Arrivano i barbari

Torna il rugby internazionale. Portata d’antipasto: Inghilterra — Barbarians

Ci aspetta un giugno spettacolare, denso di partite e di emozioni ovali. A mettere l’acquolina in bocca al pubblico rugbystico globale ci pensa la partita di domenica: a Twickenham un’Inghilterra non solo orfana dei giocatori aggregati ai Lions, ma anche dei giocatori di Northampton (barrage di Champions Cup), Exeter e Wasps (finalisti di Premiership), ospita i Barbarians, per l’occasione in versione stellare.

Giovani in bianco

Abbiamo già parlato delle convocazioni operate da Eddie Jones per la sua Inghilterra, che comprende qualche veterano e molti giovani esperimenti. Domenica la nazionale in maglia bianca vedrà scendere in campo 25 giocatori.

La curiosità principale è l’assenza di Dylan Hartley, il capitano designato. Secondo alcune fonti, infatti, il tallonatore inglese nato in Nuova Zelanda potrebbe essere ancora in tempo per aggregarsi al gruppo dei Lions che volerà verso la sua terra natia, in quella che sarebbe davvero una sorpresa dopo essere stato annoverato fra i grandi esclusi. Il numero 2 gallese Ken Owens, infatti, si è infortunato ad una caviglia in allenamento prima della semifinale di pro12 la scorsa settimana. Se non dovesse recuperare in tempo, Hartley è designato come la sua principale alternativa, e l’assenza dai 25 che sfidano i Barbarians è un indizio in tal senso.

La fascia di capitano viene condivisa da Chris Robshaw e George Ford, fra i veterani presenti nella formazione annunciata da Eddie Jones. Gli altri volti familiari sono Danny Care, Mike Brown e Jonny May, e fra i meno giovani si registra la presenza del mediano di mischia dei Saracens Richard Wigglesworth, alla prima convocazione dalla coppa del mondo 2015.

In questa intervista dello scorso gennaio Chris Robshaw racconta dei momenti difficili passati all’indomani della coppa del mondo 2015, di come è riuscito a ritrovare un suo posto nell’Inghilterra dopo aver temuto che la sua carriera internazionale fosse conclusa, e dell’impatto di Eddie Jones nell’operazione di recupero del giocatore. Oggi, Eddie Jones coglie l’occasione per rilegittimare Robshaw come leader del gruppo inglese. Anche se è un match senza cap, e la fascia è condivisa con Ford, è un segnale forte dentro e, soprattutto, fuori lo spogliatoio

In prima linea occhio a Ellis Genge, che ai Leicester Tigers è cresciuto all’ombra di Marcos Ayerza, il quale ne parla un gran bene. Dopo aver vinto il primo cap lo scorso anno, Genge trova spazio a sinistra in una prima linea che lo vede affiancato ai rookie Singleton, tallonatore di Worcester, e Collier, pilone destro degli Harlequins.

Fra gli otto uncapped del XV di partenza, due sono i giocatori particolarmente meritevoli di attenzione: in terza linea il numero 7 Sam Underhill degli Ospreys, già destinato a raggiungere Bath la prossima stagione, è stato capitano dell’Inghilterra under-18 ed è una delle giovani promesse più interessanti del panorama rugbystico inglese; vestirà invece la maglia numero 12 Alex Lozowski, ricalcando il ruolo dell’assente Owen Farrell come secondo playmaker al fianco di George Ford.

L’orda dei barbari

Negli improbabili panni, ma solo per motivi estetici, di Gengis Kahn c’è Vern Cotter in veste di comandante della scorribanda londinese che i giocatori in maglia a strisce orizzontali bianche e nere proveranno a organizzare nel fine settimana.

Tantissimi i giocatori esperti e talentuosi a disposizione del coach neozelandese, da poco tempo non più in carica come head coach della nazionale scozzese. Quella dei Barbarians è una formazione particolarmente pericolosa perché oltre a un alto tasso di talento, annovera giocatori con diverse motivazioni per ben figurare.

Fra questi, il più motivato dovrebbe essere il numero 15 degli ospiti Alex Goode. Ignorato da Eddie Jones ancor prima che da Warren Gatland, l’estremo dei Saracens non ha perso occasione ultimamente per mettere in mostra la sua brillantezza, come avvenuto nella finale di Champions Cup.

Al fianco di Goode, altri reietti del rugby internazionale: il tallonatore gallese Richard Hibbard viene da una stagione stellare con Gloucester, mentre Ian Madigan ha alle spalle una stagione assai difficile a Bordeaux e ambisce al riscatto, ripresentandosi dopo molto tempo su un palcoscenico importante.

Anche la panchina fa paura

Diversa la motivazione per alcuni dei protagonisti di domenica, talenti in cerca di un’ultima, gloriosa affermazione a imperitura memoria della loro statura: Thierry Dusatoir sarà il capitano della selezione a inviti, quale meritato tributo, avendo annunciato il ritiro a fine stagione; stesso discorso per il pilone da 61 caps con l’Irlanda Mike Ross, pronto ad appendere gli scarpini al chiodo, non senza offrire un ultima battaglia sul campo di Twickenham; fra i trequarti potremo godere del ritorno su un palcoscenico di valore di Adam Ashley-Cooper e François Steyn.

Ciliegina sulla torta: vedere scorrazzare da una parte all’altra del campo la leggiadria di Facundo Isa, Steffon Armitage, Census Johnston, Timoci Nagusa.

Una sfida molto insidiosa per un’Inghilterra che potrebbe pagare il dazio dell’inesperienza. Molto dipende dalla voglia dei Barbarians di affermarsi e dall’essere riusciti a mettere in piedi delle fasi statiche accettabili in poco tempo: in questo genere di partite spesso le mischie e le rimesse laterali sono sempre a favore della squadra di casa. L’occasione è golosa: dal 1990 Inghilterra e Barbarians si sono affrontati 15 volte, con l’Inghilterra che è passata in vantaggio nel confronto con un sonoro 73 a 12 solamente due anni fa. E’ tempo di pareggiare i conti.