
Le fondazioni bancarie puntino sulle idee e non sui mattoni
pubblicato il 28 maggio 2015 su Toscana24 — IlSole 24 Ore
Parlare di innovazione è di moda, suggerendo utopie purtroppo solo teoriche, ma in pratica cosa dobbiamo fare per non perdere l’appuntamento con il Secolo Digitale? Investire nell’innovazione è investire in progetti che trasformino la tradizionale concezione di investimenti nelle aziende o nel territorio, isolati, sterili, senza rete. La Toscana è da sempre ricca di idee e talenti, capaci di attrarre investitori anche internazionali. Ma chi potrebbe, ad esempio le fondazioni bancarie, realtà economica radicata nel tessuto socio economico locale, preferisce (o deve!) investire risorse in patrimonio immobiliare, senza creare lavoro, crescita, sviluppo. Cosa è che rende ricco un popolo? Dal Rinascimento lo sappiamo, la fiducia nelle proprie idee, nel merito, nell’eccellenza. Quante banche di piccole, medie o grandi dimensioni valorizzano proprio questo principio che studiamo a scuola? Molte magari, ma con pochi mezzi. E se le fondazioni che fanno capo alle banche toscane, anziché vedere solo mattoni, investissero proprio nelle eccellenze, dai microprocessori, alle stampanti 3 D, alla rete così vitale per piccole aziende e arigiani, impiegando parte del proprio flottante per schiudere il futuro del lavoro? Farraginose normative ostano, l’investimento immobiliare è il patrimonio più solido, ma siamo sicuri che il mercato italiano non sia ormai saturo, che i prezzi salgano ancora, che la bolla non scoppi? La politica non può rispondere come un burocrate, deve creare strumenti di cambiamento e crescita. Serve un sistema che raccordi le fondazioni bancarie toscane permettendo l’investimento di parte delle proprie liquidità in progetti che altrimenti andranno ad arricchire altre regioni o nazioni. Non serve andare lontano, basta guardare ai nostri centri di ricerca, alle nostre botteghe artigiane, all’intero comparto agroalimentare, alle start up avvizzite dalla mancanza di credito. Innovare non significa solo “inventare”, ma soprattutto dar valore con nuovi mezzi ad attività, eccellenze future. La Toscana è ricca di cultura e potrebbe, come spesso ha già fatto, essere la capofila del futuro Made in Italy digitale. Io ci credo.