Nel frattempo, a Belfast
La coppa del mondo femminile è entrata nelle fasi finali

Mentre fra Johannesburg e Buenos Aires, Sidney e Auckland impazza il Rugby Championship incominciato lo scorso sabato, nella verde Irlanda le 12 migliori squadre di rugby femminile al mondo si affrontano nella coppa del mondo di categoria.
Si sono qualificate al torneo le migliori 7 squadre della scorsa coppa del mondo, svoltasi in Francia nel 2014: Inghilterra, Canada, Francia, Irlanda, Nuova Zelanda, Stati Uniti e Australia. A queste si sono poi aggiunte Italia e Galles in virtù dei loro piazzamenti nel Sei Nazioni femminile nel 2015 e 2016.
La Spagna ha staccato il biglietto per la manifestazione battendo la Scozia in un doppio match (andata e ritorno) lo scorso novembre, visto che la Spagna aveva vinto il Rugby Europe Women’s Championship, il Sei Nazioni B femminile, mentre la Scozia era arrivata per due volte ultima nel Sei Nazioni. Alle squadre europee si sono poi aggiunte Giappone e Hong Kong battendo le Fiji in un torneo di qualificazione lo scorso dicembre, ma le isolane si erano già qualificate battendo a novembre la Papua Nuova Guinea nell’Oceania Rugby Women’s Championship.
Il calcio d’inizio della Women Rugby World Cup è stato dato lo scorso 9 agosto, quando l’Inghilterra ha affrontato la Spagna nel match inaugurale all’UCD Bowl di Dublino, partita poi conclusasi con il prevedibile trionfo inglese per 56 a 5. La fase a gironi ha previsto 3 pool da 4 squadre, con le prime qualificate direttamente alle semifinale, in compagnia della migliore seconda. Per le altre squadre il torneo non si conclude ma, un po’ come succede per il mondiale under-20, affrontano altre due partite per determinare il loro posizionamento finale dal quinto al dodicesimo posto.
Cos’è successo finora
La fase a gironi ha fondamentalmente espresso il sostanziale predominio delle favorite: Inghilterra, Nuova Zelanda e Francia si sono assicurate il comando dei gironi vincendo tutte le partite, con le prime due a conquistare il punto di bonus in ogni match.
L’Irlanda padrona di casa non è riuscita a raggiungere le semifinali, finendo come peggiore fra le seconde classificate. La squadra ha pagato il girone più impegnativo, con la Francia irraggiungibile, il Giappone fanalino di coda, ma un’avversaria ostica come l’Australia con la quale giocarsi il secondo posto. La vittoria con le Wallaroos per 19 a 17 non è bastata: il posto in semifinale se lo sono aggiudicato le statunitensi, inserite nel girone con le Azzurre, la Spagna e l’Inghilterra.
La squadra americana è riuscita non solo a ottenere 10 punti contro Italia e Spagna, ma anche a segnare quattro mete alle inglesi nel turno conclusivo della prima fase. Niente da fare, infatti, neanche per il Canada, che nel girone A ha ottenuto la seconda piazza dietro la Nuova Zelanda, battendo Galles e Hong Kong.
Hong Kong, Italia e Giappone hanno ottenuto 0 punti attestandosi nelle ultime posizioni dei rispettivi gironi, e alle Azzurre spetta il compito di elevarsi dalle ultime posizioni durante le fasi finali che si stanno svolgendo mentre questo pezzo viene scritto.
Cosa sta per succedere
A partire dalle 17 di oggi, al Kingspan Stadium di Belfast, dove si svolgono le fasi finali del torneo, saranno giocate le semifinali, trasmesse in diretta da World Rugby in tutto il mondo.
Sarà prima il turno di Nuova Zelanda e Stati Uniti: un match che, nonostante le ottime prestazioni messe in campo dalle atlete nordamericane, dovrebbe avere un risultato piuttosto scontato in favore delle Black Ferns. In particolare, gli USA potrebbero soffrire terribilmente il confronto fra i pacchetti di mischia, specie in chiusa e in maul, così come accaduto con l’Inghilterra la settimana scorsa.
Potrebbe non bastare l’atletismo e la preparazione fisica dimostrata dalle statunitensi per impattare la dominanza delle neozelandesi, che hanno in precedenza disposto a proprio piacimento della nazionale canadese, che occupa attualmente il terzo posto nel ranking mondiale femminile: otto mete, con un parziale di 10 a 5 segnato nei venti minuti in cui la Nuova Zelanda ha subito due espulsioni temporanee consecutive.
Gli USA cercheranno di portare una minaccia alle avversarie attraverso il gioco al largo, dove molte giocatrici frequentano anche la nazionale Sevens femminile, così come dall’altra parte il pericolo numero uno è rappresentato da quella Portia Woodman già ammirata a Rio de Janeiro la scorsa estate.
Alle 19.45 sarà, sullo stesso campo, la volta di Inghilterra e Francia, in un derby europeo infuocato, assai più incerto del precedente. Due squadre dal valore assoluto, almeno sulla carta, più ravvicinato e che hanno dimostrato di essere in forma nella fase a gironi, ma non esenti da pecche.
Lievemente favorita l’Inghilterra, ma il gioco spumeggiante della compagine transalpina potrebbe far tremare le avversarie, anche se c’è da notare che la semifinale rappresenta uno scoglio insormontabile: dal 2002 a oggi la fase a gironi è sempre stata superata con successo, ma le francesi si sono sempre arenate in semifinale.
Occhi puntati sulla rolling maul inglese: è l’arma letale delle albioniche, ma dall’altra parte la Francia ha già mostrato contro l’Irlanda di essere disposta a rifiutare l’ingaggio delle maul da touche, come fatto dall’Italia del rugby qualche anno fa.
Un match tirato e tutto da vedere, che promette di essere anche spettacolare. Dando per scontata la vittoria neozelandese nella prima semifinale, chiunque dovesse affrontare le Black Ferns in finale, comunque, si troverebbe a recitare la parte dell’underdog.
