Paganesimo contro il nazismo!

Ratzinger ha continuato per anni ad affermare che la Shoah è stata causata dal nazismo, il quale secondo lui sarebbe una forma di paganesimo. Non è vero che il nazismo è una forma di paganesimo: il Paganesimo non ha nulla a che fare col cristianesimo mentre il nazismo ritiene positiva la figura di Gesù Cristo. Anche i nazisti cosiddetti “paganisti” (che erano in netta minoranza rispetto ai nazisti cristiani integralisti e non ottennero nulla per quanto riguardava le loro richieste) non rinunciarono a dare all’immagine di Gesù Cristo una idea positiva. Il nazismo ha sì utilizzato dei simboli antichi tipo la svastica ma ha messo in pratica ciò che il cristianesimo ha seminato nel corso dei secoli: l’odio nei confronti degli ebrei! Allora: quali sono i danni che ha creato il nazismo? La Shoah è nata a causa del fatto che i nazisti esibivano la svastica o è nata a causa dell’odio che il nazismo aveva nei confronti degli ebrei? Ecco quali erano i rapporti che c’erano tra i pagani e gli ebrei: il secondo capitolo del libro “Storia criminale del Cristianesimo — Tomo I” di Karlheinz Deschner comincia con un po’ di citazioni.

CAPITOLO II.
SI APRONO 2000 ANNI DI LOTTA AGLI EBREI
“Cosa puoi dire mai tu, mio caro Ebreo?”
(Giovanni Crisotomo, dottore della Chiesa) (1)
“L’Ebreo è una vergogna”.
(Basilio, dottore della Chiesa) (2)
“I loro sovrani son dei criminali, i loro giudici dei furfanti…essi sono 99 volte peggiori dei non giudei”.
(Efrem, dottore della Chiesa) (3)
“…persino peggiori del diavolo”
(Attanasio, dottore della Chiesa) (4)
“Esistono due tipi di uomini, i cristiani e gli ebrei”, “la luce e il buio”, “peccatori”, “assassini”, “immondizia rimestata”.
(Agostino, dottore della Chiesa) (5)
“La persecuzione di coloro che hanno un altro credo è ovunque monopolio del clero” (Heinrich Heine) (6)

Dopo queste citazioni, lo storico nella pagina seguente (110) comincia il suo discorso dicendo che «gli Ebrei godettero di condizioni piuttosto favorevoli all’interno degli stati pagani.». Poi scrive:

LA TOLLERANZA DELLO STATO PAGANO NEI RIGUARDI DELLA RELIGIONE EBRAICA
Persino l’Impero romano mostrò abitualmente verso i Giudei — per lo più contadini, artigiani, operai, non ancora specializzatisi nell’arte del commercio — una certa tolleranza, quando non un’aperta simpatia. Soprattutto essi poterono godere di diritti particolari come il privilegio del Sabato. Non erano costretti a rivolgersi ai tribunali romani, ma potevano far riferimento a un proprio giudice. Cesare li favorì in larga misura. Anche Augusto fece doni generosi al Tempio. Per sua volontà, venivano sacrificati ogni giorno alla “somma divinità”, un toro e due agnelli. Il più caro amico di Augusto, Agrippa era in buoni rapporti con gli Ebrei.

Per quanto riguarda l’imperatore Claudio:

