È ora di parlare di sesso nei jrpg

Fabio Di Felice
Oct 14 · 5 min read
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In Persona 5 passi gran parte delle ore di gioco a stringere relazioni con gli altri personaggi. Una in particolare, quella con il proprio partner. Raggiungere questa complicità significa rinunciare a tante altre attività accessorie, azzeccare le risposte giuste, fare regali graditi, andare a spasso nei luoghi più romantici. E una volta conquistato un posto speciale nel cuore del personaggio… schermata nera. Non ci sono effusioni, non ci sono scene affettuose, non ci sono situazioni che restituiscano il feeling di un rapporto vero. Perlomeno con Ann, il personaggio che io ho scelto di corteggiare. Tutto è suggerito, i personaggi non si toccano mai e quando sono insieme agli altri, per esigenze di programmazione, si comportano come se tra di loro non ci fosse nulla. In Persona 5 l’amore è una schermata sfumata a nero.

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Scommetto che non è quello che vorrei.

I jrpg (giochi di ruolo giapponesi, per i non addetti ai lavori) sono eccezionali racconti di formazione che seguono in pieno il modello del viaggio dell’eroe. Il pupattolo di turno compie un cammino che, attraverso un percorso di crescita, lo porterà alla piena consapevolezza di sé. Tra le tappe fondamentali che il protagonista (o la protagonista) spesso incontra c’è proprio l’amore. Il primo, quello delle farfalle in pancia, della testa tra le nuvole, dei mal di stomaco. E così i nostri personaggi balbettano, arrossiscono, esprimono concetti involontariamente imbarazzanti. E non escono mai da questa fase: difficilmente vanno oltre l’amore platonico, non si sfiorano, non si guardano negli occhi.

In realtà anche se nel titolo del pezzo leggete solo del sesso (perché è per quello che avete aperto l’articolo) l’assenza del contatto fisico riguarda aspetti anche meno intimi del sesso: i personaggi non si abbracciano mai, tanto per dirne una. Non si tengono per mano. Non si baciano. Non c’è complicità tra loro. Non sono mai eccitati e sembra che il sesso sia innominabile come Voldemort. Qualcosa che esiste negli outfit striminziti delle protagoniste, nelle forme esagerate dell’innocente healer o negli urletti acuti della compagna d’infanzia. Mai più in là di così.

Vi faccio un altro esempio prendendo Dragon Quest XI, jrpg che ho adorato. Nell’ultima parte del gioco è possibile scegliere di “sposare” uno dei personaggi: l’amica del cuore, la sorellastra bona, il ladruncolo ganzo (anche se in tal caso il tutto si trasforma in una bromance un po’ insipida). Dopo la cutscene di rito il\la consorte vi si piazza in casa e potete decidere di andare a parlarci per scambiare due chiacchiere o fare “una passeggiata” insieme. Stop. In Dragon Quest XI l’amore è una passeggiata. Non volevo l’hentai, ma tra questo e la scena dell’unicorno di The Witcher 3 ci passa in mezzo l’universo.

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L’unico momento di intimità in 120 ore di gioco. Poi amici come prima.

Io penso sia impossibile raccontare come si deve l’amore eliminando dall’equazione il contatto fisico. Di qualsiasi tipo di amore si parli non solo quello romantico ma anche l’amicizia o l’affetto genitoriale, un amore dolce, adolescenziale, morboso o violento (e qui Silent Hill 2 faceva un lavoro eccezionale nel mettere il sesso al centro della narrazione) c’è bisogno di raccontarlo anche attraverso i gesti dei personaggi.

Da questo punto di vista penso che ci siano due limiti da superare: il primo, che non è più un problema, è quello tecnologico, perché fino a qualche anno fa era difficile far interagire due pupattoli virtuali in modo convincente. Di recente invece abbiamo avuto The Last of Us 2 e Death Stranding, solo per fare due esempi recenti, dove i personaggi si comportano come esseri umani. Si toccano, si desiderano, sono fatti di carne. Il secondo limite è tutto culturale: i giapponesi sono un popolo profondamente discreto e riservato e forse non esiste niente di più intimo dell’atto sessuale. Il grande tabù che non riescono a superare. I loro eroi e le loro eroine sono oggetti sessualizzati ma non sessuali. Un po’ come le idol: caste e bellissime idealizzazioni di uno stereotipo femminile totalmente falso e disumano.

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Ok, questo è un approccio vero. Lei cerca di guardarlo negli occhi, lo abbraccia, i corpi sono vicini. Una scena umana.

Forse la serie di jrpg che più delle altre ha fatto passi avanti in questa direzione è quella più occidentale di tutte, ovvero Final Fantasy. Nel X Tidus e Yuna si scambiavano dopo centottanta ore un bacetto casto a stampo stile scuola media ma oggi le cose sono un po’ diverse.

Prendete Final Fantasy XV, per esempio, che racconta la storia di amicizia tra quattro ragazzi. I protagonisti si battono il cinque, si danno pacche sulle spalle e nel finale si siedono tutti insieme intorno a un falò confessandosi i loro sentimenti di fratellanza e di gratitudine, sciogliendo il ghiaccio emotivo che ha sempre caratterizzato i protagonisti dei jrpg.

Anche Final Fantasy VII Remake da questo punto di vista è un passo avanti. I personaggi si stringono, si abbracciano, si guardano negli occhi. Certo, Tifa è un po’ l’emblema del continuo stuzzicare la fantasia del giocatore, e in questo remake la tensione sessuale tra Cloud e le ragazze che gli girano attorno è palpabile, ma c’è contatto fisico. Durante l’inseguimento in moto Jessie si stringe a lui con passione. Tifa lo stringe in un momento di sconforto per trovare sollievo tra le sue braccia. Sono due gesti che rendono i personaggi immensamente più credibili.

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Come sopra: ci siamo, non ci voleva tanto.

Secondo me è ora di raccontare all’interno di queste storie anche il lato umano della relazione. Uscire fuori dalla fase adolescenziale e cercare di sciogliere l’imbarazzo che si legge in ogni rapporto tra i personaggi. La strada da seguire non è quella che conosciamo (perché non è che le scene di sesso di Bioware siano un modello a cui aspirare, tantomeno quelle di The Witcher) ma una nuova in cui finalmente comunicare al giocatore che crescere significa anche scoprire il proprio corpo e quello degli altri e che non c’è niente di sporco, di scabroso o di proibito nel sesso.

Panino al salame

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