Contro le FEMEN

poco arrosto dietro il fumo dei furbi

Se dovessi elencare le caratteristiche precipue di quello che molti di noi chiamano “Il Sistema” (indipendentemente dal fatto di capire effettivamente cosa esso sia e come funzioni), una delle prime e forse la più importante sarebbe questa: la sua capacità di essere l’esatto contrario di ciò che ai più appare, e di monetizzare tale capacità senza che siano in troppi ad accorgersene.

Un esempio che in questo ultimo periodo ha messo a dura prova le mie facoltà di sopportazione, non tanto per il fenomeno in sé, quanto piuttosto per la disarmante massa di presunti libertari, anarchici, fricchettoni e cosiddetti alternativi che continuano imperterriti ad andarci dietro, è indubbiamente il cosiddetto movimento delle FEMEN.

by Lebal Drocer, Inc

Descrivere le FEMEN è molto semplice: un gruppo di donne che mostrano le tette in pubblico e si imbrattano di scritte “grunge style” per denunciare la cultura sessista, i soprusi a danno del genere femminile, e via discorrendo. Ora, per quanto si debba essere (ovviamente) d’accordo nel merito dei concetti astratti che queste tipe intendono promuovere, indipendentemente dal metodo scelto (che a mio avviso è un tantino contraddittorio, visto che la prima cosa che farei per evitare di identificare una donna con la bellezza delle sue grazie sarebbe in prima istanza coprirle, per evitare almeno che ci caschi l’occhio, e subito dopo sostituirli almeno con la valorizzazione di ben altri dettagli), l’analisi che vorrei proporre si colloca abbondantemente a monte, molto più spicciola, e terra terra. Si tratta di tornare a vedere un immagine non per ciò che suscita istintivamente (attraverso un complesso di “tag mentali” che evidentemente rischiano di inquinare, e di molto, le nostre capacità di giudizio), ma per ciò che è e solo per ciò che è.

Ebbene, signori miei, scorrendo una qualsiasi galleria di immagini relative a questo movimento di nudiste arrabbiate, voi cosa vedete? Soffermiamoci un attimo su alcune delle miriadi di scatti che chiunque di voi può vedersi passare davanti in qualsiasi ricerca Google Immagini…

by Lebal Drocer, Inc
by All the World Blog
Foto di gruppo. Estremamente estemporanea e casuale.

Ragazze quasi tutte estremamente giovani, cosa che mi induce a dubitare sulla loro essenza di attiviste, visto che un movimento con queste caratteristiche tematiche dovrebbe annoverare gente di qualsiasi età maggiorenne.

Ragazze tutte estremamente carine, cosa che ulteriormente suffraga il sopraccitato dubbio, visto che a questo mondo ci sono i belli ma anche i meno belli, e non credo che i meno belli non possano fare gli attivisti nudisti. Non che essere carini sia un reato, e ci mancherebbe. Ma da qui a fotografare solo e unicamente gente bella a titolo di rappresentazione del movimento, mi pare che ce ne passi.

Le nuove facce dell’imprenditorialità nella nuova Russia.

Ragazze tutte rigorosamente snelle e sinuose, le cui pance senza un filo di grasso fanno pensare, con assoluta certezza, a un training fisico così costante da paragonarsi solo a quello standard di top model e operatrici nei settori dello spettacolo, del cinema e della televisione, cosa che definitivamente mi induce a negare che siano delle attiviste.

Ragazze che compaiono otto volte su dieci in fotografie studiate ad hoc da abili sguardi fotografici, spesso con realizzazioni in studio, cosa che mi sembra cozzare frontalmente con l’idea stessa di un movimento spontaneo sorto dal basso, e via discorrendo.

Nuovo pane per i denti dei cosiddetti creativi del marketing.

Ragazze che spesso e volentieri mostrano seni visibilmente modellati dalle mani altrettanto esperte di un chirurgo plastico, cosa che una volta per tutte mi fa dire che queste tutto sono fuorché delle manifestanti da centro sociale. (Perché mai una donna inneggiante ai valori dell’ambiente, dell’ecologia, della natura e naturalità naturistica del vivere, dovrebbe desiderare e ottenere un corpo diverso dal suo?)

Un’attivista. Innegabilmente.

Ovviamente non sono l’unico ad aver avuto questi dubbi. Ecco una notizia riportata tra l’altro da Wikipedia e facilmente ritrovabile nel Web che sembrerebbe confermare nei fatti (anche se io, come direbbe Crozza, non ci credo e non voglio crederci) quello a cui molto più comodamente sono arrivato col semplice ragionamento.

Daryna Chyzh, giornalista televisiva ucraina del canale 1+1, è riuscita ad infiltrarsi all’interno del movimento. Secondo il suo reportage, dopo aver partecipato ad una sorta di “provino” ed essersi fatta fotografare a seno nudo, la giornalista si sarebbe trasferita a Parigi per seguire un training su come mostrarsi dinanzi alle telecamere e come denudarsi in maniera eclatante. Daryna avrebbe poi partecipato ad una manifestazione anti-islamica a seno scoperto in un distretto musulmano della città. La reporter ha anche rivelato che le attiviste FEMEN, oltre ad aver spesato viaggio in aereo, taxi, vitto e alloggio, nonché trucco e cosmesi, percepirebbero un compenso di circa 1000€ al mese, mentre le dipendenti dei vari uffici coordinativi di Kiev arriverebbero a percepire 2500€ mensili, il che è molto, in un paese in cui lo stipendio medio d’un lavoratore arriva sì e no a 500€. Sempre secondo quest’inchiesta, dietro il movimento si celerebbero importanti personalità del jet set europeo. Il movimento FEMEN nega ogni addebito e ha già intentato causa contro la giornalista ed il network televisivo che ha ospitato il suo reportage.

Insomma, come volevasi dimostrare, il movimento delle FEMEN sembrerebbe configurarsi, almeno stando alla come minimo perfetta sovrapponibilità tra ciò che un occhio sufficientemente smaliziato vede e ciò che una giornalista si è presa la briga di confermare, come ennesima trovata pubblicitaria in forma di specchietto per allodole (per non dire allocchi), ennesima agenzia di puro marketing, ennesima macchina per succhiare risorse alla società civile attraverso l’effetto-matrix di un furbo miscuglio di slogan e immagini.

Ma la cosa che più mi indigna, e che indigna anche associazioni che si occupano di donne e che hanno giustamente raccolto il dissenso di una larga fetta di pensiero femminista (penso agli amici di Pari e Uguali, di Padova), è la seguente: Come si può pensare di combattere una certa cultura, se i metodi utilizzati per combatterla la ripropongono tale e quale, per giunta moltiplicata all’ennesima potenza? Come si può pensare di proporre un sacrosanto concetto di donna basato su meriti e intelletto, quando le dirette interessate sono le prime a glorificare la centralità del bel corpo da sit-com americana, palestrato e inteso come univoco standard di affermazione sociale?

Ma soprattutto, come osano queste troiette dell’ultim’ora, che il giorno prima sciamavano con i loro trolley alla stazione centrale di Milano in cerca di qualche agenzia per cui posare nude e fare qualche soldo rapido, fregiarsi di concetti come decrescita, ugualitarismo e democrazia?

Tripudio di raffinatezza e buon gusto nel primissimo banner delle FEMEN, fatto prontamente sparire nel nuovo sito.

Ancora una volta, la destra e la sinistra del pianeta si piegano sorridenti al sua maestà il denaro, che da dietro le quinte tutto muove e tutto amministra. E noi dietro a votare.