Noi ci siamo

Una serie fotografica su Riace, i suoi volti e le sue identità

Alcuni dei ritratti di Noi ci siamo, progetto fotografico di Caroline Gavazzi

Testo e fotografie di Caroline Gavazzi. [Text in english here]

Il mio ultimo progetto è sugli immigrati.

È da parecchio tempo che rifletto sulle odissee e le sofferenze degli immigrati. Ma forse sono i pregiudizi che essi si trovano a fronteggiare che mi disturbano più di ogni cosa. Mi sono quindi ripromessa di andare al di là dei preconcetti e dei cliché, diritto al cuore del problema per gridare al mondo che queste persone sono innanzitutto esseri umani! Persone come noi, con un cuore e con un’anima, che hanno affrontato travagli inimmaginabili costellati di dolore, di perdite e di sofferenze. Individui che hanno ancora molto da dare ed insegnare a tutti noi se diamo loro l’occasione.

In questo mio pellegrinaggio mi sono ritrovata in un luogo straordinario che incarna l’essenza propria di questi concetti: Riace


Riace è un piccolo centro, situato sulla suola dell’Italico stivale, vicino alla punta, proprio di fronte all’Africa, meglio conosciuto in tutto il mondo per il ritrovamento dei mitici “Bronzi”, statue meravigliose lasciateci in eredità in fondo al mare dai tempi della Magna Grecia. Riace è anche un luogo di straordinaria bellezza naturale e primo approdo europeo per gli sventurati migranti che attraversano il Mediterraneo.

Per decenni, l’antico borgo appollaiato sull’Appennino si è andato via via svuotando, vittima di una emigrazione che spingeva la gente a recarsi nelle grandi città e all’estero in cerca di maggior fortuna. Ma nel 1999 accade qualcosa di straordinario. Il sindaco di Riace, Domenico Lucano, accoglie i primi immigrati: rifugiati Curdi in fuga dalla Turchia. Da questo primo incontro prende luce un piccolo miracolo umanitario, che parla di tolleranza ed integrazione.

Alcuni dei ritratti di Noi ci siamo

Il sindaco Lucano ha una semplice illuminazione, quella di riqualificare e restaurare gli antichi edifici abbandonati ed offrili come dimore e centri di formazione per gli immigranti. Questo progetto d’accoglienza e d’integrazione in breve tempo riporta l’antico borgo alla vita. L’economia locale esangue per l’abbandono, riacquista linfa vitale, mentre immigrati ed autoctoni intraprendono insieme un nuovo cammino di armonia.

Nel 1999, all’epoca del primo sbarco, Riace contava solo 300 abitanti. La comunità ha ora raggiunto 1800 persone, dove il numero di immigranti ha superato il numero dei locali. Questa favola che parla di solidarietà, di tolleranza e d’ integrazione continua ed ha un lieto fine. Si tratta di una meravigliosa storia dove tutti sono i benvenuti e dove ci sono solo vincitori.

Alcuni dei ritratti di Noi ci siamo

Mi recai a Riace senza nulla di programmato e senza conoscere nessuno (a parte la mia inestimabile assistente Elisabetta che mi accompagnava) ma con la ferma intenzione di catturare lo spirito del luogo attraverso la mia lente. Dall’istante in cui misi piede nel borgo, carica di tutto il mio voluminoso materiale fotografico, mi resi conto di essere esattamente dove dovevo essere. Nel giro di pochi minuti incontrai una successione di gente straordinaria.

Il mio primo incontro fu con María, una piacevole signora bionda, molto gentile ed amichevole, la quale mi presentò subito un incantevole ragazzo nigeriano di nome Monday (Lunedì) che lavorava presso il Municipio, il quale a sua volta ci presentò al mitico sindaco… il quale ci presentò a numerose persone locali ed immigrati che lavoravano nei vari atelier. Come in una lunga catena di Sant’Antonio, nel giro di poco tempo avevo già conosciuto più di 40 persone!

