Gente di Dublino

Tre talenti di Leinster che presto vedremo brillare anche in maglia verde

Nel panorama ovale davvero poche competizioni raggiungono le vette della Champions Cup, in particolar modo nelle fasi ad elminazione diretta: un pungo di squadre, le più attrezzate dal punto di vista di rosa e staff tecnico del mondo, che si gioca in una partita secca la possibilità di arrivare sul tetto d’Europa e ottenere il trofeo più prestigioso che un club possa vantare in bacheca.

E’ la cifra di quanto affascinante e duro sia il palcoscenico sul quale hanno brillato Joey Carbery, Jack Conan e Dan Leavy lo scorso sabato, quando partendo da titolari con la maglia di Leinster hanno sconfitto sonoramente gli Wasps di Kurtley Beale, James Haskell e Nathan Hughes. Tre giovani di belle speranze che hanno avuto, in momenti diversi, modo di annusare la maglia irlandese che li attende in un futuro neanche tanto remoto.

Con tre mete nel primo tempo (Nacewa, Conan e Henshaw), il Leinster archivia la pratica Wasps. In due minuti e mezzo gli highlights ufficiali della partita

Joey

Non è facile sostituire un giocatore del calibro di Rob Kearney, specie se sei cresciuto giocando con la maglia numero 10 sulle spalle. Invece i titoli del giorno dopo sono tutti per lui, Joey Carbery da Auckland, Nuova Zelanda, che proprio nel segno della Nuova Zelanda ha ottenuto il suo primo cap internazionale, nella storica vittoria di Chicago dello scorso novembre. Quel giorno subentrò a Johnny Sexton a venti minuti dalla fine, conducendo la squadra in un frangente in cui il punteggio era ancora in bilico. Non solo: a novembre, non aveva ancora firmato il suo primo contratto da professionista.

Dopo l’infanzia neozelandese di Joey, la famiglia Carbery si è trasferita di nuovo in Irlanda, terra natia della madre e del nonno paterno, quando il ragazzo aveva undici anni. Ancora l’anno scorso, l’oggi ventunenne Carbery giocava con il Clontarf RFC, club dublinese che milita nella prima divisione del campionato domestico irlandese, l’All-Ireland League, guidando la squadra alla vittoria del campionato con una performance da man of the match nella finale contro Cork Constitution.

Dopo una preseason impressionante, il Leinster lo seleziona all’apertura per la prima giornata del Pro12, quando a Dublino arriva Treviso. Bastano due minuti e venticinque, e Carbery ha già schiacciato sotto i pali. Al ventisettesimo replica lasciando sul posto praticamente tutta la squadra italiana, e il modo in cui sterza per battere l’estremo della Benetton è esemplificativo di una delle sue doti principali: piedi ballerini.

Un saggio del carberismo: la performance con la maglia 10 del Leinster nell’esordio europeo contro il Castres. Un mix di velocità, secchi cambi di direzione e forza nelle gambe ne fanno un attaccante letale. In più nonostante le ridotte dimensioni fisiche, non si sottrae allo scontro fisico. Il gesto preferito rimane il calcio che trova sguarnita la profondità a 1:30: un morbido mancino da un giocatore destrorso

Senza attendere un secondo di più, Joe Schmidt lo vuole già nel gruppo della nazionale per gli internazionali novembrini e solo un infortunio alla caviglia lo tiene lontano dalla prova del fuoco del Sei Nazioni. Testato da Leo Cullen, head coach di Leinster, nel ruolo di estremo solamente nella vittoria sui Cardiff Blues in Pro12, Carbery si è rivelato fondamentale nella convincente prova della squadra di Dublino contro i Wasps, servendo uno splendido assist per la prima meta di Nacewa e contrattaccando elegantemente sulla seconda marcatura dei padroni di casa, ancora da lui assistita.

Importantissimo il suo ruolo da secondo playmaker, inserendosi dalla posizione di estremo non nel consueto ruolo di penultimo di linea, ma andando a ricevere la palla da primo uomo in piedi, alleggerendo così il carico di orchestrare il gioco dalle spalle di Jonathan Sexton, spesso preso di mira dalle difese avversarie.

Un talento prodigioso, quello di Carbery, al servizio del Leinster e dell’Irlanda non solamente nel ruolo di apertura, dove dovrà aspettare qualche tempo prima che arrivi il suo turno, ma da oggi anche nel ruolo di estremo, dove Kearney e Payne incominciano ad accusare il peso degli anni, quello che sicuramente non sente il giovane da Auckland, Nuova Zelanda.

Jack

Dopo aver debuttato in prima squadra nel febbraio del 2014 ed essere poi stato aggregato alla medesima in via definitiva per la stagione successiva, un anno prima della prevista uscita dalla academy, Jack Conan era in rampa di lancio.

