Scegliere

Quanto tenere e quanto cambiare nel XV dei Lions per il secondo test?

Un popolo di santi, poeti e navigatori. Un popolo di 60 milioni di commissari tecnici, e questo è vero altrettanto nel rugby quanto nel calcio e in qualsivoglia altro sport di squadra.

La verità è che è irresistibile la tentazione di mettersi nei panni di un selezionatore, di chi deve scegliere quale squadra mandare in campo per una partita importante.

I britannici, infatti, non sono da meno rispetto agli italiani nel mestiere di metter bocca nelle competenze altrui, e spopolano in questo momento sul web le opinioni e le selezioni dei fan per la formazione da mandare in campo il prossimo sabato nel secondo e decisivo test della serie dei Lions contro gli All Blacks.

Non potevamo essere da meno.

Non il miglior periodo per voler essere Warren Gatland, btw

Back three

Liam Williams, Anthony Watson e Elliot Daly sono stati una costante spina nel fianco degli avversari, nonché i migliori giocatori dell’intera squadra nel primo test di sabato scorso contro gli All Blacks.

Tutti e tre hanno esperienza nel ruolo di estremo, un piede non disprezzabile in termini di precisione e sicuramente potente, e sono affidabili sui palloni alti (e non cercare di smentirmi di nuovo, Liam). Le doti di contrattacco sono quelle che fanno la differenza: George North, Jack Nowell e Tommy Seymour hanno disputato tutti e tre un buon midweek, ma nessuno di loro ha raggiunto i livello del trio titolare.

Leigh Halfpenny ha giocato buona parte della partita contro gli Hurricanes a causa dell’infortunio di Robbie Henshaw, ed è stato anche per merito suo se il pallone che si è tramutato nella meta di North nel primo tempo è finito nelle mani di un leone. Tuttavia il giocatore non sembra nel momento migliore della carriere, e non essendoci particolari necessità di un ulteriore piazzatore, dal momento in cui in campo c’è Farrell e in panchina Sexton o Biggar, Halfpenny dovrebbe rimanere fuori dal XV titolare.

In mezzo al campo

Anche il reparto centrale e la coppia mediana dovrebbero rimanere gli stessi: Murray, Farrell, Te’o, Davies. Quest’ultimo ha offerto una buona prestazione nel primo test e con 5 clean breaks è stato l’arma offensiva più pericolosa dei suoi, come mostrato sin da subito, con l’incursione che ha portato alla quasi segnatura di Elliot Daly. Jonathan Joseph non è abbastanza efficace, soprattutto in difesa, per contendergli la maglia.

Nello spot di numero 12, Ben Te’o ha offerto grandi impatti in difesa, compreso un impressionante placcaggio su Sonny Bill Williams in apertura di ripresa, che gli è costato un cartellino giallo. In attacco è lecito aspettarsi qualcosa di più, ma più che responsabilità del giocatore sembra che le difficoltà nell’innescarlo siano più dovute al sistema offensivo: la difesa sa già che l’ex giocatore di league sarà utilizzato come testa di ponte nella fascia centrale del campo per mettere l’attacco sul piede avanzante, porre qualche dubbio in più rispetto all’alternativa binaria palla a Ben/passaggio dietro la schiena è necessario per rendere la sua azione più efficace.

Inoltre, come per la sua nemesi Sonny Bill Williams, Ben Te’o è un giocatore che ha doti eccezionali nel liberare le braccia e il pallone dopo il contatto per servire un offload a un compagno accorrente, ma questo non è praticamente mai successo, non solo sabato ma in tutto il tour. Fiducia a Te’o, dunque, ma a condizione che possa essere sfruttato a pieno. Robbie Henshaw è fuori dai giochi, con l’infortunio alla spalla subito contro gli Hurricanes che potrebbe rimandarlo a casa in anticipo sui tempi. L’altra alternativa è quella di schierare Farrell a numero 12, con Sexton a 10, ma il fascino di questa scelta è stato quantomeno sopito dal timido tentativo di gara-uno: quando Sexton è entrato il dialogo tra i due è stato piuttosto lacunoso, con Farrell più di una volta sovrastato fisicamente dagli avversari.

