“Presentazione del Nostro Amico Eduardo Galeano”

“L’utopia è là, all’orizzonte.

Mi avvicino di due passi, lei si allontana di due passi.

Faccio dieci passi e l’orizzonte si sposta di dieci passi.

Per quanto cammini, mai la raggiungerò.

A cosa serve l’utopia?

Serve a questo: a camminare.”

(Eduardo Galeano)

Parole in cammino (Las palabras andantes)

Eduado Hughes Galeano (Montevideo 3 settembre 1940- 13 aprile 2015) uruguayano, latinoamericano e cittadino del mondo ha scritto pagine leggendarie della lettura contemporanea!

È stata una delle personalità più autorevoli e stimate della letteratura latinoamericana. I suoi libri sono stati tradotti in molte lingue e combinano documentazione, narrazione, giornalismo, analisi politica e storia, sebbene l’autore stesso non si riconoscesse quale storico.

Galeano è nato in una famiglia cattolica della classe media di discendenza gallese, tedesca, spagnola e italiana. Da giovane Galeano fece svariati lavori: operaio, pittore di insegne, messaggero, dattilografo, cassiere di banca. All’età di 14 anni vendette il suo primo fumetto politico al settimanale del Partito Socialista dell’Uruguay, El Sol.

Cominciò la carriera di giornalista all’inizio degli anni sessanta come direttore di Marcha, un influente settimanale a cui collaboravano Mario Vargas Llosa, Mario Benedetti, Manuel Maldonado Denis e Roberto Fernández Retamar. Per due anni diresse il quotidiano Época e lavorò come redattore capo di una University Press. Nel 1973, con un colpo di Stato i militari presero il potere in Uruguay; Galeano fu imprigionato e successivamente costretto a fuggire. Si stabilì in Argentina dove fondò la rivista culturale Crisis.

Crisis era una forma di comunicazione della cultura popolare e al tempo stesso trasmissione della memoria collettiva raggiungendo una tiratura di 35.000 copie settimanali. Soprattutto una comunicazione “di andata e ritorno” che dava voce ai dimenticati del mondo contrapponendosi ai cosiddetti autonominatesi “portavoce dei diseredati”.

Furono anni di collaborazione e amicizia con grandi scrittori latinoamericani, in particolare con Haroldo Conti e Osvaldo Soriano. Conti venne sequestrato il 5 maggio 1976, dopo il golpe militare in Argentina. Il suo nome figura fra quello dei desaparecidos. Ogni anno si celebra in tale data il “Giorno dello scrittore bonaerense” in onore alla sua memoria.

Con Soriano condivisero gli anni dell’esilio, ma anche l’immensa passione per il calcio. Soriano era tifoso del San Lorenzo (la stessa squadra di Papa Francesco) e in Italia esiste addirittura una squadra calcistica dedicata al gordo (cicciottello) formata da veri scrittori.

Nel 1976, quando il regime di Videla prese il potere in Argentina con un sanguinoso colpo di Stato, il suo nome fu aggiunto alla lista dei condannati dagli “squadroni della morte”; fuggì nuovamente questa volta in Spagna, dove scrisse la famosa trilogia Memoria del fuoco (Memoria del Fuego). All’inizio del 1985 Galeano tornò a Montevideo dove ha vissuto fino alla fine dei suoi giorni.

Le vene aperte dell’America Latina (Las venas abiertas de América Latina) è un’opera di accusa dello sfruttamento dell’America Latina da parte di poteri stranieri a partire dal XV secolo ai giorni nostri. Memoria del fuoco (Memoria del fuego) è un racconto in tre parti (Genesi (Los nacimentos), Facce e maschere (Las caras y las mascaras), Il secolo del vento (El siglo del viento)) della storia dell’America del Nord e del Sud. I personaggi sono figure storiche: generali, artisti, rivoluzionari, lavoratori, conquistatori e conquistati che vengono ritratti in brevi episodi che riflettono la storia coloniale del continente. Comincia con i miti precolombiani della creazione e finisce nel 1986.

Per Memoria del fuoco (Memoria del fuego), Galeano fu paragonato dai critici letterari a John Dos Passos e a Gabriel García Márquez. Ronald Wright scrisse sul Times Literary Supplement: “I grandi scrittori… dissolvono i vecchi generi per fondarne di nuovi. Questa trilogia di uno degli scrittori più coraggiosi e raffinati dell’America latina è di difficile classificazione”. Ci vollero oltre 10 anni di lavoro per completare quest’opera grandiosa di oltre mille pagine.