Un ritratto di Noi ci siamo

Fra queste vi era Mohammed in cerca di fortuna dall’Egitto, Zoya e sua figlia fuggite dal Pakistan, Berhanu perseguitato in Ethiopia, Zahra dall’Afganistan, Gaynell e i suoi bambini Jamar e Kendis dal Camerun, Mombo dalla Nigeria, Fatima dal Gambia solo per menzionarne alcuni che hanno condiviso con me le loro incredibili storie. Tutte cariche di sofferenza ed incertezza, ma portatrici di pace, tolleranza e speranza.

È in questo contesto, unico nel suo genere, che ho voluto realizzare una serie di immagini simboliche dove l’impronta digitale rappresenta l’unicità di ogni immigrato arrivato nelle nostre terre, privato di tutto tranne che della propria identità. È l’unica cosa che gli rimane come persona. La tridimensionalità delle opere, che è frutto della sovrapposizione dell’impronta digitale (stampata su plexiglas) sul ritratto in bianco e nero dell’immigrato (stampato su carta d’archivio Hahnemulhe), ci invita alla riflessione su più aspetti.

L’impronta digitale che di primo acchito evoca un sentimento fortemente negativo, data la sua più frequente associazione con l’attività criminale e la schedatura delle persone (fra le quali gli immigranti), in realtà viene qui interpretata come identità ed unicità dell’individuo. Lo spettatore è invitato infatti ad andare oltre i pregiudizi, e a scoprire la persona che si cela dietro l’immagine. ll ritratto ci ricorda che ogni immigrato è innanzitutto un essere umano, con una sua personalità, storia, afflizioni, affetti e sentimenti, non un “numero”. Un individuo che come tutti noi deve essere trattato con dignità , compassione e rispetto.

Scatti dal making-of di Noi ci siamo. Incontro con gli abitanti di Riace

Caroline Gavazzi

Fotografa italo-francese. Ha studiato fotografia presso Spéos (Parigi) e LCC (Londra). Dopo una carriera di successo nel campo della fotografia commerciale specializzata in interiors e lifestyle (con pubblicazioni per riviste internazionali come Vogue, House & Garden, Country Living) Caroline si dedica, a partire dai primi anni 2000, alla fotografia creativa come naturale evoluzione nel perseguire i suoi interessi intellettuali e la ricerca di nuovi forme di espressione. Attualmente Caroline si concentra su un genere di fotografia che lei definisce “plastica”. Superando una visione realistica, Caroline affronta diversi temi con un approccio simbolico, spesso concentrandosi sull’atto di rivelare ciò che si cela sotto le apparenze. “Progetta” installazioni fotografiche che fanno leva sugli effetti tridimensionali e sullo spostamento visivo creato da livelli materiali, inducendo così gli spettatori a condividere in modo critico le domande che la sua ricerca produce sull’essere. Caroline espone il suo lavoro in fiere, istituzioni e gallerie, e ha appena vinto un premio al MIA Fair.

Scatti dal making-of di Noi ci siamo

Link

Caroline ci ha segnalato questi link sulla storia di Riace

Articoli
Lucano, il sindaco di Riace e l’acqua gratis per tutti
Pietro Bellentani, La Stampa, 18.05.2016

Migranti, il sindaco di Riace nella classifica dei 
50 leader più influenti al mondo di Fortune

Donata Marrazzo, Il Sole 24 Ore, 02.04.2016

Fortune, c’è il sindaco di Riace tra i 50 leader più influenti del mondo
Rai News, 30.03.2016

Il sindaco calabrese tra i potenti della Terra
Alessia Candito, La Repubblica, 30.03.2016

Rifugiati a Riace, dove l’accoglienza serve anche per combattere la mafia
Raffaella Cosentino, La Repubblica, 16.12.2014

Immigrazione: i profughi salvano Riace dal declino
Italia dall’estero, Il Fatto Quotidiano, 20.11.2012

Film documentari 
Il volo, Wim Wenders, cortometraggio
Qui le immagini del making-of

Un paese di Calabria
Trailer del film di Shu Aiello & Catherine Catella (sottotitoli in inglese)

Scatto dal making-of di Noi ci siamo

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