L’uccellino del giorno dopo

5 tweet all’indomani della conclusione del tour dei Lions

Pareggio: una soluzione che accontenta tutti e nessuno. L’1 a 1 conclusivo, e il 15 a 15 della partita di ieri, sono un risultato improbabile e inaspettato per una serie che non per questo non ha emozionato e divertito fino all’ultimo secondo di gioco.

Chi si sarebbe aspettato che i Lions sarebbero arrivati a giocarsi la partita decisiva della serie fino all’ultimo secondo? Dopo la vittoria del primo test, sembrava dovesse essere un facile sweep da parte degli All Blacks nella serie.

E invece emozioni, mete, grandi giocate, prestazioni di altissimo livello, piccoli dettagli, aggiustamenti e, pure, controverse decisioni arbitrali vanno a incastonare questo tour dei British & Irish Lions più che degnamente nella storia sempre più gloriosa di questa selezione e in quella del rugby mondiale, alla faccia di chi vorrebbe comprimerla o cancellarla.

Le reazioni, più o meno a caldo, del mondo del rugby, non hanno tardato ad arrivare. Abbiamo provato a selezionare le migliori.

Certi nasi

Per la serie “piccole ma gustose rivincite”, Warren Gatland si è presentato così in conferenza stampa nel post-partita. Il naso rosso si riferisce alla copertina del New Zealand Herald, che dopo il primo lo ritrasse nelle vesti di un clown in seguito alle lamentele con cui l’head coach dei Lions poneva attenzione sulle presunte cariche in ritardo subite da Conor Murray al momento dei suoi calci nel box.

Warren Gatland è quindi imbattuto nelle serie che ha allenato, avendo vinto la scorsa in Australia e pareggiato quella di quest’anno. Il suo nome è stato recentemente accostato proprio alla panchina All Black nel momento in cui Steve Hansen la abbandonerà, e allo stesso modo è ritenuto uno dei più papabili per allenare il prossimo tour in Sudafrica nel 2021, quando i Lions dovranno provare a vendicare la sconfitta di otto anni fa.

Per il momento, l’ex tallonatore di Waikato tornerà a essere il selezionatore della nazionale gallese. Proprio la sua fiducia nei giocatori che allena in nazionale gli ha procurato diverse critiche, e i Lions potrebbero essere indotti, anche dalla pressione mediatica, a scegliere un head coach che non sia già il selezionatore di una squadra nazionale. Difficile però criticare ancora le scelte di Gatland, visti i risultati ottenuti.

Il day after di Kaino

Immaginatevi: hai preso un sacco di botte, giocato una delle partite più dure e interminabili degli ultimi anni. Il risultato non è stato quello sperato, e tu sei uno abituato a vincere. Fuori piove, è inverno e il mondo non sembra questo gran bel posto.

Sei sul divano, con una birra e i dolori del giorno dopo, e non trovi niente di più confortante di riguardare le tue partite (in videocassetta!) con l’Auckland University, al tempo in cui giocavi con Eliota Fuimaono-Sapolu.

Jerome Kaino non sta invecchiando bene. Per sua fortuna, sul campo da rugby ancora non se la cava affatto male.

Due risate

Chi invece, nonostante il viaggio di ritorno e la mente occupata forse da altro, sembra trovare il tempo per farsi due genuine risate è il capitano dei Lions Sam Warburton, che praticamente insieme al post “istituzionale”, dove ringrazia compagni e tifosi per il supporto, dicendosi onorato di aver fatto parte di un gruppo unico, posta un video di 45 secondi di risate di Marcel Desailly, ex colonna del Milan anni ’90 e autore nei mesi scorsi di insospettati video virali su YouTube, che lo ritraggono ridere sguaiatamente in ogni situazione e luogo immaginabile.

Metafore

Alex Spink è il corrispondente del tabloid britannico Mirror, che riporta fedelmente la battuta di Steve Hansen in conferenza stampa. Sicuramente, una sconfitta per i Lions sarebbe stata digerita piuttosto facilmente, visto anche il rispetto che la squadra si è guadagnata nel corso del tour e durante la serie finale.

Per gli All Blacks è invece deludente non essere riusciti ad arrivare alla vittoria, e probabilmente il pareggio sta più stretto a quelli in maglia nera che non agli altri.

Nella stessa conferenza stampa, parlando del fischio arbitrale nel finale di partita, quello che ha trasformato, dopo l’intervento del TMO, un calcio di punizione che avrebbe probabilmente regalato la vittoria ai neozelandesi in una mischia chiusa, Hansen ha rinnovato il suo appello affinché le regole del gioco vengano semplificate e siano più chiare per tutti.

Infine, con cavalleria, ha ammesso che, sebbene negli ultimi minuti ci sia stata un po’ di confusione in campo, il pareggio nella serie è un risultato equo, vista la qualità messa in campo dalle due squadre in tutti i 240 minuti.

Po popò poppopoppò

Flashback ai mondiali di palla tonda 2006: i tifosi italiani intonano il ritornello di Seven Nation Army, la canzone dei White Stripes che aveva fatto il giro del mondo solo qualche anno prima. Il motivetto diventa l’inno del trionfo azzurro, di cui proprio in questi giorni è stata la ricorrenza.

Motivetto che da più parti è stato ripreso e utilizzato per diversi scopi di tifo sportivo, l’ultimo dei quali quello di incitare uno dei giocatori più incisivi nella serie, Maro Itoje, già incitato dal coro al suo club, i Saracens.

Ci avete fatto caso? Più volte al Westpac Stadium e all’Eden Park è stato chiaramente distinguibile il coro dei tifosi dei Lions, che incitavano uno dei giocatori destinati ad essere monumenti dello sport con la palla ovale.

Nel terzo test Itoje, che deve ancora compiere 23 anni, è stato il migliore degli avanti per metri fatti palla in mano (29, secondo ESPN.com) e ha rubato due palloni strappandoli direttamente dalle mani degli avversari. Una prestazione a tutto tondo, quella del seconda linea Saracens, che permette di annoverarlo fra i migliori della serie.

Con la riflessività che lo contraddistingue, Itoje ha voluto puntualizzare ai microfoni che il pareggio non soddisfa né lui né i suoi compagni: scesi in campo per cercare la vittoria, i Lions non sono riusciti a trovarla e questo significa che ci sarebbe stato spazio per fare anche meglio di così.

Bonus: le unghie di Haskell

Per tutto il tour, James Haskell e Sean O’Brien, compagni distanza fin dalla prima notte, hanno incendiato i propri profili social, fra tweets e instagram stories, con le reciproche prese per i fondelli.

In una delle prime uscite, il flanker irlandese rimane assolutamente di stucco quando scopre che James Haskell si tinge le unghie dei piedi.

Piccato, l’inglese replica: “Beh, mostra allora i tuoi piedi da hobbit!”. Haskell è una stella dei social, in particolare Instagram, dove sforna continui contenuti in cui racconta la propria vita con tanta ironia.