Blockchain e trasformazione digitale: il futuro che ci aspetta

Cefriel
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Jan 14 · 6 min read

di Nadia Fabrizio

“Permettere” lo scambio diretto di valore in reti peer to peer, private o pubbliche, senza terza parte che certifichi o autorizzi lo scambio. Demandare all’algoritmo il consenso umano, passare quindi dall’accordo umano a quello “matematico”. Così possiamo riassumere uno degli impatti più importanti, anche di natura politica, sociale e culturale, portato dal paradigma blockchain.

Per paradigma blockchain si intende la possibilità in una rete “di pari” di scambiarsi valore senza terza parte coinvolta. Come questo possa avvenire, dipende dai diversi protocolli. Oggi la ricerca propone diversi sistemi e approcci.

Il principio base di tutte le reti blockchain è partecipativo: i partecipanti mettono le proprie risorse a servizio della rete, per ragioni di convenienza economica o sociale o qualunque altro tipo, al fine di garantire lo scambio di valore senza intermediazione, diretto, tra le parti. È la rete che garantisce.

Tipicamente, per far sì che la rete possa validare le transazioni, e quindi lo scambio di asset digitali con valore, è necessario adottare meccanismi che impediscano la duplicazione del bene scambiato evitando il cosiddetto “double spending”; affinché ciò possa avvenire, tutti coloro che partecipano al meccanismo di validazione devono poter avere accesso alla lista di tutte le transazioni avvenute sin dall’inizio.

Se si pensa ad esempio a Bitcoin, il sistema permette il trasferimento diretto di criptovaluta senza che vi sia una banca centrale a regolare gli scambi attraverso la possibilità, per tutti i nodi della rete, di verificare le transazioni e accedere allo storico di tutte le transazioni avvenute sin dall’inizio. È come se tutti noi avessimo accesso non solo al nostro conto bancario con la lista delle nostre transazioni, ma a tutti i conti bancari collegati.

Alla base dell’approccio di Cefriel nello studio delle blockchain nei progetti di ricerca e trasferimento tecnologico c’è il principio di comprendere l’impatto nel lungo periodo, al fine di aiutare le imprese a capire i veri potenziali casi applicativi, e avere un quadro aggiornato della maturità tecnologica.

Blockchain è un termine generico che si riferisce a una invenzione tecnica umana (nata dall’intersezione della teoria dei giochi, crittografia e teoria delle reti) che propone un “sistema” alternativo e senza ente centrale per validare transazioni di valore. È innegabile che esista oggi una effettiva esigenza sociale e culturale di sperimentare alternative ai modelli tradizionali di detenzione e scambio di valore, che anche con Internet e il digitale sono rimasti, di fatto, pressoché immutati.

La visione è di completare la rivoluzione di Internet con l’anello mancante, ossia aggiungere al Web e alla capacità di scambiare informazioni, la capacità di scambiare valore direttamente tra le parti senza passare, necessariamente, da una piattaforma che intercetti il valore.

Se guardiamo all’Internet di oggi, alcuni problemi di concentrazione di valore nelle piattaforme (il cosiddetto principio di uberizzazione) o di controllo della informazione (si pensi al caso delle fake news) potrebbero essere superati con approcci decentralizzati.

Il successo delle blockchain come argomento di dibattito e discussione può essere collegato alle crisi finanziarie degli ultimi decenni e al fatto che molti hanno potuto riconoscere nel paradigma la risposta a un bisogno di cambiamento necessario.

Le blockchain sono quindi un potenziale fattore abilitante la trasformazione digitale. Sono sistemi che per loro natura permettono di ripensare i processi in logica collaborativa e di economia circolare e sostenibile.

Uno degli aspetti più interessanti è il potenziale impatto degli smart contracts nelle logiche dei Marketplace collaborativo per attori medi e piccoli, che altrimenti non avrebbero la forza di costruire piattaforme in grado di competere. Se pensiamo a Internet come è oggi, le piattaforme “trattengono” valore (si paga un costo di transazione, spesso alto) a fronte della loro capacità di attivare marketplace.

