La regola del Financial Times.

L’etica come vantaggio competitivo?


Questa mattina sul feed di Linkedin, un contatto ha postato una citazione del celeberrimo Warren Buffett:

Nelle persone cerco intelligenza, energia ed integrità. Se non hanno la terza, non mi facciano perdere tempo.

Questa frase mi ha ricordato mio padre, imprenditore pragmatico, lui amava ripetermi “Qualsiasi cosa fai, fai attenzione che non vada contro la tua coscienza. Al mattino ti devi fare la barba e devi poterti guardare tranquillamente allo specchio”.

Ho sempre creduto che questa attitudine alla lunga sia vincente negli affari.

Le conferme che ho avuto sono arrivate per via indiretta, ad esempio, vedere quotidianamente scandali sui giornali che coinvolgo imprenditori e manager ha rafforzato la mia convinzione.

In tutta onestà, non ho evidenze empiriche di una correlazione positiva tra etica e successo. Come tutti, ho anche visto e vissuto esempi di persone che hanno avuto successo nonostante un livello di etica molto basso.

Ho preferito razionalizzare queste situazioni con due considerazioni:

(1) non ho tutti gli elementi per giudicare, dire cosa sia giusto o cose sia sbagliato a volte è difficile.

(2) Nei casi in cui un comportamento decisamente sbagliato l’ha fatta franca ed è stato addirittura premiante, mi piace pensare che la vita si guarda in un orizzonta temporale più lungo.

Partendo da queste considerazioni, ho deciso di fare mia la regola che ho letto in un libro di management molti anni fa.

Nel prendere una decisione prenditi un secondo in più per domandarti, e se la mia decisione finisse sul Financial Times di domani ne sarei orgoglioso o me ne vergognerei?

Negli anni, questa è stata la regola che ci siamo dati col mio team e che valutiamo maggiormente quando decidiamo di investire tempo e risorse in delle persone.