nel 42, aveva promulgato un editto in loro favore , concedendogli in tutte le terre dell’Impero la libera osservanza dei loro costumi, ma ammonendoli, nel contempo, a non abusare della sua magnanimità e a non disprezzare le tradizioni degli altri popoli. La moglie di Nerone, Poppea Sabina, fu una protettrice entusiasta dell’ebraismo. In generale si può dire che il governo romano “cercò sempre per quanto possibile di andare incontro ai desideri e alle richieste più o meno ragionevoli degli Ebrei”. (9)
Anche dopo la conquista di Gerusalemme, gli imperatori si astennero dall’ osteggiare la regione ebraica: essa era religio licita. Vespasiano e i suoi successori confermarono, pertanto, i privilegi già concessi da Cesare e da Augusto. Come ogni cittadino romano, gli Ebrei potevano contrarre matrimonio, stipulare patti, entrare in possesso di patrimoni, accedere alle cariche pubbliche, possedere schiavi e via dicendo. Le loro comunità religiose avevano, inoltre, diritto a una propria amministrazione patrimoniale e godevano, in forma limitata, di una certa autonomia giurisdizionale. Persino dopo la rivolta di Bar-Kochba (pp. 103 ss.), Adriano e i suoi successori lasciarono agli Ebrei liberta di culto e l’esenzione dall’ assolvimento di alcuni doveri che erano in contrasto con il loro credo religioso. Anche nelle province latine non vennero adottate nei loro confronti misure restrittive, anzi, gli fu concesso di costruire sinagoghe, di nominare propri amministratori, di astenersi, in ossequio ai dettami della loro religione, dal prestare servizio militare. (10)
Come accade ancora oggi presso i popoli primitivi, così anche nel mondo ellenisticoromano regnò la più grande tolleranza. In linea di principio, infatti, al politeismo era estranea qualsiasi forma di esclusivismo. I culti tradizionali della propria terra potevano mescolarsi con quelli di altri popoli. Era diffuso un atteggiamento di larghe vedute. sostanzialmente favorevole a una fratellanza religiosa, per cui si potevano adorare tutti gli dei di questo mondo, ritrovando i propri in quelli adorati da genti straniere e respingendo qualsiasi idea di “conversione”. L’intolleranza, secondo Schopenhauer, è una componente essenziale del monoteismo, dove si venera un unico Dio che, “per sua natura, è un Dio geloso che non lascia spazio ad altri. Al contrario, le divinità delle religioni politeiste sono, per loro natura, tolleranti; vivono e lasciano vivere; accettano di buon grado l’esistenza di “colleghi”, siano essi gli dei della stessa religione o quelli venerati da altri popoli”. La fede in unico Dio appariva ai pagani come una sorta di squallido appiattimento, di dissacrazione dell’ universo, di ateismo. Nulla era a loro più estraneo dell’idea che “tutte le divinità dei popoli sono idoli”, o suonava più incredibile dell’affermazione: “Non avrai altro Dio all’ infuori di me”, o appariva più curioso di un Dio che non si stancava di ripetere, come accade per ben 17 volte nel breve capitolo XIX del libro dell’Esodo, “Io sono il Signore”, “Io sono il Signore”, “Io sono il Signore, tuo Dio”. Del patto sigillato con il “sangue dell’ alleanza” tra Jahwè e il “popolo eletto” non esistono paralleli nella tradizione pagana. Eppure nulla suscitava maggiormente lo sdegno degli ebrei del veder considerata la loro religione una forma di costrizione.
Léon Poliakiov affermava addirittura: “Non esiste altro che il servizio di Dio!”. (11)

Poi va avanti parlando del fortissimo odio religioso e razziale nei confronti degli ebrei da parte della chiesa e di certi scrittori cristiani che poi furono fatti santi (e sono santi tuttora: quindi il cattolicesimo ancora oggi fa apologia all’antisemitismo).

NOTE
1 Crisostomo, Commento all’epistola ai Romani, om. XX, 4.
2 Basilio, Homiliae 9 in Exameron, 6.
3 Citazione tratta da Schneider, Das Friihchristentum, p. 17.
4 Cfr. nota 32.
5 Cfr. a questo riguardo pp. 511 ss.
6 Citazione tratta da Beutin, Heinrich Heine, p. 222.

[…]

9 dtv Lex. Antike, Geschichte, I, p. 204, p. 233; Mommsen, Romische Geschichte, VII, pp. 194 ss, p. 213, p. 224; Friedlander, pp. 867 s, p. 922, p. 933; Poliakov, pp. 2 ss.
10 Flavio Giuseppe, Antichita giudaiche, 14,10,5 s; Tacito, Historiae, 5,12; Tertulliano, Apologeticum,21, Mommsen, Romische Geschichte, VII, pp. 239 ss, pp. 245 ss; Browe, Judengesetzgebung, p. 110; Askowith, The Toleration, pp. 70 ss; Langenfeld, pp. 42 ss; Frank, “Adversos Iudaeos”, p. 30; Friedlander, pp. 390 s.
11 Schopenhauer, Parerga and Paralipomena II, cap. 15: Uber Religion, § 174. Citazione tratta da Welter, p. 185; Cornfeld/Botterweck, II, pp. 459 ss; Beek, p. 115; Friedlander, pp. 864 ss, p. 920; Poliakov, pp 4 ss; Meinhold, Kirchengeschichte, p. 38.

