Il vento caldo dell’estate
Cosa ci ha detto la finale del Super Rugby sull’imminente Rugby Championship

Sembrava di aver riavvolto il nastro a una settimana prima: sotto di un notevole parziale, la franchigia della provincia di Johannesburg, i Lions, stava tornando prepotentemente in partita a suon di percussioni ad alto ritmo contro la difesa dei Crusaders che, fin lì, erano stati ampiamente al di sopra nel punteggio, ma cominciavano ad annaspare per via dell’aria rarefatta del Transvaal.
Rispetto alla rimonta completata la settimana precedente contro gli Hurricanes, la squadra sudafricana si trovava in una situazione ancora più svantaggiata: il flanker Kwagga Smith si era fatto espellere stupidamente in chiusura di primo tempo, rimediando un rosso per un intervento pericoloso su un avversario in aria causato probabilmente dalla troppa foga. Oltre a questo, il distacco era leggermente superiore a quello di sette giorni prima, e il calcio di punizione convertito da Richie Mo’unga in apertura di secondo tempo per allungare sul 25 a 3 cominciava a sembrare sempre di più una buona idea, mentre dapprima era sembrata una esagerazione in termini di prudenza.
Qualche errore di troppo fra stanchezza, eccesso di foga e abilità degli avversari, non consentiva però alla sorpresa del Super Rugby 2017 di raccogliere il loro primo titolo, bissando quindi in conclusione la sconfitta dell’anno scorso, quando furono proprio gli Hurricanes a imporsi sui Lions in finale.
Da qualche parte, in ogni caso, l’head coach della selezione Springbok Allister Coetzee si fregava le mani, pensando al secondo tempo coraggioso e impetuoso di alcuni dei volti nuovi che la franchigia in maglia rossa ha regalato al nuovo Sudafrica, l’unico credibile sfidante degli All Blacks nell’imminente Rugby Championship, al calcio d’inizio fra dieci giorni.
Nuove solide realtà
Ai blocchi di partenza dell’ex-Tri Nations, si presentano quattro squadre che, ognuna a suo modo, stanno vivendo momenti peculiari. L’Australia è nel pieno di una crisi strutturale che ha portato tutte le sue franchigie a registrare un saldo vittorie-sconfitte negativo, compresi i Brumbies che si sono qualificati ai play-off. In totale le franchigie australiane hanno combinato 21 vittorie in tutta la stagione.
L’Argentina ha raggiunto un plateau nel suo sviluppo, e questo Rugby Championship potrebbe essere il momento per riuscire effettivamente a capire qual’è lo stato dell’arte del rugby Pumas: le drastiche decisioni della federazione sono davvero le migliori per la nazionale? Rinunciare ai giocatori che emigrano in Europa è saggio, in un contesto dove l’alto livello si raggiunge solamente attraverso la convocazione nei Jaguares del Super Rugby, una sorta di doppione della nazionale? Avremo modo di parlarne.
La Nuova Zelanda è l’argomento di discussione più noioso: il pareggio della serie contro i Lions (non i sudafricano, i British & Irish) è stato solo un inciampo, un raro caso di mancato raggiungimento dell’obiettivo dovuto alla grande forza e preparazione degli avversari. Gli All Blacks rimangono la nazionale numero uno al mondo e gli strafavoriti del Rugby Championship, con un organico che, a metà strada verso la prossima coppa del mondo, sta andando verso una più precisa definizione. La vittoria finale dei Crusaders nel Super Rugby è stata la più neozelandese delle vittorie, arrivata quando le due squadre erano ancora in parità numerica, suggellando per di più una superiorità delle 5 squadre neozelandesi rispetto alle altre che è stata impressionante: solamente i Blues sono rimasti fuori dai play-off del campionato australe, raggiungendo però risultati migliori dei Brumbies che vi hanno invece avuto accesso per la strutturazione complessa del torneo.
In questo contesto, le prospettive più intriganti le offre la nazionale sudafricana. Solamente 9 mesi fa, gli Springboks tornavano in patria dal loro tour europeo con un record di 0–3 rimediato contro Inghilterra, Italia e Galles. Lentamente, il lavoro di ricostruzione del nuovo head coach Allistair Coetzee ha incominciato a dare i suoi frutti, e il Sudafrica sembra in grado di tornare ai piani alti del rugby mondiale dopo le tre vittorie consecutive con le quali in giugno ha regolato la Francia.
Il Rugby Championship di quest’anno è un banco di prova per confermare le impressioni di inizio estate. Una nazionale, quella sudafricana, ritrovata e rinnovata, con volti nuovi che sono già certezze, come evidenziato proprio dalle fasi finali del Super Rugby, con i Lions (stavolta proprio loro, la franchigia sudafricana) sugli scudi, anche nella finale che hanno finito per perdere.
