La quiete dopo la tempesta

E prima della successiva

Le ragioni della sconfitta

Il primo incontro della serie se lo sono aggiudicato gli All Blacks, certificando definitivamente quanto sospettato da tempo: anche una sola vittoria in tutta la serie sarebbe una grande impresa per Warren Gatland ed i suoi British & Irish Lions.

La squadra di nero vestita è alcuni lustri avanti a tutte le possibili concorrenti: la precisione, la disciplina e le abilità del gioco individuale e collettivo sono di un livello unico, senza paragoni.

Non hanno giocato male, i Lions. Si sono attenuti a quello che evidentemente è stato il piano fin dall’inizio, un’idea ovale del calcistico catenaccio&contropiede: difesa asfissiante e arcigna e temibili contrattacchi da pallone recuperato per sfruttare le abilità del triangolo allargato.

Gli All Blacks sono sempre stati davanti nel punteggio, ma all’inizio della ripresa sembrava che la selezione britannica potesse essere in grado di rimontare e giocarsi la partita punto a punto, con un paio di azioni davvero pericolose (e belle da vedere) orchestrate da Daly e Watson.

Se non altro i Lions hanno trovato il loro video di copertina per i prossimi vent’anni

Poi, fra il cinquantesimo e il settantesimo, la Nuova Zelanda ha legittimato la propria superiorità, chiudendo la partita con la doppietta di Rieko Ioane: la prima grazie ad una magia di Kieran Read, che tiene vivo un pallone impossibile da una mischia chiusa vincente ma caotica, la seconda con la colpevole complicità di un Liam Williams fino a quel momento migliore in campo dei suoi.

La panchina non ha dato il boost sperato, e solo la meta a tempo scaduto di Rhys Webb ha dato al punteggio dei contorni decorosi. Difficile pensare che i Lions possano essere molto migliori di così: l’attacco stenta e il possesso è sterile, sembra difficile inventare un gioco espansivo che possa seriamente mettere in difficoltà gli avversari, specie se non si manifesta il dominio fisico sperato.

Più probabile cercare di imbruttire le partite al massimo, cercando di far giocare gli All Blacks il meno possibile e provando a portare a casa una scrappy win. Il preoccupante, infatti, è che la sconfitta è arrivata perché la Nuova Zelanda ha dimostrato di fare meglio ciò che i Lions pensavano dovesse essere un loro punto di forza: mischia chiusa? Asfaltata All Blacks ai danni degli ospiti nel momento decisivo della partita, che porta alla meta che rompe il match; la panchina? In quella mischia, Faumuina distrugge McGrath, entrambi appena entrati; i calci tattici dalla base? Aaron Smith mette su un’orchestra di pedate dalla base della ruck all’altezza, se non migliore, di quella di Conor Murray.

In generale, è difficile battere un avversario al quale concedi il dominio del possesso e del territorio. Il divario di 60 placcaggi fra quelli fatti dai Lions e quelli degli avversari sono un’altra cifra di come gli All Blacks abbiano fatto la partita.

Non sono bastati due infortuni a trequarti neozelandesi nella prima mezzora per incrinare la forza dei tuttineri, fra i quali hanno brillato i giocatori del pack, ed in particolare Retallick e Read. Un non impeccabile Barrett ha siglato un 100% dalla piazzola nient’affatto banale.

“Ciao ragazzi, bentornati! Quindi ora lo sappiamo: la Nuova Zelanda è più forte dei Lions a giocare a rugby. Ci vediamo!” Ottimo inizio di puntata post primo test di quelli de The Rugby Analyst: in fondo, è così che stanno le cose

Fra i Lions prestazioni degne di nota di tutto il triangolo allargato, di Jonathan Davies e Ben Te’o, per ragioni diverse (il primo una minaccia costante in attacco, il secondo un martello in difesa). Bene Sean O’Brien e Jamie George. Lecito aspettarsi di meglio invece da coloro che dovrebbero essere i ball carrier per elezione della squadra, e che invece non hanno offerto molto: secondo ESPN, Mako Vunipola ha portato avanti sette palloni, guadagnando un totale di tre metri, Taulupe Faletau ne ha portati nove, per dodici metri (compensati da 20 placcaggi).

Adesso, scacciati i fantasmi e messa una seria ipoteca sul proseguo della serie, diventa tutto più facile per gli All Blacks, e la pressione è tutta sugli uomini di Gatland.

Pareggio in extremis

Sarebbe potuta ragionevolmente essere l’ultima vittoria del tour per gli uomini in rosso, e invece un’inferiorità numerica nell’ultimo quarto di partita e la ravvicinata doppia marcatura degli Hurricanes, avversario di martedì e ultima franchigia da affrontare per i Lions, hanno negato alla selezione britannica il piacere della vittoria.

E’ finita 31 pari, con i Lions che hanno sciupato un vantaggio di quattordici punti, quando oltretutto già alla fine del primo tempo sembravano in controllo per 23 a 7. Un controllo a dirla tutta non così nettamente legittimato dal campo: le segnature di Seymour e North nel primo tempo erano arrivate da episodi eccessivamente punitivi per gli Hurricanes rispetto a quanto dimostrato in campo.

La prima, infatti, è frutto dell’ottimo intercetto di Laidlaw in una situazione altrimenti disperata, ben dentro i 22 metri difesi dai Lions con una importante superiorità numerica per gli avversari, arrivata da un attacco prolungato. Laidlaw ha poi offerto con un riciclo perfetto da terra il pallone al collega scozzese.

Partita selvaggiamente fisica da parte degli Hurricanes, e bellissima meta per aprire la seconda frazione di gioco

North è stato invece servito da Henderson con un’autostrada davanti dopo che un up’n’under di Biggar aveva portato a un contrasto aereo sulla linea dei dieci metri. Il pallone è carambolato tra le mani dell’irlandese, che ha ottimamente approfittato della situazione.