I nazisti sostenevano che Gesù era ariano e che la razza è voluta da “Dio”. Nel Mein Kampf a pagina 65 c’è scritto:

Pertanto oggi credo di agire in accordo con la volontà del Creatore Onnipotente: difendendo me stesso dal giudeo, sto combattendo per l’opera del Signore

Ditemi voi ora se le frasi che seguiranno vi sembrano quelle di un pagano o di un cristiano; ecco cosa disse il massimo esponente nazista, Adolf Hitler:

In un discorso tenuto di fronte a un pubblico di nazisti nell’aprile del 1922 Hitler fece un riferimento più esplicito al cristianesimo, riferendosi a Gesù come «al vero Dio». Dichiarò espressamente di considerare la lotta di Cristo una diretta ispirazione per la propria. Gesù per Hitler non era un archetipo fra tanti, ma «il nostro più grande capo ariano» (69). Mentre sottolineava le virtù umane di Cristo in questo contesto, Hitler fece riferimento anche alla sua divinità. Per la festa di Natale della sezione di Monaco della NSDAP, nel dicembre del 1926, affermò che l’obbiettivo del movimento era «tradurre in fatti gli ideali di Cristo». Il movimento avrebbe completato «l’opera che Cristo aveva iniziato ma che non aveva potuto portare a compimento» (70).
In un’altra occasione, questa volta a porte chiuse e rivolgendosi soltanto a compagni di parito, Hitler proclamò nuovamente la centralità dell’insegnamento di Crsto per il suo movimento: «Noi siamo i primi a riesumare questo insegnamento! Attraverso di noi soltato, e solo da questo momento, questi insegnamenti celebrano la propria risurrezione! Maria e Maddalena stavano di fianco di una tomba vuota, perché cercavano l’uomo morto. Ma noi ci proponiam di resuscitare i tesori del Cristo vivente!» (71). Con tono quasi evangelico, Hitler dichiara che il «vero messaggio» del cristianesimo sarà trovato soltanto col nazismo. Anche che se le Chiese hanno fallito la loro missione, ovvero di istillare nella società secolare un’etica cristiana, il suo movimento si assumerà questo compito. Hitler non soltanto legge il Nuovo Testamento, ma in privato dichiara di esserne ispirato.
Le fonti pubbliche sulla visione del mondo di Hitler, quali Mein Kampf, esprimono visioni largamente accettate come componenti autentiche dell’ideologia nazista. Se Hitler in Mein Kampf mostra grande opportunismo a proposito dei nemici del nazismo, sulla fede e le ambizioni del nazismo è del tutto sincero.».

[…].

69. Eberhard Jäckel (a cura di), Hitler: Sämtliche Aufzichnungen, 1905–1924, Stoccarda, 1980, p. 635. Discorso del 26 Aprile 1922, in origine riportato da «NSDAP-Mitteilungsblatt», XIV.
70. Joachim Fest, Hitler: Eine Biographie, Francoforte s. M., 1973, p. 354.
71. Otto Wagener, Hitler: Memoirs of a Confidant, cit., pp.139–40 (corsivo nell’originale)

