Andrea Gatti
Sep 22 · 2 min read

un abbraccio

Appartengo alla generazione che è nata qualche anno prima dell’avvento e della diffusione delle tecnologie di massa, il telefono fisso in tutte le case, la televisione a colori, il computer, il telefonino, lo smartphone.

La tecnologia mi ha sempre affascinato, fin da piccolo.

Quando non avevo niente, qualche giocattolo, pochi soldatini (disarmati) allenavo la fantasia ad immaginare, inventare le tecnologie che sarebbero venute dopo, quelle che avrebbereo stravolto nel bene e nel male le nostre esistenze.

Non avevo doti profetiche, ovviamente, ma le letture che facevo allora, fantastiche e fantascentifiche, non facevano altro che amplificare la mia immaginazione, il mio costruire nella mente oggetti piccoli, che racchiudevano funzionalità incredibili, stumenti mai visti prima, che permettevano alle persone di fare cose innimaginabili.

Il tempo è passato e, rapidamente, questi oggetti immaginati sono diventati realtà.

Adesso teniamo tra le mani il concentrato tecnologico di quelle fantasie, lo teniamo stretto come se fosse un’appendice irrinunciabile del nostro corpo, lo chiamiamo smarphone perché, apparentemente, facilita la nostra capacità di comunicare con persone molto distanti da noi, sempre più distanti da noi.

Ormai la distanza non sembra essere più un limite e la misura della stessa diventa così grande da risultare direttamente proporzionale alla nostra incapacità di incontrare le persone, in un contatto fisico e non virtuale, in un contatto, in cui tutto il nostro essere è coinvolto, con le nostre timidezze, le nostre paure, le nostre maschere, le nostre fragilità, i nostri slanci di affetto, amicizia, amore.

Un contatto in cui i pensieri, le parole diventano voce che avvolge, che accompagna, che accarezza per trasformarsi in ascolto, comprensione, attenzione.

Manca un abbraccio, insomma, manca la voglia di mescolare la propria esistenza, per vincere le nostre paure e scoprire insieme agli altri, quelli che vivono con noi, su questo piccolo pianeta, che la vita può essere una cosa meravigliosa se impariamo a buttarci, tenendoci per mano, sapendo che il salto diventa solo una questione di fiducia.

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Parole di Terra

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