Tre leoni per otto gazzelle
Allistair Coetzee ha convocato una rosa di 34 giocatori per il Rugby Championship. Fra i quindici trequarti, la franchigia dei Lions piazza quattro giocatori: l’apertura Elton Jantjies, l’estremo Andries Coetzee, il mediano di mischia Ross Cronje e l’ala Courtnall Skosan. E’ nel pacchetto degli avanti, però, che la franchigia del Transvaal regala la sua espressione migliore.
Ci sono solo tre nomi fra i diciannove giocatori di mischia convocati da Coetzee, ma sono i più rappresentativi e interessanti: per la prima linea, c’è il tallonatore Malcolm Marx; in seconda Franco Mostert; in terza il capitano ad interim della franchigia Jaco Kriel, che ha ereditato la fascia da Warren Whiteley, capitano dei Lions e del Sudafrica infortunatosi a giugno contro la Francia, che dovrà rimanere ai box almeno per un altro mese e mezzo. Nel frattempo la fascia di capitano sarà indossata da Eben Etzebeth.
Malcolm Marx è il più giovane del lotto. Il tallonatore di Germiston è cresciuto nei Lions, e dal 2014 milita nella franchigia di Super Rugby. A 23 anni compiuti da poco, Marx è un tallonatore moderno dalle grandi doti fisiche: corre molto, corre veloce ed ha una brutta allergia al rimanere disteso sull’erba. Con il Sudafrica ha debuttato nel 2016, ma dopo una stagione esplosiva ha guadagnato la ribalta internazionale grazie alle ottime prestazioni contro la Francia a giugno, che gli sono valse anche un titolo di man of the match, nonché la sua prima meta in 5 caps.
Marx ha buone mani sia per il lancio in touche che per il passaggio ai compagni, e una discreta capacità di leggere le situazione di gioco, oltre a saper correre molto bene nelle linee di sostegno dei compagni. La sua mobilità in giro per il campo fa sì che spesso lo si veda schierato come penultimo giocatore sulla fascia laterale del campo, pronto a far danni. Una probabile eredità del suo passato giovanile come terza linea.
Il ventiseienne Franco Mostert avrebbe dovuto emigrare in Europa, più precisamente in Francia. Il suo arrivo a Lione sembrava cosa fatta, almeno fino a quando il seconda linea sudafricano non si è presentato all’inizio degli allenamenti per la stagione 2016–17, partecipando invece al campionato giapponese con i Ricoh Black Rams, in prestito dai Lions.
Rimanere in Sudafrica sembra aver giovato alla carriera della seconda linea, che sta attraversando un momento di forma notevole: grande stratega della rimessa laterale (anche se ha patito nella seconda parte della finale di sabato scorso), Mostert è un’artista del furto in rimessa laterale. La sua particolarità è la velocità di corsa, rara per un seconda linea. Se Marx viene spesso additato come l’erede di Bismarck Du Plessis, Mostert è il nuovo Matfield. Rispetto al monumento Springbok, a Mostert manca qualcosa livello di fisicità, ma supplisce con un workrate eccezionale e una agilità fuori dal comune.
Dopo l’infortunio di Whiteley, i Lions si sono improvvisamente trovati senza la loro guida carismatica, ma hanno trovato in Jaco Kriel un fantastico esempio da seguire. Kriel compirà 28 anni il prossimo 21 agosto, e i soli 8 caps racimolati finora non danno ragione al talento mostrato dal giocatore, che abbina un impatto fisico devastante a un’accelerazione fuori dal comune.
Con il suo skillset, Kriel potrebbe essere il perfetto complemento a Siya Kolisi, ma la competizione nella terza linea sudafricana è molto alta, seppure in assenza del numero 8 titolare.
Questi tre giocatori li vedremo insieme, verosimilmente in campo, il prossimo 19 agosto per il calcio d’inizio del Rugby Championship, quando a Port Elizabeth il Sudafrica ospiterà l’Argentina, per confermare quanto visto in giugno. La domanda da porci, prima dell’inizio del torneo riguarda quanto ardua fosse la sfida fra Sudafrica e Francia di giugno, quella su cui abbiamo fatto la tara fino a oggi.
La risposta probabilmente è che gli Springboks avrebbero potuto trovare pane più duro per i loro denti, ma la campagna del Super Rugby dei Lions ha dimostrato che il rugby sudafricano è destinato a tornare al ruolo che gli spetta da sempre nelle gerarchie di Ovalia.