Ben detto!

Conferma quindi anche per Owen Farrell all’apertura, con la necessità di essere maggiormente incisivo con il pallone in mano. Conor Murray allo stesso modo dovrebbe continuare ad avere la maglia da titolare rispetto a Webb, al quale dovrebbe però essere concesso più spazio nella parte finale della partita.

Prima linea

Anche in prima linea, poche novità: Vunipola dovrebbe trovarsi più nel vivo del gioco ed essere più efficace nel portare avanti il pallone, ma in mischia chiusa ha fatto il suo lavoro, mentre la sua riserva McGrath non ha dato fatto altrettanto. Joe Marler si è sparato 80 minuti filati contro gli Hurricanes, senza lasciare una particolare traccia.

Meglio di lui ha fatto Dan Cole, che per attitudine, voglia e un paio di giocate importanti si è messo in luce, ma che in mischia ha subito contro una prima linea Hurricanes che non avrebbe dovuto essere particolarmente dura da affrontare. Questo, unito al fatto che gli ottanta minuti di martedì si saranno fatti sentire, lo escludono automaticamente dal XV di sabato. La scelta ricade ancora su Furlong, non fra i più brillanti e colpevole, con i compagni di prima linea, dell’imbarcata subita al cinquantaquattresimo minuto, quando gli All Blacks hanno segnato la meta che ha spezzato la partita.

Al centro, Jamie George è sicuramente il più completo dei tre: Rory Best non è nella stessa forma del Sei Nazioni, Ken Owens ha perso la brillantezza della stagione vissuta agli Scarlets, mentre George ha fatto segnalare 20 placcaggi nella partita di sabato scorso, secondo ESPN.

Giraffe e cammelli

Dove c’è più da discutere e più da mettere le mani è fra seconda e terza linea, tenendo in considerazione tutte le variabili che eventuali cambiamenti andranno a influenzare. George Kruis e Alun Wyn Jones non hanno avuto la loro migliore serata lo scorso 24 giugno, mentre le prestazioni di ieri di Courtney Lawes e Iain Henderson hanno proposto una forte candidatura. C’è anche Maro Itoje, che sembra difficile tenere fuori per la seconda partita consecutiva. Henderson e Lawes, oltretutto, sono giocatori abbastanza equivalenti: l’irlandese ha qualcosa in più nella tecnica individuale, si fa trovare più in giro per il campo ed è abile anche in spazi più aperti; l’inglese ha un placcaggio devastante ed è un ottimo ball carrier.

Alla fine del discorso, la scelta migliore sembra quella di Itoje e Lawes, anche per equilibrare la rimessa laterale, in particolar modo nel momento in cui Warburton dovesse essere preferito a O’Mahony. Una scelta anche questa non facile, ma necessaria: dentro Warburton per fare il diavolo a quattro in ogni singola ruck impostata dagli All Blacks, rallentare tutti i palloni possibili e portarne a casa qualcuno per innescare i letali contrattacchi della cavalleria.

Tutto questo, tenendo però in campo Sean O’Brien, che si è distinto come una delle migliori terze linee a disposizione di Gatland durante tutto il tour e che anche nel primo test ha dato un contributo fondamentale, oltre all’interminabile rincorsa ai propri compagni che lo ha portato a schiacciare la palla oltre la linea, in un’azione archetipica della terza linea perfetta.

Le riserve

Più annosa la questione panchina, dove Gatland potrebbe lasciarsi andare anche a qualche azzardo in più. Le riserve avrebbero dovuto dare un contributo determinante una volta entrate in campo, ma la panchina decisiva, invece, è stata quella degli All Blacks, almeno nel primo test.

