Un mondo di pessimi scrittori e di pessimi lettori è un mondo di pessimi cittadini
Come la cattiva letteratura influenza la società

È innegabile: tra le montagne di libri pubblicati, una grande parte è composta da pessimi romanzi (mi limito alla narrativa, della saggistica non so). Il che potrebbe anche essere ininfluente, se non fosse che questi pessimi romanzi raggiungono le vette delle classifiche grazie ai pessimi lettori, ovvero a coloro che affrontano i libri senza alcuno spirito critico.
E non sembri un discorso snobistico: pessimi scrittori e pessimi lettori creano — a mio parere — un mondo di pessimi cittadini. Persone che si fermano all’apparenza, che giudicano in base al mi piace-non mi piace, che non approfondiscono nulla.
Senza scomodare Umberto Eco che parlava di cultura alta e bassa, qui siamo veramente al livello zero. La cosiddetta cultura “bassa” può avere una sua dignità, quando si tratta di prodotti di largo consumo, senza troppe pretese ma chiaramente identificabili come tali.
Restando in campo letterario, il problema arriva quando i romanzi di livello zero hanno successo, raccontando un mondo in bianco e nero, senza sfumature, fatto di stereotipi, di luoghi comuni, di pregiudizi. Un mondo “facile”, in cui non c’è bisogno di pensare, di riflettere, di studiare, di fare (un po’) di fatica. Ecco perché — a mio parere — la cattiva letteratura diventa cattiva maestra, così come la cattiva televisione (che essendo molto più seguita, fa molti più danni) e finanche la cattiva pittura o la cattiva fotografia. Quanti sedicenti pittori e fotografi (talvolta si autodefiniscono pomposamente artisti — addirittura) organizzano mostre e tolgono spazio e attenzione agli artisti veri e seri?
Umiltà, studio e impegno sono gli ingredienti base per qualunque aspirante artista, sia esso scrittore o pittore o fotografo. Chi, invece, come me non è un artista, ma un fruitore dell’arte, e legge e visita mostre, ha solo un modo per non farsi risucchiare dalla mediocrità: armarsi di spirito critico, informarsi e riflettere. Magari confrontandosi con chi ne sa di più. Attraverso l’arte si può diventare più consapevoli. Migliori. Anche come cittadini.
E perdonatemi il predicozzo.
Su non-scrittori e non-lettori, interviene su Facebook la scrittrice bolognese Grazia Verasani. Il post si può leggere qui