In mezzo alle due marcature dei Lions la meta di Gibbins, prossimo giocatore dei Glasgow Warriors, aveva dato sfogo a una squadra Hurricanes volenterosa ma confusa. Match in generale fisico e nervoso, con entrambe le squadre poco disposte a farsi mettere i piedi in testa.

Se il secondo tempo era iniziato con la prepotente segnatura di Laumape, la seconda meta di Tommy Seymour, questa volta venuta da una brillante azione ben costruita dai britannici, sembrava siglare un definitivo strappo alla partita.

Un cartellino giallo dopo il sessantesimo ad un altrimenti ottimo Iain Henderson segnava però l’inizio di dieci minuti da incubo per i Lions, dove la selezione subiva due mete in rapida successione e veniva raggiunta, rischiando poi qualcosina nei minuti finali.

In questo contesto, ha sorpreso la decisione di Warren Gatland di non fare ricorso ai giocatori della panchina, fatta eccezione per George Kruis e Leigh Halfpenny. I due erano gli unici fra le riserve ad essere stati convocati lo scorso 19 aprile, mentre gli altri sono stati aggregati al gruppo in un secondo momento, proprio per coprire le necessità della squadra nei midweek.

Sembra che Gatland abbia cambiato idea sull’utilizzo di quelli che la stampa inglese ha iniziato a chiamare i “Geography Six”, i giocatori convocati a metà tour per la loro vicinanza alla squadra (gli scozzesi in Australia, i gallesi in Nuova Zelanda). Non un’idea brillante, farsi influenzare dalle polemiche

E’ vero, certo, che la maglia dei Lions deve conservare il suo prestigio e non essere ceduta a cuor leggero a un gruppo ristretto di giocatori che, in fondo, si trova lì soprattutto per essersi trovati a giocare con le proprie nazionali nello stesso fuso orario. Allo stesso tempo, però, nel momento in cui sono convocati tra i ventitré, è assurdo tenerli in panchina e spremere fino all’osso i giocatori in campo: se ne sono viste le conseguenze sul rendimento della squadra, che negli ultimi venti minuti ha decisamente finito la benzina.

Possibili aggiustamenti

I migliori interpreti della partita tra Lions e Hurricanes di stamattina sono stati Iain Henderson, indubbiamente migliore in campo nonostante la macchia del cartellino giallo nel finale che è sostanzialmente costato la vittoria ai suoi (e che potrebbe essere il motivo per essere nuovamente escluso dai 23 di sabato), e Courtney Lawes, compagno di Henderson in seconda linea. Due giocatori che si candidano concretamente ad un ruolo per sabato, anche se l’irlandese dei due ha giocato gli interi 80 minuti.

Proprio Alun Wyn Jones e George Kruis, le due seconde linee del primo test, non hanno particolarmente brillato e potrebbero essere rimpiazzati per la seconda partita. In particolare Kruis, schierato anche quest’oggi dalla panchina, non dovrebbe ritrovare posto in squadra.

Non molte altre le prestazioni da ricordare contro gli Hurricanes: solida prestazione di Tommy Seymour all’ala, autore anche di due mete, ma il talento messo a disposizione da Daly e Watson è di altro livello. Abbastanza bene anche North, che ha giocato soprattutto da centro a causa dell’infortunio precoce di Henshaw, ma non abbastanza, probabilmente, per guadagnarsi una maglia sabato.

L’altra scelta da fare, per Warren Gatland, è scegliere se sacrificare O’Mahony per mettere dentro Warburton, alla ricerca di un giocatore in grado di minacciare maggiormente gli avversari al breakdown, accettando di conseguenza di perdere qualcosa in rimessa laterale. Una seconda linea composta da Itoje e Lawes potrebbe offrire le necessarie garanzie in touche, con Henderson pronto a entrare dalla panchina.

La verità è che i principali aggiustamenti Warren Gatland deve trovarli non tanto nei cambi di formazione a sua disposizione, ma nella crescita di attenzione in alcune aree di gioco, senza perdere al contempo focus nelle cose andate bene la settimana passata.

Un po’ fuori tema, ma il parallelo calcistico fa piuttosto ridere

Contro gli All Blacks, i Lions, come chiunque altro, hanno bisogno di giocare la partita perfetta per spuntarla: ogni volta che riesci a mettere piede nella zona pericolosa avversaria, devi tornare indietro con dei punti sul tabellone. Gli All Blacks l’hanno fatto, i Lions no.

Da migliorare assolutamente la disciplina: concedere dei calci di punizione è fisiologico, e alcune volte necessario. Altra cosa è concedere uscite gratis di prigione con calci di punizione quando la pressione è tutta sull’avversario, e questo è successo diverse volte.

Punti cruciali saranno rallentare il gioco mentre il possesso lo hanno gli altri, che sappiamo capaci di alzare il ritmo del gioco come una pentola a pressione fin quando l’avversario cede, e costringerli inoltre a giocare dalla propria metà campo. Una statistica proposta da Rugby World è interessante: nel primo test gli All Blacks hanno passato il 63% del tempo nella metà campo avversaria.

Un dato da cui cominciare a lavorare per sabato è il 100% ottenuto nella conquista nella partita con gli Hurricanes. Non solo mischia e rimessa laterale, ma anche ruck: delle 108 volte che un giocatore Lions impostava un raggruppamento a terra, tutte e 108 i Lions ne sono usciti con il pallone. Limitare i turnover e avere possessi tranquilli è di vitale importanza per la squadra in rosso, che troppe volte ha perso il possesso in zone importanti del campo.