In prima linea Sinckler si merita di tenere il posto dalla panchina, e dovrebbe essergli data anche l’opportunità di avere un impatto maggiore sul match. McGrath rimane l’unica vera alternativa a Vunipola, mentre per la maglia numero 16 è battaglia vera: Best è un guerriero esperto che dalla panchina può dare qualcosa in più nel gioco aperto e alla ricerca di qualche turnover, mentre Owens dà maggiori garanzie in rimessa laterale, e questo è il motivo per cui lo sceglieremmo. Non potremmo sopportare una finale di partita punto a punto, con una touche per i Lions sui cinque metri e la palla in mano a Rory Best.

Una roba del genere, per capirci

In seconda linea, avendo scelto Lawes e Itoje come titolari, Iain Henderson dovrebbe avere la maglia numero 19 sulle spalle. L’irlandese è stato uno dei migliori per tutto il tour e merita la maglia. Come backup in terza linea, con una scelta un po’ estrema, e cioè quella di lasciare a casa Peter O’Mahony senza che questi abbia particolari responsabilità, propendiamo per Justin Tipuric. La terza linea gallese non è mai entrata seriamente nel ballottaggio per una maglia da titolare, ma ha sempre ben figurato in ogni occasione che gli è stata data: è l’ideale per avere venti minuti di fuoco dalla panchina e dare respiro a uno fra Warburton e O’Brien.

Questo lascia scoperto un eventuale rimpiazzo per la posizione di numero otto, ma contro gli Hurricanes CJ Stander ha dimostrato una volta di più quanto il suo gioco monodimensionale non sia un fattore in partite con una notevole complessità.

Di Rhys Webb come riserva di Murray abbiamo detto, con Laidlaw che ha concluso il suo tour lo scorso martedì. Come riserva all’apertura, invece, vorremmo vedere Dan Biggar. Il gallese è partito da terza scelta consapevole, ma con la durezza mentale che lo contraddistingue ha offerto solide prestazioni in tutte le partite che lo hanno visto protagonista. E’ un giocatore che possiede un carattere speciale, che ne lima i difetti tecnici. Johnny Sexton, per contro, è sembrato irriconoscibile non solo nei venti minuti che ha, all’incirca, disputato sabato, in un momento in cui la squadra era in difficoltà. In tutto il tour, l’apertura irlandese non ci ha mai convinto fin in fondo, sembrando un po’ a disagio e fuori dalle logiche collettive che muovono la squadra in campo.

Infine, la maglia numero 23: Leigh Halfpenny dà le maggiori garanzie, è un estremo di ruolo che può coprire tutti i ruoli del triangolo allargato, un giocatore il cui nome è sinonimo di affidabilità. George North potrebbe coprire il ruolo di centro e di ala, e un eventuale infortunio dell’estremo Williams potrebbe essere coperto da Watson. Jonathan Joseph sarebbe la riserva più limitata dal punto di vista della versatilità (nonostante certe sue dichiarazioni), ma anche quello che per caratteristiche potrebbe rendere di più fra questi tre come impact player: le sue gambe e la sua caratteristica corsa elusiva in una partita dove la maggior parte dei giocatori arriva all’ultimo quarto con il serbatoio in riserva potrebbero essere una mossa brillante. Allo stesso tempo, non è un giocatore che mi sentirei di schierare fuori ruolo per un intero match: a tali livelli sono cose che si pagano. L’audacia è la virtù dei forti, però: numero 23, Jonathan Joseph.

Nella notte italiana saranno diramate le convocazioni da parte di Warren Gatland per il secondo test match della serie. Vedremo quanto il coach neozelandese dei Lions avrà avuto voglia di rischiare, quanta di cambiare. Seppure non ci sembra possibile, speriamo in qualche modo di essere sorpresi. D’altra parte, dal divano è ben più facile fare chiamate azzardate che da una sala stampa che, amici o nemici, mantiene un atteggiamento piuttosto ostile.