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LIke / Salvatore Freni Jr
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Il buono, il brutto, il cattivo

Perchè al “Mi piace” di Facebook preferisco il buon vecchio “Condividi”

Il buono, il brutto, il cattivo

Perchè al “Mi piace” di Facebook preferisco il buon vecchio “Condividi”


“Mi piace”. Quante volte abbiamo visto quel pulsante in un blog, generalmente in compagnia dei concorrenti “Tweet” e “+1”? A giudicare dalla sua popolarità sembrerebbe uno strumento indispensabile per favorire la condivisione dei contenuti e il coinvolgimento degli utenti. O no?

Ecco cos’ha scoperto Vitaly Friedman, caporedattore di Smashing Magazine:

“We removed FB buttons and traffic from Facebook increased.
Reason: instead of ‘liking’ articles, readers share it on their timeline.” — Smashing Magazine

Quando Smashing Magazine ha rimosso il pulsante “Mi piace” dai propri articoli ha obbligato gli utenti desiderosi di condividerli a copiare e incollare l’url sulle propria pagina Facebook. Per quanto meno immediato di un like, si tratta pur sempre di un’operazione banale, soprattutto quando il contenuto che si vuole condividere è di qualità (e gli articoli di Smashing Magazine generalmente lo sono).

Risultato? Il traffico proveniente da Facebook è aumentato.

Anche per USA Today niente like, solo share

Anch’esso fresco di redesign, un meno drastico USA Today ha rinunciato al pulsante “Mi piace”, ma non al “Condividi”, forse a causa di un pubblico più generico e meno “geek”.

Stesso discorso per Mashable o il New York Times: niente like, solo share.

Ma gli esempi non si limitano a blog o quotidiani: anche un colosso del commercio elettronico come Amazon offre solo opzioni di condivisione per le proprie pagine di dettaglio prodotto.

Perché titani dell’informazione e dell’e-commerce rinunciano al “Mi piace”?

È brutto

Non in termini squisitamente estetici, quanto piuttosto “di tatto”: l’accostamento di un “Mi piace” a una brutta notizia (un incidente, un fatto di cronaca nera o semplicemente l’annullamento di un evento) non è certo indice di buon gusto.

È cattivo

Tutti noi apprezziamo un sito veloce, specialmente su mobile. Ecco perché dobbiamo ponderare con attenzione numero di richieste e peso complessivo di ogni pagina che andiamo a realizzare, senza trascurare nessun componente. Nemmeno un piccolo, apparentemente innocente pulsante.

Ti sei mai chiesto quanto pesa il tasto “Mi piace”?

Io l’ho fatto solo di recente, poco prima di contribuire al redesign in chiave responsive di 360gardalife, un blog dedicato agli sport da praticare sul Lago di Garda.

Disabilitando la cache del browser, il solo pulsante “Mi piace” è responsabile di 12 richieste HTTP, pesa 133 KB e impiega 1.58 secondi per caricarsi.

Pulsante “Mi piace”: 12 richieste HTTP, 133 KB. Pronto in 1.58 secondi

Per mettere le cose in prospettiva, l’intera paginaVenti del Garda” su 360gardalife effettua 37 richieste HTTP, pesa 883 KB e si carica in 2 secondi.

Pagina “Venti del Garda” su 360gardalife: 37 richieste HTTP, 883 KB. Pronta in 2 secondi
1.58 secondi per un pulsante contro 2 per una pagina. Completa!

A questo aggiungi che il tasto “Mi piace” potrebbe essere usato (anche) per spiarti. O almeno così sostengono il Week e il Wall Street Journal.

Il buon vecchio “Condividi”

Ecco perchè, contrariamente alla versione precedente, non troverai nessun tasto “Mi piace” sul nuovo 360gardalife.

Al suo posto abbiamo usato e personalizzato il link “Condividi”, limando così un secondo dai tempi di caricamento:

<a href="http://www.facebook.com/sharer.php?u=URL">Share</a>
Ma la vera sorpresa l’abbiamo avuta da Google Analytics: il traffico proveniente da Facebook è infatti quadruplicato!

Questo perchè la “nuova” timeline di Facebook nasconde o sotterra i “Mi piace” a risorse esterne (come l’articolo di un blog), mentre i link condivisi fanno bella mostra di sè nei news feed degli amici.

Concludendo: facilmente personalizzabile, leggero e efficace, il buon vecchio Share Dialog è tutto fuorchè obsoleto. Con buona pace del tanto strombazzato Like.


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