Parolai e Smanettoni

persone “brutte” con competenze belle


Martedì 28 aprile 2015 alle 18:00 verrà inaugurata nella prestigiosa sede della Centrale PLIP la sezione di Venezia di H/H.

Inizialmente pensavo di scrivere un pezzo dottissimo e saccente sull’etica giornalistica, la potenza delle innovazioni dei modelli di business e la valenza tecnologica nell’informazione. Poi ho iniziato ad annoiarmi e quindi cerco di rispondere alla più comune domanda:

“che casso xé ‘sta roba? come se ciama… accabaraacca? cossa xea? ea soita roba par smanetoni?”

(traduzione: cosa diamine sarebbe siffatta sigla? come si enuncia… aitch and aitch? e a cosa si riferirebbe? alla solita dinamica innovativa per iniziati tecnocrati?)

H/H Venezia http://www.meetup.com/Hacks-Hackers-Venezia/

Si! la risposta non è 42, ma “smanettoni”

Prendiamola — quasi — alla lontana: smanettone o nerd viene generalmente associato all’immagine antropologica del tipostranodeicomputer dove “strano” mette assieme concetti di sociopatia, sublinguaggio, o — per i più cronici- sindrome di Asperger. Tutto questo fino all’arrivo di Big Bang Theory e di Zuckerberg, quando -di colpo- il nerd è diventato fico, cool, trendy… insomma “popolare”.

https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Paley_Center_for_Media_-_Big_Bang_Theory_-_The_Cruciferous_Vegetable_Amplification_(6926336418).jpg?uselang=it

In tutto questo tripudio di popolarità, è stata accantonata la domanda iniziale relativa al nome: cosa smanetta lo smanettone?

I più gentili, faranno riferimento alla tastiera, i circuiti, le schede madri ecc ecc… i più pragmatici vi guarderanno fisso e vi chiederanno a loro volta: “secondo te hanno una ragazza?”. Questa controdomanda da per scontato una cosa: gli smanettoni sono generalmente maschi.

Questi maschi, che si rifugia(va)no nella tecnologia in realtà hanno una serie di competenze che oggi salverebbero molte delle complicazioni che sono sopravvenute nelle nostre vite. Per avere un’idea della storia degli smanettoni nei loro ambiti, potete leggervi il bellissimo

Hacking e mediattivismo http://www.autistici.org/it/who/book.html

+Kaos 10 anni di hacking e mediattivismo (in basso alla pagina trovate i link all’ebook gratuito). Si può notare già una differenza: da smanettare si pass al termine hacking: se il termine vuol dire qualcosa di simile a “intaccare”, la stessa wiki ci dice

il suo obiettivo è solitamente quello di acquisire un’approfondita conoscenza del sistema su cui interviene, per poi essere in grado di accedervi o adattarlo alle proprie esigenze

quindi l’hacker (cioè quello che fa hacking) è più in genere chiunque si faccia quella domanda in più che lo porta ad aprire la scatola del computer, il frigo, l’auto e vedere cosa c’è dentro.

Ok… lo smanettone oggi è figo, ma se è l’Hacker… chi o cosa è ‘sto Hacks?

Nella traduzione dall’inglese, hack significa letteralmente “scribacchino, scrittore scadente” e direi che oggi l’immaginario di giornalista — soprattutto se lo vediamo dai contributi nei social — è molto vicino ai termini usati sopra.

Si potrebbe dire, quindi, che la categoria dei giornalisti ha fatto il percorso inverso degli smanettoni: se questi da sfigati nerd sono diventati hacker (termine che ha ormai un fascino ambiguo e “ribelle”), i giornalisti sono passati da “cani da guardia della libertà d’informazione” a “venduti”, “servi” e — se va meglio — poveracci a 5€ al pezzo.

Con H/H mettiamo assieme giornalisti e informatici non per fare media ma per metterli alla potenza. Infatti, nel sito di H/H trovate la seguente frase:

per hacker che esplorano le tecnologie per filtrare, visualizzare e distribuire le informazioni, e per hack che utilizzano la tecnologia per trovare e raccontare storie.

Quindi a Venezia ci troviamo e ci divertiamo

Abbiamo capito che mettiamo assieme programmatori e persone che usano codice, dati e programmi per fare cose e giornalisti che le sanno raccontare e posizionare in un contesto informativo.

Il Bene Nazionale mi ha già aiutato altre volte

e se può essere vero che i fatti non accadono mai, si può anche dire che i fatti se non sono detti non sono.

I fatti, quindi diventano solo nel momento in cui un insieme di competenze riesce a collaborare e condividere gli strumenti per sbrogliare le complessità odierne.

Ma non di sole idee

Noi — e mi riferisco a me e a Enrico Costa — siamo anche convinti che l’informazione necessita anche di una revisione dei modelli di collaborazione e che le competenze non debbano nascere dal gratis. Riteniamo che ci possano essere modi di collaborare anche tra soggetti che fanno impresa con i dati, con l’informazione e con la tecnologia.

Per questo io porto in dote quanto stiamo facendo con opensensorsdata assieme a Duccio che porta l’enorme competenza statistica e visuale di Quantitas, oltre ad altri amici che ci sono stati vicini in altre zingarate (penso per primo a Oreste e la Eraclit con il progetto Acqualta)

Oltre a questo, martedì 28 ci saranno anche amici della sezione di H/H di Bologna che ci racconteranno le loro avventure e con cui avvieremo da subito una collaborazione.

Insomma… tanta roba e soprattutto: alla Plip si mangia bene con poco!

La Centrale Plip è già sede della prestigiosissima redazione de Lo Schitto http://www.melochiede.it/