Il “Laboratorio Blockchain” di Cefriel

Cefriel
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del Blockchain Lab di Cefriel

Il 2017 potrebbe davvero essere l’anno di svolta per iniziare a vedere alcune applicazioni valide della tecnologia Blockchain, trasformando la buzzword del momento in una realtà consolidata.

La tecnologia blockchain abilita la possibilità di mantenere un registro cronologico pubblico distribuito, sul quale è possibile in linea di principio memorizzare transazioni in maniera sicura. Tale paradigma promette di abilitare una vera e propria rivoluzione in svariati contesti, tant’è che numerosi attori, dalle piccole startup alle grandi aziende e alle banche, stanno mostrando interesse per la tecnologia e stanno iniziando a sperimentare quali possano essere i potenziali benefici ad essa connessi.

Cosa facciamo in Cefriel sul tema blockchain?

In Cefriel ormai da alcuni anni esiste una practice che si occupa di studiare e toccare con mano la tecnologia blockchain attraverso attività di ricerca interna e sperimentazione, al fine di comprenderne a fondo i limiti e i punti di forza, oltre che identificare possibili ambiti di applicazione. Tutto ciò con l’obiettivo finale di riuscire ad accompagnare i nostri clienti nel percorso di innovazione che parte dalla comprensione dei bisogni e dei requisiti di business, attraverso la caratterizzazione di potenziali scenari di utilizzo, per arrivare (qualora ve ne siano le condizioni) all’adozione della tecnologia stessa.

Dopo aver iniziato a studiare Bitcoin e provato a sperimentare il funzionamento dei meccanismi che ne stanno alla base, da quasi un anno ci siamo focalizzati sul tema degli smart contract, gli strumenti che permettono di programmare logiche complesse basate sul paradigma blockchain, che vanno al di là degli scenari di pagamento.

A tale scopo abbiamo allestito un laboratorio interno, nel quale abbiamo iniziato sin dal 2013 a fare i primi studi sul sistema Bitcoin, ricreando una criptovaluta privata allo scopo di familiarizzare con i concetti alla base e le modalità di funzionamento. Successivamente, al fine di approfondire il tema degli smart contract, abbiamo ricreato una rete blockchain privata basata su Ethereum, che al momento rappresenta una delle soluzioni specifiche più diffuse a livello globale.

Attraverso questo strumento abbiamo realizzato alcuni progetti concreti implementando possibili casi d’utilizzo, tra cui scenari di “notarizzazione” di contenuti informativi al fine di garantire una “prova di pubblicazione”, di cui un esempio è il progetto realizzato nell’ambito di un’iniziativa promossa da Google descritto in seguito, oppure scenari più complessi che dimostrano le potenzialità della blockchain per regolare l’interazione tra differenti attori appartenenti a un ecosistema. A esempio, in collaborazione con un importante istituto finanziario italiano, abbiamo implementato una soluzione sperimentale per la gestione di voucher per acquisto di beni o servizi: tramite le logiche implementate all’interno degli smart contract inclusi nella soluzione è possibile regolare in maniera automatica, trasparente e sicura il flusso informativo e monetario tra utenti finali, esercenti e enti promotori dei voucher all’interno dell’ecosistema.

Il laboratorio ci ha permesso di accelerare il processo di apprendimento e di sviluppare numerose competenze legate all’implementazione degli smart contract, ma anche relative alle complessità e ai limiti che al momento caratterizzano la tecnologia.

VideoSign: un progetto blockchain per la registrazione di contenuti multimediali in contesti di “lotta alle fake news”

“VideoSign è uno dei più recenti progetti che abbiamo seguito, ed è stato svolto nell’ambito della “Digital News Initiative” promossa da Google, in collaborazione con L’Eco della Stampa - leader in Media Intelligence.

La soluzione che abbiamo progettato e sviluppato è un prototipo di un sistema, che permette di inserire un video all’interno del registro distribuito offerto dalla blockchain, in modo da garantire all’autore la paternità di tale contenuto multimediale e a un qualunque utente, dato il video stesso, di ottenere informazioni sull’autore.

Lo scenario di riferimento è quello di un reporter o utente che riprende un video e desidera pubblicarlo sul web senza perderne il controllo. Per questo motivo, prima di pubblicare il contenuto, utilizza il sistema VideoSign per creare la fingerprint del video (una “firma” che è associata univocamente al contenuto), la quale viene registrata all’interno della blockchain e associata al nome dell’autore e all’istante temporale in cui viene pubblicato. Sfruttando l’immutabilità del registro blockchain, tale informazione non può essere alterata ed è quindi memorizzata in maniera sicura ed accessibile pubblicamente. Ciò garantisce, da un lato che, successivamente alla registrazione del video nella blockchain, chiunque possa verificare chi sia l’autore di un contenuto trovato sul web, e, dall’altro, che nessun altro utente possa cercare di attribuirsi illecitamente la paternità del video.

Il sistema consente quindi di ridurre il rischio legato alla falsificazione di notizie, poiché un editore che vuole pubblicare un video può sempre verificarne la fonte. Inoltre, in uno scenario futuristico, ma non troppo, utilizzando i meccanismi di criptovaluta associati alla blockchain utilizzata, si potrebbero sovrapporre delle transazioni finanziarie all’accesso ai contenuti: il micro-pagamento effettuato da un utente per vedere un video “premium” andrebbe a remunerare in tempo reale l’autore e l’eventuale editore. Questi sono i nuovi modelli di business di cui il mondo dei Media ha un bisogno estremo.

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