La playlist delle pre-convocazioni

Cinque canzoni dedicate alla maglia azzurra dai giocatori

Qualche giorno fa il commissario tecnico della nazionale italiana Conor O’Shea ha diramato la lista dei 44 atleti convocati in raduno in vista dei test match del prossimo giugno, quando l’Italia affronterà la Scozia a Singapore, prima di procedere verso Suva, capitale delle Fiji, e Brisbane, dove sarà ospite dell’Australia. Un tour importante dove misurare la crescita del gruppo azzurro, regalare un po’ di nuovo entusiasmo ad un gruppo uscito malconcio dallo scorso Sei Nazioni e vedere in nazionale anche qualche volto nuovo, viste le tante assenze di alcuni senatori. Il gruppo dei 44 è destinato a ridursi a trentuno membri, quelli definitivi per il tour, già dal 9 maggio, all’indomani del derby d’Italia fra Zebre e Treviso.

Le nostre vite sono contraddistinte dalla musica, dalla colonna sonora che ci accompagna nei diversi momenti che attraversiamo. E’ così, forse ancor di più, per gli atleti: avete presente quando tutti arrivano al campo e scendono dal pullman con cuffie tanto grandi quanto le loro teste?

Quale canzone si saranno dedicati gli atleti della palla ovale italiana quando hanno letto le convocazioni di O’Shea l’altro giorno? Qualcuno avrà magari pensato un pezzo specifico per il CT? O magari alla fidanzata? Abbiamo provato a immaginare una playlist del pre-raduno azzurro: alzate il volume

Dean Budd feat. Ian McKinley — Con te partirò

Immaginate il duetto sull’aria bocelliana, nella tiepida e frizzante aria di primavera degli spogliatoi della Ghirada, del terza linea neozelandese e del mediano di apertura irlandese. Non è ancora certa la loro inclusione nel gruppo ristretto dei 31: Dean Budd era già stato selezionato da Jacques Brunel, senza mai guadagnarsi un cap. Quest’anno il seconda linea del Benetton, utilizzabile all’occorrenza anche come flanker dal lato chiuso, ha offerto con costanza solide prestazioni e potrebbe essere preferito a un Joshua Furno a cui cede 3 anni, ma che ha dimostrato molto meno sul campo.

Ian McKinley è una nuova risorsa per Conor O’Shea, essendo da poco diventato eleggibile per la nazionale azzurra. La sua storia è ormai nota ai più: cresciuto nel Leinster, debutta come giovane di belle speranze in prima squadra già nel 2009 a soli 20 anni. Partecipa poi alla coppa del mondo under-20 in Giappone con la selezione irlandese di categoria. Nel 2010 subisce un gravissimo infortunio che gli fa perdere l’uso dell’occhio sinistro. Costretto a ritirarsi dal rugby giocato, finisce per emigrare per un breve periodo in Italia, entrando nello staff tecnico della Rugby Udine. Il soggiorno in Italia diventa più stabile quando, nel 2014, può tornare a giocare grazie a un paio di occhiali speciali autorizzati dalla federazione internazionale, fino allo scorso anno in sperimentazione solo in Italia. Da Udine a Viadana, poi a Treviso in Pro12, adesso McKinley è pronto a giocarsi le sue possibilità con la maglia azzurra.

Leandro Cedaro — I heard it through the grapevine

“I bet you’re wonderin’ how I knew/‘Bout your plans to make me blue”, dove blue si può tranquillamente tradurre con azzurro. La disperata interpretazione soul di Leandro Cedaro, seconda linea di origine argentina ma con passaporto italiano che gioca stabilmente a La Rochelle ai vertici del campionato francese ma è stabilmente ignorato dallo staff tecnico azzurro da ormai quattro-cinque anni.

Un tradimento, quello della nazionale azzurra, dopo aver illuso Cedaro di poter avere qualche spazio regalandogli un totale di quattro caps fra nazionale maggiore ed emergenti, interpretato benissimo dalle parole di Marvin Gaye. Okay, magari si sarà fatto notare anche per cose così, ma la sua assenza in un reparto povero di ricambi ha più volte destato perplessità negli appassionati.

Federico Ruzza — Una zebra a pois

Nella stagione senza mezzi termini disastrosa delle Zebre Rugby, il 23enne Federico Ruzza da Padova è stato una delle note più liete in ottica azzurra, e la sua inclusione nel gruppo dei trentuno appare cosa praticamente scontata. Una zebra, insomma, un po’ diversa dalle altre.

Ruzza è un prodotto dell’Accademia nazionale, nella quale è stato arruolato dopo aver frequentato le giovanili del Valsugana e del CUS Padova. Dopo l’uscita dal centro federale di Parma, il duttile terza linea è stato messo sotto contratto da Viadana, ma già a partire dalla sua prima stagione in Eccellenza è stato selezionato dalle Zebre come permit player. Dall’anno successivo passa alle Zebre, e a partire dalla prossima stagione sarà un giocatore del Benetton Treviso.

In nazionale, Ruzza ha finora collezionato un solo cap, contro la Scozia nell’ultimo Sei Nazioni, ma ha fatto parte della selezione under-20 e della nazionale emergenti, senza dimenticare le apparizioni con la maglia della Seven.

Tito Tebaldi — Cervo a primavera

Io rinascerò, canta Tito Tebaldi. Più volte il mediano di mischia trentenne ha dimostrato quest’anno di essere il più in palla dei numeri nove italiani, anche più di coloro che la maglia azzurra in effetti l’anno vestita.

Carriera indecifrabile quella del buon Tito, scoperto relativamente tardi da Nick Mallett e titolare nel Sei Nazioni 2010, ha poi diradato le apparizioni in azzurro senza nessuna palese motivazione. Dal 2014 il conto dei suoi caps è fermo a venti, ma già alcune dichiarazioni del mediano dopo il derby contro le Zebre del girone di andata hanno fatto capire che il giocatore alla maglia azzurra ci tiene e vuole tornare a vestirla prima possibile, dopo le sue mille peregrinazioni oltremanica, fra Ospreys e Harlequins.

Come canta Cocciante, per Tebaldi potrebbe essere l’ultima chance: rinascere cervo a primavera, o definitivamente divenire gabbiano da scogliera.

Coro dei veterani — Non mi rompete

Conor O’Shea ha escluso dalle proprie convocazioni diversi dei senatori del gruppo azzurri, su tutti il capitano Sergio Parisse, ma anche Ghiraldini e Favaro. I test di giugno sono da sempre l’occasione migliore per sperimentare qualche volto nuovo, e arrivando molto a ridosso della fine della stagione del rugby di club, coloro che sono impegnati nelle fasi finali dei campionati e delle coppe rischiano di arrivare con fisici molto provati e usurati all’appuntamento con la maglia della nazionale.

I grandi vecchi di cui sopra abbiamo bisogno di tenerli in formaldeide ancora per un bel po’, cercando di prolungare loro la carriera fino alla coppa del mondo nipponica in programma fra due anni. E’ giusto quindi non romper loro le scatole, come canta il Banco, e lasciarli dormire: ve ne pregano le loro ossa.