Gesù Cristo non ispira nessun pagano, a differenza ispira tutti i cristiani (in questo caso il massimo esponente nazista). Queste parole le ho tratte da pagina 42 del libro “Il santo Reich — Le concezioni naziste del cristianesimo” di Steigmann-Gall (un libro che consiglio a tutti di leggere, in quanto va a demolire il luogo comune secondo il quale il nazismo sarebbe la negazione stessa del cristianesimo). Il fatto che Hitler in privato sostenga ciò che sostiene in pubblico significa che l’immagine di Cristo era effettivamente un’immagine positiva per lui. Oltretutto lui non considerava Cristo un semplice uomo ma ne sottolinea la divinità! Più cristiano di così… Oltretutto quando parla di Cristo non fa riferimento ad un Cristo che si è inventato lui o che è descritto in qualche vangelo gnostico o apocrifo ma fa riferimento ai vangeli UFFICIALI (come fa più volte con Giovanni 2,15: ancora oggi questo viene considerato un insegnamento positivo dalla gran parte delle persone, perfino l’ho sentito citare da un esponente dei radicali, il ché dimostra che anche molti anticlericali sono profondamente cristiani). Hitler voleva «tradurre in fatti gli ideali di Cristo». Il movimento avrebbe completato «l’opera che Cristo aveva iniziato ma che non aveva potuto portare a compimento». Ecco cosa succede a voler tradurre in fatti gli ideali di Cristo: succede ciò che è successo col nazismo! Oltre a TUTTI i cristiani, molti atei ancora oggi, pur criticando l’antico testamento, ritengono buoni e giusti gli insegnamenti del nuovo testamento (esattamente come lo riteneva buono e giusto anche Hitler). Se qualcuno volesse saperne di più sulle relazioni che ci sono fra nazismo e cristianesimo può leggersi ciò che dice Claudio Simeoni alle pagine:

www.federazionepagana.it/nazismo01.html

www.federazionepagana.it/nazismo02.html

www.federazionepagana.it/nazismo03.html

Consiglio di ascoltare le seguenti trasmissioni di “Magia, Stregoneria, Paganesimo” condotte da Claudio Simeoni.

www.federazionepagana.com/radiopagana/20060608track01.mp3

www.federazionepagana.com/radiopagana/20060608track02.mp3

Qua di seguito riporto la traduzione (inviata da Francesco Scanagatta nella mailing-list it.groups.yahoo.com/group/paganesimo ) di una rivista francese:

Il paganesimo era tollerato sotto il terzo Reich solo quando rimaneva relegato nell’ambito privato e non entrava in conflitto con la politica ufficiale. I gruppi pagani furono infatti progressivamente messi sotto controllo, come lo furono le chiese, specialmente dopo la pubblicazione dell’enciclica “Mit brennender Sorge”, nel 1937. Il Tannenbergbund della coppia Erich e Mathilde Ludendorff fu interdetto nel 1933, e il “bund fur deutsche Gotterkenntnis”, che gli succederà nel 1937, fu saldamente messo in libertà sorvegliata. L’indologo e studioso del sanscritto Jakob Wihelm Hauer dovette abbandonare nel marzo 1936 la presidenza della “Deutsche Glaubensbewgung”. “la fede allemanna e gli ebrei sono sulla medesima corda!” proclamerà nel 1938 il giornale antisemita “Der Sturmer”! Friedrich Bernard Marby, fondatore nel 1931 del “Bund der Runenforscher” ed editore della “Marby-Runen-Buchrei”, si vide interdire tutte le attività editoriali a partire dal 1935. Arrestato nel marzo del 1937, condannato alla detenzione a vita, trascorse circa nove anni in campo di concentramento, per la precisione a Dachau e Flossemburg, prima di essere liberato nel aprile 1945 dalle truppe alleate.
H.A. Weis-haar (Kurt Paehlke), fondatore nel 1918 del “Bund der Guotend”, fu lui stesso internato fino alla fine della guerra nel campo di Bergen-Belsen. Lo scrittore e drammaturgo volkisch Ernst Wachler, fondatore nel 1903 “Harzer Bergtheater” presso Thale, fu perseguito per ragioni “razziali” e morì nel settembre 1944 nel campo di Theresiendstadt. Wihelm Kusserow, fondatore nel 1935 della “Nordische Glaubengemeinschaft”, fu denunziato come “agente britannico”. Nel 1941, praticamente tutti i gruppi pagani erano stati interdetti

elements, nr. 89, Julliet 1997, pagg. 20,21