Paganesimo contro la sottomissione!

Nella sovracopertina del libro “Quando fare è credere” dello storico delle religioni John Sheid, l’antica religione romana viene definita come “una religione priva di fede”, “Priva dell’idea di rivelazione, di credenze e di dogmi”. Il fatto che ciò sia scritto proprio in quelle poche righe del copricopertina, probabilmente significa che l’autore lo considera un aspetto FONDAMENTALE! Ovviamente intende “fede” nel senso attuale del termine. Non confondiamo il termine “fede” che esiste nel monoteismo (fede nel dio biblico) col termine “fede” che usavano gli antichi romani: col termine “fides” non intendevano mettersi completamente nelle mani degli dèi ma indicavano una fiducia nei confronti di un contratto stipulato fra due parti contraenti (dèi e uomini); gli uomini comunicano con gli dèi attraverso le pratiche di culto ed in generale con le azioni quotidiane. Gli antichi romani aspettavano che fossero gli dèi a dare il primo segno tangibile di fedeltà al contratto. Se gli dèi non rispettavano il contratto i romani davano fuoco al tempio. Non c’è sottomissione nel Paganesimo, neanche nei confronti degli dèi. Questo concetto l’ho ribadito in varie discussioni, soprattutto con certi atei ed agnostici: http://medium.com/@williammasiero/una-delle-mie-tante-discussioni-con-un-ateo-dc5246c392fc

Per quanto riguarda i sacerdoti, mentre i preti cattolici sono “Ministri di Dio”, quindi rappresentano il dio biblico davanti agli uomini ed hanno dei poteri (come quello di assolvere “peccati”; il “peccato” è un concetto estraneo al Paganesimo); i flamini, i pontefici, i sacerdoti dell’antica religione romana, al contrario, rappresentano gli esseri umani davanti agli dèi, quindi fanno gli interessi degli umani e non, come i preti cattolici, gli interessi del dio nel sottomettere uomini e donne.