Joe Schmidt lo seleziona per la prima volta in vista del Sei Nazioni 2015 dopo una serie di convincenti prestazioni a numero sei con il Leinster, anche se il suo ruolo preferito è quello di terza centro. Debutterà con la nazionale solamente in uno dei match di preparazione alla coppa del mondo, contro la Scozia, ancora oggi il suo unico cap internazionale. Chiuso in nazionale dalla forte competizione nel ruolo, Conan ha fatto risalire le proprie quotazioni quest’anno, grazie a una stagione finora da incorniciare, nonostante sia cominciata con alcuni problemi fisici che lo hanno inizialmente tenuto fuori.

Fate caso alle movenze di Conan, alla sua reattività di piedi e alle abilità palla in mano: ora nominate un’altra terza linea irlandese che combini tutte e tre le principali caratteristiche del numero 8 dublinese

A gennaio, Conan ha fatto registrare una tripletta contro il Montpellier nel trionfo casalingo del Leinster, senza dimenticare uno splendido assist per Adam Byrne in occasione della terza meta della squadra. In quell’occasione Conan ha messo in mostra tutto il repertorio di giocatore potente ma al tempo stesso mobile, dall’ampio raggio di azione e dotato di una manualità che molti colleghi gli invidiano, anche fra coloro che hanno vestito la maglia della nazionale diverse volte più di lui negli ultimi anni.

A 24 anni, il numero otto born and bred in Dublino ha ripreso la parabola ascendente che sembrava aver smarrito nelle ultime due stagioni, dimostrandosi una presenza costante per il proprio club in Champions Cup e nel periodo dove ha potuto vestire la numero 8 di Jamie Heaslip, assente per il Sei Nazioni. Ora che il senatore irlandese è infortunato, Conan ha la possibilità per affermarsi definitivamente, e ha cominciato a farlo in grande stile stravincendo il paragone diretto con il pariruolo avversario Nathan Hughes.

Dan

A proposito della ricchezza del Leinster e dell’Irlanda in terza linea, pensate a Josh van der Flier e Rhys Ruddock, due giocatori internazionali stimati, che hanno saputo ritagliarsi il loro ruolo al massimo livello possibile con il club e con la nazionale. Un bel giorno, arriva questo biondino che deve ancora compiere 23 anni, e Leo Cullen lo mette in campo dal primo minuto nei quarti di finale di Champions Cup preferendolo ad entrambi.

Il suo nome è Dan Leavy, la sua maglia è la numero 6. Quando lo vedi correre, con i talloni a martellare il suolo, ricorda il collega Sean O’Brien, ma la sua corsa antiestetica è più rapida di quanto non sembri. Quando invece abbassa il baricentro per mettere le mani sui palloni avversari in ruck, sembra un po’ David Pocock, complici il colore dei capelli e la stazza.

Star in the making, dicono in Irlanda: sono parole di Stephen Ferris, non proprio l’ultimo arrivato quando si parla di terza linea. Nella partita di sabato contro i Wasps, Leavy ha fatto registrare una linea statistica che nel basket chiamerebbero “doppia-doppia”, ma che su un campo da rugby assume i connotati di una prestazione ancora più quadrata che sul parquet: 11 placcaggi (migliore dei suoi) e 10 palloni portati stanno a testimoniare la completezza del giocatore.

Rispetto a Carbery e Conan, Leavy è un giocatore più tradizionale, con le caratteristiche distintive di una terza linea. Riunisce però insieme le caratteristiche di forza e potenza di un ball carrier alla velocità di un openside, all’abnegazione per il lavoro sporco di un numero 6

Leavy è un prodotto perfetto della filiera irlandese di formazione di un giocatore. Nato e cresciuto a Dublino, il flanker si è formato alla Leinster Academy, vestendo prima la maglia della nazionale under-20, della quale è stato capitano nel Sei Nazioni di categoria nel 2014, e poi quella della formazione irlandese cadetta che nel 2015 a Tbilisi ha disputato la Nations Cup.

L’Irlanda lo ha fatto esordire contro il Canada lo scorso novembre, e il secondo cap lo ha raccolto proprio di recente, entrando dalla panchina (e distinguendosi) nel match di Dublino contro l’Inghilterra all’ultima giornata del Sei Nazioni, ottenendo il posto in rosa in seguito all’infortunio di Heaslip nel riscaldamento.

Il prossimo giugno, in concomitanza con il tour dei Lions e quindi impoverita dalle assenze forzate dei migliori giocatori, l’Irlanda affronterà gli Stati Uniti e il Giappone (due volte) in un tour estivo che promette di essere la rampa di lancio per una nuova generazione in verde.