“Le Manillas”

Sono rimasto colpito e affascinato dalle “Manillas” che come tutti gli oggetti del Museo ci “raccontano” storie di vita di antiche civiltà e ci tramandano le loro memorie………
Le manillas “viaggianti” ci raccontano di antichi cerimoniali, di esaltazione della bellezza femminile, di ornamenti, di amori, ma anche di schiavitù, di sfruttamento, di deportazione e di vite spezzate………… Durante la visita Alice ci ha raccontato che provenienti dall’Africa, ne rimane soltanto una minima quantità perché il materiale è stato fuso per usi bellici durante il Secondo Conflitto Mondiale. E allora non ho resistito ad approfondire l’argomento sulle loro origini……….
In effetti si tratta di bracciali realizzati in rame, bronzo e talvolta in oro. Sin dall’antichità l’area di provenienza riguardava il sud est della Nigeria e in particolare l’area del delta del fiume Niger. A volte erano molto piccole e non potevano essere utilizzate come ornamento, per cui si pensa che servissero da scambio monetario.
Con l’arrivo degli europei le manillas vennero utilizzate soprattutto per la compra vendita di schiavi. La prima testimonianza pervenutaci è del 1490 ad opera del commerciante portoghese Duarte Pacheco Pereira. Egli fece tre viaggi in Africa per comprare schiavi, avorio e pepe. In media per uno schiavo si pagava una cifra pari a 12 o 15 bracciali. Nei quaderni di bordo della nave portoghese Sao Miguel riguardante i viaggi del 1522 realizzati nel Benin, il comandante dichiara “di aver speso 50 manillas per una preziosa schiava di 16 anni e di 840 manillas per una partita di schiavi di 17 schiavi”.
Come conseguenza di questo “fiorente commercio” anche in Europa sin dalla fine del quindicesimo secolo e fino al 1948 si diede vita alla produzione di manillas causando il fenomeno dello “slave token”. 
Queste “nuove manillas” di bronzo o rame, vennero fabbricate in Inghilterra (Birmingham, Manchester e Liverpool), Francia (denominte “popo” e prodotte a Nantes), Germania e Portogallo. I lusitani ne fecero uso sin dal 1439 e all’epoca bastavano quattro manillas (chiamate “mkporo”) per comprare uno schiavo. Nel 1522 il prezzo raggiunse le 57 manillas per lo stesso acquisto.
Soltanto nel 1902 in Nigeria venne proibita l’importazione di manillas e nell’aprile del 1949 venne definitivamente vietato l’ uso come moneta di scambio, lasciando ad ogni famiglia il diritto di conservare fino a un massimo di duecento manillas da utilizzare unicamente per finalità cerimoniali. Attraverso queste misure, vennero ritirate dal mercato circa trentadue milioni di manillas.
Il loro ricordo con lo scopo di preservare il significato primitivo è rimasto nell’iconografia di molte monete africane.
Inoltre ho rilevato che per saziare la ricerca dei collezionisti esistono diversi siti web in cui è possibile acquistarle ad un prezzo che va da € 25,00 a € 100,00. Sarebbe interessante verificare la loro autenticità e antichità………

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