostra vita.
Ma come fanno i medici a sapere…?
Verrà istituito un Registro nazionale dei DAT, che dovrà essere disponibile ai medici da qualsiasi punto e in qualsiasi momento. Come già accade per il gruppo sanguigno quindi, di cui alcuni portano sempre con sé insieme ai documenti di identità, potremo indicare l’esistenza di un DAT depositato in quella banca dati.
Cosa fare per redigere un DAT?
Il DAT si dispone con
- Atto pubblico;
- Scrittura privata autenticata (notaio);
- Scrittura privata consegnata di persona all'Ufficio dello Stato Civile del Comune.
E’ il Comune a dover predisporre un registro per raccogliere i DAT; questo passaggio compete all’Ente territoriale perché:
- È dovere esplicito del Comune provvedere al pieno sviluppo della persona ed alla sua autodeterminazione;
- Deve tutelare la salute fisica e psicologica dei suoi cittadini;
- Deve tutelare la libertà di scelta;
- Deve informare e può farlo capillarmente;
- Se predisposta dal Comune, la pratica è gratuita; questo rimuove eventuali ostacoli economici a carico di chi volesse lasciare le proprie disposizioni.
Cosa fare ora?
Se pensi di voler redigere il tuo Testamento Biologico puoi recarti in Comune, presso l’ufficio di Stato Civile, dove sapranno darti tutte le necessarie informazioni: basta una telefonata per fissare un appuntamento.
E’ un diritto di cittadinanza che ogni persona deve poter esercitare; ci sembra che alcune delle informazioni acquisite presso il nostro Comune siano meno chiare di quanto la legge dispone (ad esempio ad Oleggio sembra indispensabile la presenza di un fiduciario, indicata come opzionale dalla Legge). Solo l’esercizio di questo diritto potrà stimolare l’amministrazione locale a rendere più chiaro e facile per tutti questo percorso di civiltà.
(*)
Quali sono le norme che regolano il Biotestamento?
Legge n. 219 del 22 dicembre 2017: “Norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento”
pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale il 16 gennaio 2018
entrata in vigore il 31 gennaio 2018
Si richiama quanto indicato dalla Costituzione:
- Art. 32
La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.
Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.
Dalla Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea
- Articolo 3 — Diritto all’integrità della persona
1. Ogni individuo ha diritto alla propria integrità fisica e psichica.
2. Nell’ambito della medicina e della biologia devono essere in particolare rispettati:
- il consenso libero e informato della persona interessata, secondo le modalità definite dalla legge
e dallo Statuto Comunale
- Art. 3 — Finalità
Il Comune rappresenta e cura unitariamente gli interessi della propria comunità, ne promuove lo sviluppo ed il progresso civile, sociale ed economico, finalizzato all'affermazione dei valori umani ed al soddisfacimento dei bisogni collettivi (…)
- Art. 4 — Tutela della persona
(Il Comune) Concorre a garantire, nell’ambito delle sue competenze, il diritto alla salute; si adopera per renderlo effettivo, con particolare riguardo alla tutela della salubrità e della sicurezza dell’ambiente e del posto di lavoro, alla tutela della maternità e della prima infanzia.
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