TFR: basta con lo Stato Papà


In questi giorni si parla della possibilità di corrispondere ai lavoratori dipendenti in busta paga la quota che attualmente viene accantonata per il trattamento di fine rapporto (TFR). Non svoglio soffermarmi sull’analisi macroeconomica delle conseguenze di una scelta simile. Sicuramente influiscono sul giudizio finale le modalità che verranno impiegate per mettere in atto il provvedimento e, in questo senso, consiglio la lettura di quanto ha scritto Stefano Patriarca su lavoce.info.

Tra tutte le obiezioni che sono state sollevate rispetto al provvedimento, però, ce n’è una che non mi convince affatto: lo Stato non può togliere il TFR perché così si cancella un “tesoretto” che serve al lavoratore quando andrà in pensione. A sostegno di questa tesi, di solito, si afferma che se il lavoratore percepisce la somma in busta paga sarà portato a spenderla e non a risparmiarla e che questo è male.
Ecco, io su questa cosa sono totalmente in disaccordo.

Personalmente ho sottoscritto una polizza per una pensione integrativa il mio primo giorno di lavoro, ma ritengo profondamente sbagliato il fatto che una scelta del genere venga imposta dallo Stato. I soldi del TFR sono dei lavoratori, fanno parte della loro retribuzione. Il fatto di differirne la corresponsione al termine del rapporto lavorativo mi è sempre sembrata una forzatura paternalista, come se Papà Stato mi dicesse: “figliolo, hai guadagnato 1000 ma te ne do solo 900, gli altri 100 me li tengo io perché se no tu te li spendi tutti”.

E se anche fosse? Se il cittadino non volesse comportarsi da formica ma da cicala? Stiamo parlando di lavoratori che alla fine del rapporto lavorativo percepiranno una pensione. Dove sarebbe il problema se volessero avere la libertà di spendere un po’ di più quando hanno 40 anni invece di trovarsi un gruzzoletto quando ne hanno 70?

Oltretutto, anche questo discorso non sta più in piedi. Una volta si andava in pensione dopo aver lavorato per un solo datore di lavoro, quindi effettivamente il TFR arrivava insieme alla pensione. Domani, lo sappiamo tutti, alla pensione si arriverà dopo aver cambiato più volte datore di lavoro e, di conseguenza, avendo avuto la possibilità di ricevere di volta in volta il TFR e quindi addio gruzzoletto. Molto spesso, inoltre, il TFR diventa oggetto di contenzioso, le aziende non sono in grado di corrisponderlo subito in quanto nella prassi quelle somme vengono utilizzate come fonte di credito.

Insomma, fermo restando le considerazioni tecniche e di sostenibilità alle quali facevo riferimento all’inizio, tra lo Stato che mi tratta da figlioletto scapestrato e quello che mi tratta da adulto consapevole, preferisco nettamente la seconda ipotesi. Ho il diritto di votare, di riprodurmi, di scioperare, di spostarmi… voglio avere anche quello di spendere o risparmiare i soldi che mi sono guadagnato.

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