Vintage, la parola magica che trasforma ciò che è consumato in qualcosa di dorato

Sei mai entrato in un negozio vintage e sei rimasto scandalizzato dopo aver visto i prezzi? Ti sei mai chiesto perchè quella pelliccia di 30 anni costa più del tuo affitto mensile? Allora stai per scoprire il potere di una storia ben raccontata!


Prima di cominciare dobbiamo però distinuguere il termine di seconda mano da quello di vintage: sono come due universi differenti. Obbietivamente entrambi si riferiscono ad oggetti usati e non più così desiderati, ma ciò che contraddistingue il vintage di tanto valore è la storia alle sue spalle. Sia una maglietta sbiadita indossata a Woodstock che un anello portato dalla nonna negli anni della Prima Guerra Mondiale, questi oggetti portano in sè il marchio dei tempi passati che li rende così preziosi. Pensi che il prezzo ora abbia un po’ più di senso?

Tuttavia, come mai le storie portano così tanto valore? Che cos’è che ci fa investire di più nelle cose che portano in sè un valore sentimentale? Prendiamo, per esempio, la scrivania di Napoleone o la vecchia macchina fotografica di Bill Cunnigham. Alla fine, siamo spesso pronti a spendere di più per comprare qualcosa di vecchio, che ci evoca le emozioni della sua storia passata. Ciò può essere molto ultile anche per tutti coloro che vogliono immergersi nel mondo delle vendite degli oggetti unici.

Il tempo in cui viviamo porta il marchio del consumismo, fino al punto in cui abbiamo rischiato di uccidere l’identità dei produttori e degli loro oggetti. Allora la possibilità di narrare una storia, che possa veramente alzare il valore dei prodotti, offre qualcosa di speciale — qualcosa che ci fa connettere con i prodotti — una loro anima.

Però, costruire e narrare una storia non è facile: ogni storia buona dev’essere autentica, deve saper trasportare e sopratutto dev’essere ben narrata. Perchè la connessione emotiva non ha prezzo. Ti ricordi della campagna pubblicitaria per il Master Card che poneva l’accento sul “priceless”, sul fatto che l’esperienza non ha prezzo? Lo avevano già capito allora e noi lo vediamo pure oggi. E quando si tratta del vintage, non importa se l’oggetto sia invecchiato o quasi nuovo, quelo che importa è la qualità che porta in sè, ed il valore emotivo che aggiunge alla qualità molto di più di quello che potevi immaginare.

Con la technologia sempre in corsa verso il futuro, pare quindi che si sia sviluppato un movimento parallelo che ci riporta nella direzione opposta, verso il passato, in un’onda del rinvigorimento dei “bei tempi che furono”. Inaugurato in un primo tempo dalla cultura degli hipster, si è esteso in ogni direzione possibile ed ora include tutte le età, entrambi i sessi ed ogni gusto, sia che si tratta di musica, di arte, di moda oppure di interior design. Tutto si unisce sotto il velo dell’emozione e di questa conessione.

Tutto sommato, non importa da quale angolo lo osservi, arrivi alla stessa conclusione: dobbiamo riconoscere come la dimensione emotiva alzi il valore e la qualità dei prodotti. Allora, la prossima volta che ti troverai in un negozio vintage saprai perchè quella pelliccia costa più del tuo affitto e, chissà, forse lo comprerai anche!


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