Smart Contracts per mercati decentralizzati

Le aziende si troveranno sempre più a dover competere in contesti dove è difficile vincere da soli, è quindi necessario alla sopravvivenza mettersi in rete. Diventa quindi auspicabile lavorare per la nascita di blockchain in grado di permettere ai diversi attori della filiera di scambiarsi valore. Secondo tale prospettiva, è possibile prevedere, in futuro, una serie di blockchain pubbliche e private, che collaborino tra di loro, e che siano in grado di interoperare. Tali blockchain non dovranno competere una con le altre, ma essere in grado di comunicare tra di loro e di scambiare valore.

La sfida principale di questa visione innovativa è la necessità di passare dall’attuale fase di immaturità tecnologica e sperimentazione a una fase di maggior prontezza, dove siano disponibili protocolli e sistemi in grado di superare gli attuali limiti all’adozione (si pensi ad esempio al costo energetico e ambientale di Bitcoin, o al tema della instabilità delle blockchain pubbliche).

Dall’osservazione delle direzioni di ricerca e innovazione intraprese negli ultimi tre anni, abbiamo riscontrato la tendenza, dei diversi settori e contesti (medicale, energetico, finanziario) a sviluppare una blockchain di settoreche sia ispirata al paradigma, ma che sia allo stesso tempo in grado di superare i limiti dei primi protocolli. Allo stesso tempo, la ricerca di base, ispirata dal protocollo Bitcoin, si è orientata, soprattutto nelle grandi università americane, cinesi e in Israele a riscrivere nuove blockchain.

In questo contesto di immaturità tecnologica, almeno nel breve periodo, avranno un ruolo fondamentale le blockchain cosiddette private, che sono al momento più mature e disponibili rispetto alle necessità delle aziende. Tuttavia, la sensazione è che in futuro ci saranno blockchain pubbliche e private, comunicanti tra di loro. Ogni settore verticale presenta modelli di governance specifici e diversi, e questo comporta la necessità di blockchain con modelli di governance della rete che siano accettabili.

Il paradigma ha suscitato tanto interesse da parte della stampa e dell’opinione pubblica perché è portatore di un cambio di senso che in sé è comunque già presente nella nostra società, per tutta una serie di fatti economici, finanziari e sociali.

Gli impatti sulla società

Nessuno sa se il paradigma blockchain prenderà davvero l’avvento nel nostro mondo, e chi ne decreta, a fronte del recente crollo di Bitcoin come criptovaluta, la fine certa, forse sta perdendo di vista il senso del paradigma, al di là della specifica realizzazione.

Per secoli l’umanità si è basata su registri centralizzati detenuti da autorità che si facevano garanti. Questo ha condotto alla costruzione di roccaforti, silos non comunicanti. Grazie alla blockchain, e in combinazione con altri strumenti, quali l’intelligenza artificiale o il machine learning, saremo in grado di sostituire le interazioni umane con quelle della “macchina”, che avrà facoltà e potere di decidere di noi e per noi. Se questo sia terribile o auspicabile, se questo sia un bene o un male non ci è dato di sapere. L’auspicio è che la blockchain permetta logiche maggiormente partecipative, collaborative e inclusive e sia forse uno degli strumenti che gli uomini troveranno per migliorare i sistemi attuali, apportando un contributo migliorativo a rispondere ad alcuni limiti di Internet come è oggi (si pensi al problema delle fake news, o alle dinamiche di mercato accentratrici).

Per esempio, nell’ambito dei media e della protezione della creatività o artigianalità, le blockchain con la loro caratteristica di marca temporale indelebile possono permettere la costruzione di sistemi che traccino i contenuti prodotti, difendendo l’autore o il creatore. Ne è un esempio il progetto Videosign svolto da Cefriel.

Nel mondo che ci attende, gli ecosistemi collaborativi giocheranno un ruolo fondamentale. La trasformazione digitale in atto obbliga alla creazione di reti. Il paradigma, una volta che le tecnologie saranno giunte a maturazione, potrebbe essere il fattore abilitante lo scambio diretto di valore negli ecosistemi. L’auspicio è che questo cambio di senso sia nella direzione della sostenibilità, e della democrazia.

Fondamentale il rendere più disponibili le competenze tecnologiche necessarie a comprendere il tema e a valutare la potenziale adottabilità delle stesse nei diversi contesti, oltre che aiutare le imprese a comprendere dove e come possano essere applicate le logiche della decentralizzazione, tenendo presenti limiti e complessità attuali.

Articolo pubblicato originariamente su Tech Economy

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