Nel 1992 pubblicói Il Libro degli Abbracci (El Libro de los Abrazos). Gli abbracci del titolo non sono addii, ma incontri. Ogni pagina di questo libro è infatti un incontro con la magia della vita, con le cose meravigliose che possono accadere alle persone capaci di guardare e ascoltare la realtà, un universo immensamente più ricco e favoloso della fantasia. Le brevi storie che compongono il volume- e che nascono ora dall’esperienza, ora dal ricordo, ora dal sogno — legano insieme piccoli avvenimenti che vale la pena dividere con altri, e che si intrecciano come fili colorati nella trama di un tessuto, grazie a una scrittura piena di profondità e di grazia. E proprio come quelli esse danno origine, tutte insieme, a un disegno che è un’immagine vissuta del nostro mondo e lascia indovinare i suoi misteri.

Galeano è anche stato un appassionato tifoso di calcio: “Splendori e miserie del gioco del calcio” (El fútbol a sol y sombra, 1997) è un’analisi della storia di questo sport. Galeano lo paragona a una recita teatrale e a una guerra; critica il patto scellerato con le multinazionali e attacca gli intellettuali di sinistra che rifiutano, per ragioni ideologiche, il gioco e il suo fascino nei confronti delle masse.

Il Libro dei Giorni (Los hijos de los días) opera del 2012, raccoglie storie per un totale 366 giorni con una struttura di libro- calendario basato nella cultura maya per la quale ciascuno di noi è figlio del vissuto di ogni giorno e di ciò che immaginiamo e speriamo. In particolare si scaglia contro il razzismo, il militarismo, l’elitarismo e il maschilismo; e tutti gli ismi che producono effetti contro l’intera umanità. L’obiettivo di Galeano è quello di recuperare “i colori dell’arcobaleno” celebrando la cultura della vita in opposizione a quella della morte. Un esempio emblematico è la storia della nieta recuperada (nipote ritrovata) Macarena Gelman figlia di una coppia argentina desaparecida e nipote del poeta argentino Juan Gelman. Emozionate è il racconto di Galeano sulla storia di una ragazza che dopo oltre vent’ anni di menzogne recupera la propria identità sconfiggendo per sempre la distruzione delle sue radici causata dai repressori.

Con l’arrivo del Nuovo Millennio e sognando un mondo migliore scrisse Il Diritto al Delirio (El Derecho al Delirio), una specie di testamento spirituale in cui l’utopia sia la guida per la realizzazione di cause in apparenza impossibili (consultare l’allegato).

In un’intervista del 2012 al quotidiano Clarín, Galeano affermando che il tempo forma lo spazio e che siamo figli dei giorni, rispose ad una domanda sul proprio futuro, facendo rifermento alle parole di Rita Levi Montalcini: ” ero una donna che nei tempi della dittatura di Mussolini studiò le fibre nervose nascosta nel bagno della mia casa”. E ancora nel 1986 ricevendo il Premio Nobel in Medicina affermò: “il corpo si consuma, ma la mente no”. “Quando non sia più in grado di pensare , vorrei che mi aiutassero a morire con dignità”. Galeano chiese la stessa cosa al tempo. Tre anni dopo ci lasciò a causa di un male incurabile, ma la sua poesia e il suo esempio rimangono come una preziosa eredità per tutta l’umanità e meritano di essere tramandate nei secoli!

Nella settimana in cui si commemora il Giorno Internazionale della Donna, concludiamo con queste emblematiche parole che questo grande amico ci ha lasciato: « Ci sono criminali che proclamano, così pieni di sé, « l’ho uccisa perché era mia ». Così, come se niente fosse. Come se si trattasse di una questione di buon senso, equa per la giustizia e per il diritto alla proprietà privata, che rende l’uomo padrone delle donne. Però nessuno, nessuno, nemmeno il più macho dei super-machi ha il coraggio di dire « l’ho ammazzata per paura ». Perché dopo tutto la paura della donna della violenza maschile è lo specchio della paura dell’uomo della donna senza paura. »

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